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Solve et Coagula - Pagina 170




Parte II - Capitolo 3 /11


«E non dirmi, come al solito, che lo sapevi perché te l’ho detto io mentre ero sul letto di ospedale. Non sapevo ancora nulla di quello che avrei fatto una volta uscito da quella stanza» aggiunse prima ancora che lei avesse il tempo di rispondere.
La ragazza sorrise, all’apparenza senza nessun imbarazzo. «Saprai tutto molto presto, credimi».
«Lo spero proprio. Perché cominciò a essere davvero stanco di tutti i tuoi misteri».
«Cominciamo subito, allora, visto che non abbiamo ancora molto tempo a disposizione per parlare. Molto presto, al momento dovuto, dovremo anche agire».
Al che, a sentire quelle parole, Massimo non poté suo malgrado non allarmarsi. Tutto quello che sperava, per quella sera, era che loro due, dopo aver contemplato, da quello che a sentir Paula era un luogo privilegiato di osservazione, l’innalzarsi dell'onda di marea nella baia di Saint-Michel e l’accendersi di luci dell’abbazia, avrebbero approfittato delle temperature più alte della media per addormentarsi insieme sotto il cielo stellato, dopo essersi saziati nel loro ultimo abbraccio per quell'estate...
«Se pensi, per esempio, che questa ondata di caldo anomalo sia una coincidenza… bene, ti sbagli di grosso» si intromise nei suoi pensieri la ragazza, dissolvendo di colpo tutta la loro aura beatifica. «Ci sono delle forze che si sono messe in moto da un po’ di tempo, e anche noi due siamo stati chiamati a fare la nostra parte».
«Senza però che io stato prima interpellato» obiettò lui, sempre più disorientato.
Paula annuì e sorrise di nuovo. «Non era possibile agire in altro modo. Del resto il tuo coinvolgimento ha avuto inizio da molto prima di quel che pensi. Non è stato per nulla facile individuarti dopo così tanto tempo, ma una volta fatto… diciamo che poi ti sei lasciato condurre per mano abbastanza docilmente. Grazie soprattutto alla tua passione per la fantascienza e per la musica su cui far leva... un paio di cosette in particolare...».
Si interruppe e lo guardò, come a sollecitarlo a terminare la frase.
Lui l’accontentò senza esitazioni. «Il racconto di Bradbury e il brano di Eno, immagino».
«Esatto. Ma non sarebbe ancora bastato, senza l’ausilio di certi elementi della tua personalità adatti allo scopo. Il tuo fatalismo innato, anzitutto, che ti ha fatto subito interpretare come un segno del destino quel riferimento all’Autunno del 1960 nel titolo del brano di Eno. Ti bastò vedere la tua stagione e il tuo anno di nascita accostati alla parola Dunwich Beach perché subito ti si insinuasse dentro una vera ossessione per quel posto. Non avresti rinunciato ad andarci per tutto l’oro del mondo».
Massimo rifletté in silenzio per alcuni istanti, colpito da molte cose ma in particolare da qualcosa che sembrava sottostare a tutti quei discorsi dall’aria nell'insieme alquanto strampalata. «C'è qualcosa che proprio non capisco» disse alla fine. «Parli di me come se mi conoscessi da molto tempo e sapessi tutto sui miei gusti, ma a me non risulta che ci siamo mai incontrati prima di adesso».
Paula annuì. Ma anziché dargli spiegazioni gli fece una domanda all'apparenza fuori tema. «Tornando al discorso di prima, sulla scorsa notte... sei poi riuscito a ricordarti qualcosa di quel che avresti sognato?».
Lui scosse la testa. «Nulla di più di quelle vaghe sensazioni a cui ti ho accennato».
La ragazza annuì di nuovo, con più forza stavolta. «Ecco! E' tutto qui il nodo della questione… il tuo vero punto debole: la memoria».
Al che Massimo non poté trattenersi dal manifestare tutto il suo disaccordo. «Puoi criticare tutto di me, ma questo aspetto proprio no. Ho incorporata una vera banca dati io, un po' come tutti i collezionisti del resto».
«Non lo metto in dubbio» replicò tranquilla lei. «Ma io sto parlando di un altro tipo di memoria. Molto più a lungo termine, diciamo».
«Se è per questo ricordo anche molti episodi della mia infanzia».
«Non dubito neanche di questo. Ma ancora non basta».
Stavolta però lui, a quelle parole, cambiò atteggiamento e la squadrò con sospetto e malcelata ostilità. «Sappi» l'ammonì, «che se hai intenzione di metterti a disquisire di vite passate e cose del genere, allora cambio subito canale». Che non era altro che un modo alternativo di dire che se ne sarebbe andato e l'avrebbe lasciata lì da sola.
Ma lei ne sembrò tutt'altro che turbata. «E' esattamente quello che mi aspetto che tu faccia stasera… cambiare canale. Proprio come hai fatto la scorsa notte» aggiunse con tono casuale.
Massimo assunse così un’aria ancora più circospetta. «E in che modo avrei cambiato canale? Se mi è lecito saperlo…».
«Facendo l’amore con me».
«Ti sbagli di grosso. Noi due stanotte non abbiamo fatto sesso di nessun tipo. Ero talmente stanco che appena entrato nel letto sono crollato come un sacco di patate».
«Questo è quello che credi tu» ribatté decisa la ragazza. «In realtà, per un breve momento, e non per la prima volta da quando siamo insieme, ti sei sintonizzato su un diverso canale di trasmissione. Ti basterebbe farlo di nuovo per ricordarti di tutto quel che è successo all'interno di quel momento».
Ma a quel punto Paula smise anche di parlare, con la precisa intenzione di lasciare a Massimo tutto il tempo che gli serviva per riflettere e cercare di dare un senso alle sue parole.

Commenti

  1. Certo che se Massimo non si ricorda di aver fatto l'amore con lei è un po' grave, ma sarà vero?
    Il mistero continua...

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    1. Garantisco io per lui, Giulia... non ricorda. E il mistero continua ;-)
      Grazie e a presto!

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  2. Ok, mi sono persa 😊😊😊 rieggerò con calma le ultimd puntate

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    1. Non c'è problema, Patricia. Le puntate di lì non si muovono ;-)

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  3. Memoria collettiva, memoria ancestrale?

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    1. No, Marco, niente del genere. Qualcosa di più... diciamo pluridimensionale. Vedrai ;-)

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  4. Un'esperienza di viaggio astrale che lui non vuole accettare, o non riesce a farlo.

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    1. Qualcosa di vicino, Clementina, anche se personalmente amo poco i termini di derivazione occultistica.

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  5. La cosa positiva è che Paula comincia a sganciare qualche informazione in più rispetto al passato. Non che questo illumini di piena luce la scena, peraltro... Azzardo un'ipotesi di dimensioni parallele.

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    1. Che ne dici se facciamo invece "stati alterati di coscienza"? ;-D

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    2. O entrambi! Dimensioni parallele con stati alterati di coscienza in tutte quante... :)

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    3. Con super-stringhe all'amatriciana... ;-)

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