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Leggere non è peccato, forse




Un post nato in modo del tutto imprevisto, questo, frutto di una somma di coincidenze. Primo, era da un po' che vedevo circolare sui blog amici un meme libresco dal titolo Leggere non è peccato, con cui, devo dirlo, non è stato amore a prima vista. Niente di strano, mi è successo molte altre volte di considerare un meme non proprio nelle mie corde, nonostante io di principio non abbia nulla contro simili iniziative.

Secondo, mi è capitato di dover riprendere ultimamente in mano, per il mio più recente post sulla Trilogia delle Madri, l'autobiografia di Dario Argento, Paura. Si tratta di un ottimo testo, pubblicato da Einaudi nel 2014, che mantiene in pieno la promessa della quarta di copertina (Un'autobiografia che si legge come un romanzo), la cui lettura penso possa essere utile, a dispetto del titolo, non soltanto agli appassionati di cinema horror e del regista in particolare, ma a varie categorie di persone. Per esempio, a chiunque sia interessato ad approfondire un pezzo di storia della società e del costume italico dagli anni '50 in poi, o agli appassionati di scrittura. Il giovane Argento puntava infatti in origine a diventare uno scrittore, e il libro contiene molte riflessioni e aneddoti interessanti in tema. E anche quando, a un certo punto, è stato per lui inevitabile accorgersi che era il cinema la sua più grande passione, le soluzioni che ha trovato, e mantenuto per anni, sono state di dedicarsi prima alla critica cinematografica per le colonne del quotidiano di sinistra Paese Sera e poi alla stesura di sceneggiature, così da poter continuare a scrivere.

Sono dodici i film in cui, tra il 1966 e il 1969, compare, affiancato a quello di uno o più altri sceneggiatori, la firma di un Dario Argento meno che trentenne, e si tratta di pellicole di ogni genere: western, polizieschi, commedie, film di guerra... Questo fino al giorno in cui decide di scrivere una sceneggiatura tutta di suo pugno, ispiratagli da un sogno avuto durante un viaggio con la sua prima moglie in Tunisia. La sua intenzione, all'inizio, è solo quella di proporre la sceneggiatura a una casa di produzione che si sarebbe poi occupata di procurarsi il regista e il resto della ciurma, ma succede qualcosa di imprevisto: ogni volta che qualcosa impedisce al progetto di decollare, lui ne gioisce segretamente. In altri termini, Argento era divenuto pian piano così geloso della sua creazione da star male al solo pensiero che fosse qualcuno diverso da lui a concretizzarla in immagini. Tutto si concluse con un lieto fine, poiché la sceneggiatura in questione altro non era che quella de L'uccello dalle piume di cristallo - il primo film diretto da Dario Argento, che uscì nelle sale italiane nel 1970 e ebbe un'accoglienza trionfale sopratutto negli Stati Uniti -, ma si trattò a tutti gli effetti della tappa finale di un cammino lungo e accidentato.

Venendo ora al tema principale del post, è quasi matematico che se ci piace scrivere ci piaccia anche leggere, soprattutto se si coltivano ambizioni letterarie. Dario Argento non fa eccezione a questa regola, e le pagine di Paura, come ho suggerito poc'anzi, lo dimostrano abbondantemente, infarcite come sono di riflessioni e aneddoti sulla lettura e sulla scrittura. E di questi aneddoti, un paio in particolare, legati all'infanzia e alla prima adolescenza del regista, possono essere facilmente collegati all'idea della lettura come "peccato" chiamata in causa dal meme.

Franz Ebyl, Lesendes Mädchen (1850)
Bisogna prima di tutto tornare con il pensiero all'epoca di cui racconta Argento, il decennio immediatamente successivo la seconda guerra mondiale, quando leggere "più del dovuto" poteva essere considerato un peccato con più facilità di quanto si immagini, perfino all'interno dell'istituzione scolastica. Istituzione che, va detto, il giovane Argento avversava con tutto se stesso, tanto che a un certo punto del libro fa menzione del periodo scolastico come del peggiore degli incubi. E devo dire che io stesso mi ci ritrovo molto in questa definizione, perché anche se conservo in me una gran quantità di ricordi positivi delle elementari e anche, in numero molto minore, delle medie inferiori, ho vissuto tutto il periodo del liceo come il peggiore degli incubi, e la tremenda fatica per cercare di portare a termine le superiori di cui racconta Argento nel suo libro è stata in tutto e per tutto la mia.

Ma in che senso, ci si può domandare, leggere poteva essere considerato un "peccato" negli anni e nel contesto sociale del secondo dopoguerra? Nel senso, per esempio, delle pagine 8 e 9 di Paura, in cui il regista descrive un episodio capitatogli in quinta elementare:
Ho sempre adorato le storie, e siccome nessuno me le raccontava ho iniziato presto a leggere.
Mi vergognavo molto di questa cosa: i miei compagni di classe non leggevano se non per obblighi scolastici, la lettura era considerata un passatempo femminile, o una cosa per presuntuosi. Per fortuna la nostra biblioteca era sterminata, pescavo un libro dopo l'altro e mi nascondevo in soffitta per degli interi pomeriggi. C'era di tutto: romanzi d'avventura, classici del teatro, letteratura russa... ogni tanto mio fratello minacciava di fare la spia con i nostri genitori.
Un giorno, facevo la quinta elementare nella scuola di via di Gesù e Maria, durante la lezione il maestro disse: "Se tu hai una mela e io ho una mela, e ce le scambiamo... Abbiamo una mela ciascuno. Ma se tu hai un'idea e io ho un'idea, e ce le scambiamo... Allora abbiamo entrambi due idee".
Io ad alta voce replicai, quasi istintivamente, che l'aveva già detto George Bernard Shaw. Lui si voltò esterrefatto: "Che ne sai tu di George Bernard Shaw?"
Mi lasciai andare, e ragionai un po' con il maestro di libri e scrittori, mentre il resto della classe era in perfetto silenzio. Mi ricordo questo silenzio totale, quasi spaventoso, nel quale si sentiva soltanto la mia voce. Non riuscivo a fermarmi, era come se dovessi confessare lì, davanti a tutti, il perché di ogni riga che avevo letto.
A un certo punto il maestro uscì dall'aula, e quando ritornò con sé aveva il preside. Era un uomo alto, minaccioso, di cui avevamo tutti paura, credo fosse un prete.
"Ma tu come fai a sapere queste cose?" tuonò.
"Le ho lette" risposi con un certo orgoglio.
"E dove le hai lette?"
"Nei libri, a casa..."
Insomma, alla fine il preside convocò mio padre e mia madre.
Per me fu un'umiliazione tremenda. Studiare l'avevo sempre considerata una cosa sciocca, inutile, ma la facevo perché non potevo evitarla. Adesso la scuola si complicava, e solo perché mi ero lasciato sfuggire qualche parola di troppo. Improvvisamente i miei compagni mi consideravano una specie di alieno, e anche a casa presero a trattarmi in modo diverso. Pure i miei genitori erano sorpresi e anche un po' inquietati da questa scoperta.

In queste righe c'è un po' tutto l'inventario del peccato: fare le cose di nascosto, vergognarsene, il rischio di essere scoperti, la confessione, il sentirsi umiliati. E tutto per il fatto di leggere più del dovuto, cioè più di quanto richiesto dagli obblighi scolastici!

La lettura come "cosa da donne" mi evoca poi un mare di suggestioni. Leggere, suonare il piano, dipingere acquerelli... per alcune generazioni erano state tipiche occupazioni femminili, a cui era chiamata a dedicarsi la donna il cui status sociale si collocasse da una parte o dall'altra, purché in prossimità, della linea molto sfumata che separava l'aristocrazia agli sgoccioli dall'alta borghesia. Era forse questa ombra ad allungarsi ancora sul giovane Dario e a fargli ritenere che la lettura fosse un'occupazione femminile? Lo ritengo probabile.
C'erano inoltre le suggestioni omeriche. Odisseo viaggiava, combatteva, esplorava l'ignoto, mentre Penelope, nel chiuso del focolare domestico, lo aspettava e tesseva la sua tela. In modo simile, mentre il moderno Odisseo combatteva la sua moderna guerra di Troia, la moderna Penelope lo aveva atteso immersa nelle pagine di un libro. Forse, dopo una guerra lunga cinque anni, era inevitabile che su tutto il decennio successivo - il tempo del ritorno - si allungasse un'ombra omerica di questo tipo.

Un po' più avanti, a pagina 26 del libro, Dario Argento racconta un altro aneddoto che possiamo assimilare al peccato di leggere, e che è forse più vicino all'esperienza di chi, come la maggioranza di noi, ha dovuto confrontarsi con l'istituzione scolastica in periodi più recenti. L'esperienza che segue appartiene agli anni in cui il regista frequentava le medie inferiori:
...ero bravo a scrivere, le storie mi venivano facili. Passavo pomeriggi interi a imbastire inizi di racconti, brevi trame, poesie, insomma un turbinio di idee. Quando acquistai un po' di coraggio cominciai a recensire i primi film, se così si può dire: stavo davanti alla macchina per scrivere e battendo sui tasti li raccontavo, li commentavo - prima di tutto a me stesso. Pubblicavo questi pezzi sul giornalino della scuola, e su alcune riviste specializzate autoprodotte che trovavo nei cineclub. Era l'epoca delle fanzine, e io ero molto fiero di questa cosa. Guardare film, scrivere e leggere: non avrei fatto altro.
L'insegnante di italiano una volta mi disse: "Perché non hai letto le pagine di Manzoni che ti ho assegnato?"
Io sollevai le spalle e risposi serafico: "Perché dovevo leggere Dos Passos".
Tornai a casa con una bella nota: quella strega mi aveva sospeso per un paio di giorni, e avevo il riassunto di non so più quanti capitoli dei Promessi sposi da presentare in bella copia per quando sarei stato riammesso in classe.

A questo punto Dario Argento aveva smesso di vergognarsi di leggere più del dovuto, andava anzi fiero di questa sua caratteristica, ma questo non lo metteva ancora al riparo dalla più "doverosa" di tutte le conseguenze del peccato: il castigo.

E saremmo così arrivati alla conclusione di questo post. Ma voglio regalarvi ancora, prima di chiudere, una terza chicca tratta da Paura, sempre collegata, ovviamente, ai nostri temi preferiti. Questo terzo, e ultimo, aneddoto ha come protagonista un Argento appena un po' più grandicello che lavora nella redazione di Paese Sera:
Un pomeriggio in redazione - nel frattempo ero diventato il vice del critico cinematografico - qualcuno venne da me e mi disse che la persona che si occupava di balletto era malata. "Vuoi occupartene tu questa settimana?" Accettai senza esitare, anche se di balletto non sapevo un bel niente.
Dunque quella settimana mi toccò sciropparmi una sfilza di balletti che mi sembravano uno uguale all'altro, sui quali poi avrei dovuto pure scrivere qualcosa di intelligente. Non prendevo appunto, però. Uscito da teatro me ne andavo dritto alla Biblioteca Nazionale, e leggevo tutte le recensioni famose che qualcun altro aveva già scritto su quello stesso balletto. Le rielaboravo camuffandole un po', e le adattavo a ciò che avevo effettivamente visto, fino a quando ottenevo un pezzo nuovo di zecca. Il caporedattore mi diceva "Bravissimo, bravissimo", e nessuno si accorgeva di quel trucchetto... E allora, da quel momento in poi, quando c'era qualcuno che stava in vacanza o era ammalato, io arrivavo e lo rimpiazzavo. Così cominciai a scrivere anche di teatro, di musica, di concerti, di melodramma, di opere liriche...

Mi domando quanti dei nostri odierni "giornalai" (e quanti dei blogger in circolazione) ricorrano, ahinoi, allo stesso sistema.


* * *


Nota finale: Che questo che avete appena letto sia un post anomalo, ho pochi dubbi. Non credo capiti spesso che si adotti un meme per trarne una serie di riflessioni, anziché svolgerlo e perpetuarlo. Ma forse mi sbaglio e magari è successo mille altre volte. 
E parlavo, all'inizio, di una somma di coincidenze alla sua origine. Le prime due le ho già nominate e sono l'aver visto circolare il meme e l'aver dovuto riprendere in mano l'autobiografia di Dario Argento. Adesso posso aggiungere la terza: questo post non sarebbe mai esistito se Marina Guarneri non mi avesse spronato a scriverlo durante il nostro breve colloquio nello spazio commenti del suo post di adesione al meme. Vi invito a cercare lì tutte le notizie relative all'origine e allo svolgimento dell'iniziativa, se siete interessati a partecipare.

Nota finalissima: Vi ricordo che alla cosiddetta trilogia degli animali di Dario Argento ha dedicato due post anche Nick Parisi nel suo blog Nocturnia. Ripropongo qui i link:

4 mosche di velluto grigio
Il gatto a nove code

L'immagine in alto sotto il titolo è: Jean-Jacques Henner, La liseuse (1880-90)

Commenti

  1. Effettivamente è fuor dell'ordinario il tuo modo di partecipare a questo meme. E' interessante come sempre però ciò che scrivi.

    ps bel tipetto Dario Argento :)) Dos Passos in cambio del Manzoni... ahhahahaah

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    1. Grazie Patricia! In effetti non partecipo al meme, ne sono solo stato ispirato.

      P.S. Confesso di non conoscere niente di Dos Passos, e di non essere quindi in grado di fare raffronti con l'Alessandro nazionale. In ogni caso, viva la disubbidienza civile ^_^

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    2. Nemmeno io lo conosco. Non so mica chi sia. Vado a cercare notizie
      Ciao

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    3. Dos Passos? Ahimè nemmeno io lo conosco. Ora però voglio saperne di più :)

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    4. Se poi non ti piace, qua non si accettano reclami ;-D

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    5. Vabbè dico la banalità dell'ora... come si fa a preferire/confrontare uno scrittore dell'Ottocento con uno moderno? Cioè, suppongo che per una serie di motivi sia naturale per un adolescente tendere a Dos Passos, ecco XD Durante gli anni del liceo lessi Arancia meccanica con un interesse ben differente rispetto al terrificante - allora - La luna e i falò :D
      P.S.: ho riscoperto Manzoni dopo i 20 anni :D

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  2. Grazie per avere raccolto il mio invito e per avermi citato tra le coincidenze che ti hanno spinto a scrivere questo post.
    Me lo sono gustato, anche perché conosci la mia passione (sebbene di gioventù) legata al grande Dario Argento e saperlo anche scrittore non mi sorprende, ma di certo mi incuriosisce.
    Tu guarda se l"esagerazione" nella lettura poteva essere vista come peccato proprio all'interno di un luogo, la scuola, deputato per eccellenza a promuoverlo in ogni sua forma! Sembra quasi assurdo!
    Che la lettura sia una cosa da donne, poi, nasconde tutta la tristezza di un modo ignorante di concepire questa attività come tante altre in campo artistico.
    Il castigo come conseguenza della mancanza dei riassunti dei "Promessi Sposi" le supera tutte. Lo dico sempre io che l'avversione per certi classici parte da un cattivo approccio trasmesso nelle scuole di vecchia concezione!

    Per quanto riguarda l'ultima furberia, non dubito che ci sia chi faccia questo quando scrive (soprattutto per il blog), almeno, come ricordava qualcuno, bisognerebbe avere l'accortezza di prendere spunti e non di copiare pedissequamente le cose scritte da altri! :)

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    1. Grazie a te Marina! Davvero, questo post non sarebbe probabilmente esistito senza il tuo sprone. Avevo in programma di scrivere invece la nuova pagina di Solve et Coagula, che slitta così al fine settimana.

      Sono d'accordo con il "qualcuno" che citi. Prendere spunti è lecito, copiare un po' meno.

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    2. E se si prende spunto dire da chi.
      Se poi capita come è successo a me oggi.. ops!

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    3. Ho visto... ma forse nel vostro caso si è trattato di una semplice coincidenza di intenti.

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    4. Assolutamente sì!
      Assolutissimamente sì! :)

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    5. Pat, mi viene da ridere perché ora l'ultima cosa che ho scritto qui sembra avere a che fare con la storia del tuo post! :D
      Ma spero che tu capisca che non c'entra nulla: abbiamo usato la stessa formula per dire cose simili e ho voluto segnalarlo per condividere con te il mio pensiero, mica per farti notare che ci avevo pensato prima io!
      Ma pensa che equivoco! Ahahah!
      Il brutto di non potersi parlare vis à vis! Capiresti subito che il problema non me lo sono nemmeno posto e mi dispiace che tu lo
      abbia pensato.
      Scusa, Ivano, se ho approfittato di questo spazio per un ulteriore chiarimento.
      Capito, Pat? ;-)
      ^_^

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    6. Capito però mi girano lo stesso perche cito sempre chi mi ispira....
      Parlarsi di persona e senz'altro diverso ma mi sa che abitiamo lontane 😊

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    7. No problem, Marina. Questo spazio è a completa disposizione per chiarimenti e altro... ovviamente entro i limiti tracciati dal tema o dal contenuto del post ^_^

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  3. Mah... io ho sempre letto moltissimo e ho sempre avuto l'appoggio dei miei insegnanti, perché comunque oltre ai compiti assegnati sceglievo a quali libri dedicarmi. In questi brani di D.A. leggo una dose di narcisismo che io non ho. XD
    Per la questione del rapporto lettura - donne: gli studi alti erano riservati agli uomini, come le avventure nel secolo (ovvero il mondo esterno), per cui la lettura era intesa come svago puro, senza alcuna velleità culturale. Credo che questo si sia poi trasformato in ciò che tu hai espresso nel post.
    Post che mi è piaciuto moltissimo, adoro le interpretazioni personalizzate dei meme *_*
    Ciao e buona serata ^_^

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    1. Anch'io ho sempre goduto sia dell'appoggio degli insegnanti che della famiglia, Glò, ma sono anche convinto che nel periodo di cui scrive Argento, il decennio 1946-1955, le cose stessero proprio come dice lui. E in ogni caso, il suo libro è davvero molto bello, ben scritto e pieno di rievocazioni affascinanti.
      Buona serata a te e grazie un milione per il gradimento del post *__*

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    2. Beh se un alunno non svolge i compiti assegnati, quale appoggio potrà avere dall'insegnante? :D Non possiamo discutere se sia meglio leggere X o Y, ma in un contesto scolastico ha senso leggere ciò che un insegnante stabilisce. Penso sia questione di rispetto verso se stessi, il docente e i compagni.
      Non ho simpatia per chi si lagna senza "metterci del suo" ma bypassando verso la via facile (faccio quel che voglio): sai quante discussioni fatte sulle letture scolastiche con la prof di italiano? :D Che ci proponeva un elenco immutato di titoli, sempre...
      Ovvero, rivoluzione e disobbedienza sì, ma usando la testa :D

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    3. Credo che la risposta che ho dato sotto a Cristina si presti piuttosto bene anche come risposta a questo tuo secondo intervento, Glò ;)

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    4. E infatti XD Sei stato un "Preferito" ma produttivo!!! ;)
      Nemmeno a dirlo, io son sempre stata una rompiscatole ^_^

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    5. Ognuno di noi dovrebbe scrivere un post sulle proprie "origini scolastiche". Se ne farebbero di scoperte ;D

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  4. Certo che la tipologia dell'allievo-Dario Argento è lo spauracchio di ogni insegnante poco preparato! Poi erano i docenti ad avere il coltello dalla parte del manico e a vendicarsi di conseguenza... Mi è venuto in mente, citando il coltello, che alcune idee come regista gli siano venute proprio ripensando alla sua frequentazione scolastica... ;-)

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    1. Io appartenevo alla stessa sua tipologia. Per fortuna ho trovato sul mio cammino insegnanti più disponibili. In quarta elementare ho cominciato a ignorare i titoli dei temi di classe che ci assegnava l'insegnante, che alla fine mi ha esentato dal prenderli in considerazione. Per me era sempre "tema libero". E' così che è nata un'intera serie di avventure con me come protagonista. Avevo uno zoo e organizzavo spedizioni in giro per i cinque continenti a catturare animali per popolarlo. E ogni volta l'insegnante mi faceva stare in piedi accanto alla cattedra a leggere il tema ad alta voce a tutta la classe. Sono rimasto in contatto con lei fino a una dozzina di anni fa, poi purtroppo ci siamo persi di vista. Ma fino all'ultimo, per oltre quarant'anni, non ho mai smesso di chiamarla "signora Luciana". Anche per questo ho amato le elementari :-)
      Interessante la tua teoria del coltello ^^

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  5. Il post è lungo, complesso e merita più di una riflessione.

    1) "un meme libresco dal titolo Leggere non è peccato, con cui, devo dirlo, non è stato amore a prima vista".
    Non me ne voglia chi l'ha lanciato (non so chi sia), ma quando l'ho letto l'ho trovato un po' sciocchino.
    2) In Paura di Dario Argento la cosa davvero paurosa è la sua foto in copertina.
    3) Leggere nel secondo dopoguerra un'attività femminile? Mi risulta fosse tutt'altra la concezione. In quel periodo la donna doveva occuparsi della casa e basta. Una donna che fosse stata trovata a leggere era perché non aveva niente da fare, quindi di certo era una scansafatiche o una perditempo. Per cui le donne dell'epoca si facevano come da sempre in quattro e appena terminavano leggevano di nascosto.

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    1. Bentornato Marco! Mi sono perso qualcosa io, o mancavi da un po' dall'ambiente..?
      Il meme non so bene come giudicarlo ma sembra che abbia comunque raccolto un ampio consenso. Posso solo dire che non era esattamente nelle mie corde.
      La "citazione" al punto due è invece quella di solito riferita a King. Però Stephen in genere, se non sbaglio, colpisce alle spalle e si riserva la quarta di copertina ;-)
      Riguardo al punto tre, tieni presente che qui si parla di famiglie, come quella in cui è cresciuto Argento, piuttosto altolocate e di una certa cultura, dove i lavori di casa sono in genere riservati a domestici e cameriere.

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    2. Eravate tutti chiusi per ferie e io ad agosto ho lavorato parecchio.

      1) Vabbé
      2) La citazione era di Luttazzi. I due se la giocano, ma per essere originale al 100% dico: dentro l'amardio vive il babau. Dentro l'armadio del babau vive Stephen King (questa ha ispirato il racconto che ti ho inviato).
      3) Capisco. Allora direi che non è però rappresentativa della società italiana dell'epoca.

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    3. 2) Un racconto che ho apprezzato molto per tema, costruzione narrativa e atmosfera.
      3) Rappresentativa forse di un residuo del passato (vedi nel post il discorso nobiltà agli sgoccioli/alta borghesia). Inoltre, in quel particolare decennio, il primo del dopoguerra, la forbice tra i due strati sociali (le stelle e le stalle) era assai più ampia rispetto a quella del decennio successivo, del boom economico (che è poi quello che in cui sono cresciuto io).

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  6. Non sono una fans di Dario Argento, pur avendo visto alcuni suoi film, ma ho trovato il post molto interessante, ricco di spunti e ben scritto, come sempre Ivano!
    Saluti.
    Marina

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    Risposte
    1. Wow! Grazie Marina. Ricevere di questi apprezzamenti è sempre un toccasana. Un saluto a te e a presto!

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  7. Non considero la lettura un peccato, mai considerata. si impara sempre qualcosa, come ho imparato a cogliere alcuni particolari di un personaggio (argento) che non mi è mai piaciuto (come regista)

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    1. L'importante è non sfociare nell'intolleranza religiosa e dare di peccatore a chi non legge ;D

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  8. Ciao Ivano, sei riuscito a incuriosirmi. Non sono un estimatore di Dario Argento, tuttavia quei brevi pezzi che hai citato nel tuo post sembrano molto interessanti. Credo che cercherò il libro. Tra l'altro non ci avevo mai riflettuto, ma anche'io vengo da un'epoca e un luogo in cui leggere era una cosa in un certo senso "mal vista". Che possa essere la causa del fatto che in Italia si legga poco? Be' per me non lo è stato, ma non siamo tutti uguali.

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    1. Ciao Salvatore, sono contento di vederti qui dopo esserci incrociati mille volte nello spazio commenti dei blog amici ^_^
      Sono anche contento di averti incuriosito. Il libro merita di essere letto per vari motivi. Uno di questi è la descrizione accurata di quel processo che permette di trasformare la propria passione in lavoro: un misto di talento, tenacia, ambizione, coraggio di osare e fortuna.
      E anche nella mia epoca, che forse è la stessa tua, non leggere era considerato un dato normale. Di tutto il mio gruppo di amici di allora (anni '60), io ero l'unico che oltre ai fumetti leggeva anche libri extra-scolastici.

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  9. Un modo originale di rispondere al meme, ma non meno efficace! E mi è venuta voglia di leggere il libro di Dario Argento. Le tue riflessioni sono molto belle, fantastica la scena del prof messo in crisi dallo studente lettore Dario Argento, sì leggere può far paura...a chi vuol detenere il potere in qualche modo.

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    1. E' un post che si è più o meno scritto da sé, per una serie di circostanze concomitanti, Giulia, e tra queste il meme.
      Grazie per il tuo apprezzamento, e sono contento anche di aver risvegliato dell'interesse intorno a un libro che merita una diffusione più ampia di quella del pubblico dei soli fan del regista.

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  10. Grazie, Ivano, ottimo articolo. Mi hai praticamente convinto a comprare il libro di Dario, che avevo snobbato per via dei suoi atteggiamenti e comportamenti, per me, assai fastidiosi in interviste televisive, incontri, ospitate ecc., insomma mi aveva irritato non poco, pur comprendendo il fatto che non possa essere sempre piacevole o ben disposto verso i suoi interlocutori. Certo, lui ci mette pure del suo, mi ricordo la trasmissione su RaiMovie, dove svogliatissimo, quasi scazzato, le sparava veramente grosse... Ma adesso il libro lo voglio proprio leggere. Thanks! E scusa se mi sono dilungato troppo. Ciao!!!

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    Risposte
    1. Ciao Belushi! Sono contento di averti incuriosito. Per un appassionato di cinema (ma anche di società e costume, e di lettura e scrittura) il libro di Argento è una vera chicca. Ci sono mille aneddoti interessanti.
      E non ti sei affatto dilungato troppo. Guardo pochissima televisione quindi non ho molto presente l'atteggiamento di Argento sul piccolo schermo. L'ho visto una volta dal vivo, alla prima a Firenze del film di Asia "Scarlet Diva", ma in quell'occasione ha detto appena due parole.

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