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Meriem, la prima tarzanide (1915-1920)




Se mi si chiedesse di scegliere da quale "categoria" di donne vorrei vivere circondato in un ipotetico Paradiso che contemplasse una simile possibilità, la mia scelta cadrebbe senza dubbio sulle tarzanidi. Per questo meditavo da tempo di redigere altri post in tema, dopo quello di un po' di tempo fa su Luana, tarzanide nata nel 1968 per il grande schermo e successivamente approdata ad altri medium di massa: alla pagina scritta, attraverso la novelization di Alan Dean Foster; all'illustrazione, grazie ai pennelli di Frank Frazetta; al fumetto, con le matite e le chine di Russ Manning prima e di Esteban Maroto poi. Casomai vi foste persi tutto ciò, questo è il link di recupero: Luana, la figlia della foresta vergine.

Con il presente post intendo proseguire la rassegna sulle tarzanidi cinematografiche iniziata allora, ma procedendo stavolta in ordine cronologico, cioè dalla prima di loro, Meriem, la cui origine è però letteraria. La prima tarzanide nasce infatti nelle pagine del quarto romanzo di Tarzan, The Son of Tarzan, apparso a puntate su All-Story Weekly tra il dicembre 1914 e il gennaio 1915 e poi raccolto e pubblicato in volume nel 1917, posteriore quindi soltanto di tre anni o poco al capostipite Tarzan of the Apes, pubblicato la prima volta su All-Story Magazine nell'ottobre 1912 e riproposto in forma di libro nel 1914. Aggiungo per dovere di cronaca, ma spero che non sia una novità per nessuno, che l'autore dei due romanzi, come di tutti gli altri del ciclo di Tarzan, è lo scrittore pulp Edgar Rice Burroughs (1875-1950). Mentre è senz'altro degna di nota la particolarità di The Son of Tarzan di essere il primo e unico romanzo del ciclo in cui ohn Clayton conte di Greystoke, alias Tarzan delle scimmie, abdica per la prima e unica volta al ruolo di protagonista assoluto in favore del figlio Jack.


Dalle nostre parti, Il figlio di tarzan approda nella sua prima traduzione italiana a cavallo tra gli anni venti e gli anni trenta del Novecento (al momento dispongo solo dei dati della seconda edizione, del 1934). A proporlo è la benemerita casa editrice Bemporad di Firenze, fondata nel 1889 da Roberto Bemporad in società con il figlio Enrico e da quest'ultimo diretta dal 1990 fino al 1934, anno in cui una campagna di stampa diffamatoria lo costrinse a farsi da parte. Gli veniva anche mossa, accanto all'accusa di essere un ebreo esoso, quella conseguente di essere responsabile del suicidio di Emilio Salgari, scrittore di cui Bemporad pubblicava le opere. Furono poi le leggi razziali a fare il resto e a costringere, nel 1938, la casa editrice al cambio di nome in Marzocco.
Nel dopoguerra, e dopo che Enrico Bemporad era morto nel 1944, la casa editrice mutò di proprietà, con il passaggio nelle mani di Renato Giunti, e nuovamente di nome, che cambiò in Bemporad Marzocco. Ed è ancora sotto la sigla Giunti - Bemporad Marzocco che nel giugno 1971 esce, all'interno dell'ambizioso progetto di un'integrale in formato pocket delle opere di Edgar Rice Burroughs, Il figlio di Tarzan. Come in tutti gli altri volumi della collana "Le avventure di Tarzan", anche sulla sua copertina, riprodotta a lato, fa bella mostra di sé un dettaglio di una tavola domenicale di Burne Hogarth, storico disegnatore dei fumetti del re della giungla.

Il romanzo, come detto più sopra, narra delle avventure del giovane Jack Greystoke, che in seguito a una serie di eventi che è superfluo riassumere qui, si ritrova come il padre a vivere da selvaggio nel cuore dell’Africa nera, in compagnia della Grande Scimmia Akut. Il suo nuovo nome - il suo nome da tarzanide, si potrebbe dire - è Korak, che, nel linguaggio delle Grandi Scimmie significa “uccisore”.
Gli eventi si susseguono poi a ritmo serrato, come si conviene a un libro di avventure, finché Jack-Korak nel Capitolo 9 del libro, intitolato Una bambina, si trova a sottrarre la piccola Meriem (Miriam nella traduzione italiana) dalle grinfie di un padre padrone - uno sceicco arabo, avido e crudele come può esserlo uno sceicco arabo in un romanzo popolare di quel periodo - e a condurla a vivere con sé nella foresta: nasce così la prima emula di Tarzan al femminile della storia della letteratura e, come vedremo, del cinema.

Aggiungo qui, en passant, una nota. La prima "figlia della giungla" sarebbe in realtà Rima, protagonista del romanzo Green Mansions di William Henry Hudson, che è del 1904. Non so però quanto sia fondato parlare di "tarzanide" prima della comparsa dello stesso Tarzan. C'è inoltre da dire che neanche l'abbigliamento della protagonista è quello tipico delle tarzanidi, succinto e rozzamente ricavato da pelli animali o altro a portata di mano nella foresta. E in più l'adattamento cinematografico di Green Mansions arriva solo nel 1959, cioè quasi quattro decenni dopo la versione per lo schermo di The Son of Tarzan.


Audrey Hepburn (Rima) e Anthony Perkins (Abel) in Verdi dimore (1959).

Una forte analogia tra le due opere è comunque rappresentata dai connotati rosa che assumono entrambi i romanzi a cominciare dal momento in cui avviene l'incontro tra l'eroe protagonista e le rispettive eroine. Quel che è certo è che nessun altro romanzo del ciclo di Tarzan ha un orientamento romance paragonabile a quello di The Son of Tarzan. La parte che segue è il momento della prima apparizione di Meriem, ripresa dalla pagina 100 della succitata edizione italiana del 1971. Korak l'uccisore si è appena avvicinato, con intenzioni omicide, a quello che lui crede essere un accampamento indigeno, ed è sul punto di scagliare la sua lancia contro il primo essere umano che intravede oltre la palizzata, quando all'improvviso si arresta e sente svanire la sua sete di sangue.
Abbassò cautamente la lancia per evitare di far rumore sfogliando il fogliame; poi, sempre in silenzio, si sdraiò comodamente su un grosso ramo e restò immobile, gli occhi spalancati, a guardare incantato la creatura che stava per uccidere: era una bambina, una graziosa bambina, bruna come una noce. Il suo ghigno selvaggio era scomparso, sostituito da un'espressione attenta, intensissima. Cercava di capire che cosa stesse facendo la piccola: a un tratto un largo sorriso rischiarò i suoi tratti, poiché un movimento della bambina aveva scoperto Gika, con la sua testa d'avorio e il suo corpo di pelle di topo; Gika con le membra di legno e l'aspetto miserevole. La bimba se la strinse al petto e si mise a cullare la bambola cantando una lamentosa ninna nanna araba. Un sorriso più dolce apparve negli occhi dell'uccisore. Per un'ora - un'ora che passò così rapidamente, per lui - Korak la guardò giocare. Non era ancora riuscito a vederla in faccia: scorgeva solo una massa di capelli neri ondulati, una piccola spalla abbronzata che appariva attraverso uno strappo del vestito, e la curva di un ginocchio che lei scopriva incrociando le gambe. Un movimento della testa, col quale sottolineava un consiglio materno all'impassibile Gika, rivelava di quando in quando una guancia rotonda o un delicato, piccolo mento. Ora minacciava Gika con un dito, con un gesto severo; ora, di nuovo, si stringeva al cuore il solo oggetto sul quale potesse riversare la ricchezza infinita del suo affetto.

Aggiungo soltanto, sempre en passant, che l'intensità e l'accuratezza di questa descrizione mi fanno pensare che Burroughs possa in realtà star facendo qui dell'autobiografia, che possa cioè star rievocando immagini e sensazioni da lui realmente vissute in un momento o l'altro della sua infanzia o prima adolescenza.


Ma veniamo adesso al film del 1920, che traspone, si può dire in modo pedissequo, il romanzo. La scena appena descritta si colloca nel terzo dei quindici episodi che compongono i 253 minuti di durata complessiva del serial cinematografico The Son of Tarzan. Diretto da Harry Revier (pare a quattro mani con Arthur J. Flaven), l'adattamento presenta nel ruolo di Meriem bambina la veterana Mae Giraci (1910-2006), e in quello di Meriem giovane donna la debuttante Manilla Martan (Nita Martan, 1898-1986).
Da notare che il titolo dell'episodio in questione, The Girl of the Jungle, racchiude già in sé le parole "girl" e "jungle" che, accostate tra loro, vanno a formare "jungle girl", ossia l'equivalente al femminile nel mondo anglosassone del termine "tarzanide", parola francese unisex coniata dal critico letterario Francis Lacassin. Più raro l'utilizzo di "jungle woman", e rarissime, a quel che mi risulta, le declinazioni al maschile "jungle man" e "jungle boy".


1 - continua

Commenti

  1. Bellissimo post, sto seguendo l'iniziativa di Lucius sulle "Jungle Girl" che sono un argomento di mio interesse, quindi ho davvero apprezzato questo tuo post complimenti come sempre ;-) Cheers

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    1. Capita ogni tanto che io e Lucius facciamo gioco di sponda con i nostri articoli nei rispettivi blog. Grazie mille dell'apprezzamento e dei complimenti, Cassidy. A presto ;-)

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  2. Accidenti che curiosità letteraria e cinematografica! In una botta sola ho scoperto che Tarzan ha avuto un figlio che ha seguito le sue orme, che Audrey Hepburn ha recitato un ruolo simil-Jane (anche se non c'entra in modo diretto con Tarzan) e che esiste quindi un romanzo antecedente quantunque abbia similitudini tarzaniane molto vaghe e solo al femminile.

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    1. Antecedente a Tarzan è pure il jungle-boy Mowgli de "Il libro della giungla" di Kipling, anche se Burroughs ha negato ogni influenza...
      Non so se riuscirò a procurarti altrettante sorprese anche con i prossimi post, Ariano, ma quello delle tarzanidi è un mondo affascinante da esplorare, con la sua miscela di avventura ed erotismo, e spero di mantenere comunque alto il tuo interesse ;-)

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  3. Con il caldo d'agosto avevo un attimo accantonato il ciclo di film "Jungle Girl" per riprenderlo a settembre, ma ora che torni ad infiammarmi devo per forza sbrigarmi a recuperare il tempo perso ^_^
    Scherzi a parte, ignoravo che tre nomi molto noti dell'editoria italiana (Bemporad, Marzocco, Giunti) fossero alla fin fine un'unica realtà (travagliata).
    Molti affermano che il primato della "donna della foresta" vada attribuito a H. Rider Haggard per il suo "She": mi sembra il tema sia davvero lontano. Una cosa è una fanciulla che vive nella natura, un'altra una potente regina di una civiltà nascosta all'Occidente! Ecco perché risolvo la situazione partendo dal Novecento, così che il primato sia indiscutibilmente di Rima the Bird Girl.
    La trama di "Verdi dimore" ricorda molto quella che hai citato: anche qui c'è un burbero parente (nonno, non padre) che costringe la giovane a vivere lontana dalla civiltà finché non arriva il baldo giovane protagonista a rapirle il cuore: non escludo che il successo che pare abbia avuto il romanzo di W.H. Hudson poi Burroughs ne abbia tratto la propria versione.
    Comunque su bancarella in questi giorni ho trovato la prima edizione del romanzo "Verdi dimore" (stampata da Bompiani il 16 maggio 1945!) quindi dopo il terrificante film con la Hepburn - ti rimando al mio pezzo per la storia della fallimentare produzione - conto di saperne di più anche sul romanzo originale ;-)
    Ah, e ovviamente grazie alla tua ispirazione vado a studiare altre Jungle Girl ^_^

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    1. Ahahaha, mica sapevo nulla della tua recensione al vetriolo di "Verdi dimore". Grazie del link, mi sono proprio divertito :-D

      Sono d'accordo con te, Lucius. La donna eterna di Haggard ha ben poco, o meglio un bel nulla, della tarzanide o jungle-girl.
      E ritengo anch'io possibile un'ispirazione diretta del libro di Hudson su Burroughs per quel che riguarda la vicenda di Korak e Meriem, sebbene possa benissimo trattarsi di una somiglianza casuale. A dirla tutta, non so neppure se qualcuno si sia mai posto la questione.
      Grazie a te del commento!

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  4. Non sono fan di Tarzan ma ho apprezzato e letto con piacere.
    Soprattutto la parte relativa alla casa editrice italiana e la connessione con Salgari.
    Comunque, da te sempre ottimi articoli, ricchi e arricchenti.

    Moz-

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    1. Grazie delle belle parole, Miki :-)) Credo comunque che potrai facilmente trovare qualcosa di tuo gradimento anche nei prossimi post della serie. Fidati ;-)

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  5. Certo che tra i termini "tarzanide" e "jungle girl" c'è un abisso lessicale...Nel fotogramma Audrey Hepburn nel film Verdi dimore mi sembra giovanissima, e deliziosa come sempre. Grazie per questo post che, in qualche modo, rinnova i ricordi della mia infanzia, specie per quanto riguarda il riferimento a Salgari.

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    1. Il termine jungle girl è stato impiegato soprattutto in ambito fumettistico oltreoceano. Per quel che riguarda il romanzo di Hudson, Rima è definita bird-girl, ragazza-uccello. E neanche nei romanzi di Burroughs esiste il termine.
      Tarzanide è completamente europeo e non ho idea su un possibile impiego di "tarzanoid" in inglese, mi giungerebbe comunque nuovo. Più probabile che sia usato un semplice "tarzan-like".
      Grazie a te, Cristina, per il passaggio e il commento :-))

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    2. Devo subito correggermi. Ho appena scoperto che il libro di Edgar Rice Burroughs che io ho sempre conosciuto come The Land of Hidden Men, è stato anche pubblicato nel 1932, quando cioè l'autore era ancora in vita, con il titolo di Jungle Girl. Cercherò di approfondire.

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  6. Ma quindi com'era veramente andata la faccenda di Salgari? Perché mi ricordo che avevo letto le parole amare dello scrittore che si vedeva costretto a scrivere scrivere scrivere per far fronte agli impegni editoriali...

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    1. Bentornata Kukuviza! Non sono la persona più adatta a delucidarti al riguardo perché non mi sono mai interessato a Salgari. Quello che ho trovato scritto è che si è suicidato per problemi economici e secondo alcuni giornali dell'epoca è stato perché l'editore ebreo gli pagava troppo poco gli scritti. Al di là di questa accusa è comunque vero che in genere gli editori non sono di manica larga con gli autori che pubblicano e quindi più che probabile che ci siano stati scrittori che per sbarcare il lunario si sono dovuti massacrare di lavoro. Non è stato, per fortuna, il caso di Edgar Rice Burroughs, a cui il successo ha arriso fin dall'uscita del primo romanzo di Tarzan.

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  7. Cosa mi ero lasciata alle spalle con la pausa estiva... Non sono una appassionata di Tarzan, né di queste donne della jungla, ma il post è una vera chicca (as usual) . Passo in rassegna altri titoli e mi rifaccio viva. Ciao! :))

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    1. Bentornata sul mio blog, Clementina! Sono contento di sapere che riesco a intrattenerti ugualmente, anche con argomenti che non rientrano tra le tue passioni. Grazie e a presto :-))

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