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Solve et Coagula - Pagina 76





Capitolo 6 - parte 12


Luisa dopo pranzo si distese sul letto. Sarebbe scivolata più che volentieri nel sonno, ma dormire nei pomeriggi non era mai stato il suo forte, non importava quanto fosse esausta.
Se almeno fosse riuscita a liberarsi della tensione che la attanagliava, ma la giudicava una possibilità ancora più remota del riuscire ad addormentarsi, mentre tendeva l’orecchio a ogni possibile rumore, in attesa di cogliere quello dei passi di Alessandra. Eppure una parte di lei sapeva, o immaginava di sapere, che Alessandra non si sarebbe fatta viva e che sarebbe toccato a lei prima o poi alzarsi dal letto e bussare alla sua porta. Quello che sarebbe successo dopo, però, non riusciva a immaginarlo.
Lo squillo improvviso del telefono di casa, la fece sobbalzare.
Giulia?, si chiese mentre si affrettava a raggiungere il soggiorno.
Ma si trattava di suo padre, che la invitava a pranzo da lui per l'indomani.
Luisa in quel momento non era per niente sicura che fosse quella la cosa che avrebbe voluto fare il giorno dopo, ma per quanto cercasse dentro di sé, non riusciva a trovare nessun motivo valido per opporre un rifiuto. Inoltre si era proposta di rimediare al più presto al loro mancato incontro di quella mattina.
“Va bene, verrò”.
“Ok, allora ti aspetto domani”.
Non c’era molto altro da aggiungere, dal momento che si sarebbero visti meno di ventiquattrore dopo, e si salutarono.
L'immagine di suo padre non la lasciò però altrettanto in fretta, e la mente di Luisa tornò spontaneamente indietro nel tempo. Ripensò, con un sorriso, al modo in cui lui l'aveva fatta in barba a tutti, operatori dei servizi sociali compresi, indossando per anni i panni del perfetto padre di famiglia. Come un vero Clark Kent. Cioè, non che non fosse stato veramente un buon padre di famiglia, ma aveva coltivato allo stesso tempo qualcosa che poteva definirsi una seconda vita. O, meglio ancora, una doppia personalità.
Per quello la stanza di Luisa si era trasformata con il tempo, a cominciare dal momento in cui aveva cominciato a vivere da sola – lei era stata l'ultima a lasciare l’appartamento, dopo che l'avevano già fatto, in tempi diversi, sua madre e suo fratello – in un bazar che raccoglieva vecchi fumetti, libri di fantascienza e file dopo file di dischi in vinile e di compact disc.
Mentre in precedenza suo padre aveva mantenuto per lungo tempo una "stanza segreta" dove tenere tutte quelle cose, in un appartamento di cui condivideva le spese di affitto e manutenzione con dei vecchi amici. E aveva fatto tutto così bene, con una tale accortezza, da riuscire a non far comparire il suo nome in un solo pezzo di carta che avesse un pur minimo valore legale. Difficile pensare che altrimenti l’avrebbe spuntata con l'affidamento dei figli, se la cosa fosse venuta allo scoperto.
Il giorno in cui poi lui si decise a rivelarle, finalmente, l’esistenza della stanza segreta, Luisa era diventata maggiorenne da poco. Le disse che aveva una sorpresa per lei, aggiungendo, ma solo per porre un freno alla sua curiosità: “Ti sono sempre piaciute le sorprese, no?”. Lei aveva annuito, e lo aveva seguito senza fare altre domande.


Commenti

  1. Sempre un infinito piacere il leggerti e una delusione vedere la parola fine ad ogni tua storia che in realtà una fine non la possiede mai..
    Un abbraccio serale!

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    1. E per forza Cara Nella... mica son racconti autoconclusivi! La storia continua, continua, continua...
      Grazie mille come sempre per le belle parole. Un abbraccio a te :)

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  2. Amo sia le stanze segrete che i passaggi segreti.
    Toh, con i commenti alla tua blog novel ho avuto accesso all'Olimpo dei magnifici 7.! :-)

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    1. Tra l'altro è ispirata a una stanza realmente esistita, di un mio vecchio amico.

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