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I 50 libri che hanno cambiato il mondo e il meme dell'autobiobibliografia




Nel marzo 2015, a un anno esatto di distanza dall'italianissimo I cento libri che rendono più ricca la nostra vita di Piero Dorfles, la Garzanti pubblica una seconda lista di libri, attingendo stavolta al mercato estero, a quello inglese per la precisione: I 50 libri che hanno cambiato il mondo (Books that changed the World. The 50 most influential Books in Human History) di Andrew Taylor. E così come mi sono a suo tempo cimentato nella lettura del libro di Dorfles per poi adattarlo al mio meme dell'autobiobibliografia, ho deciso di fare altrettanto con questo secondo titolo. Evidenziando come allora in grassetto i titoli in comune, e inserendo tra parentesi il numero di preferenze con cui essi compaiono nella Lista collettiva dei 100 libri dei blogger (anche detta Lista delle liste)*.


I 50 libri che hanno cambiato il mondo secondo Andrew Taylor


1) Omero, Iliade
2) Erodoto, Le storie
3) Confucio, Dialoghi
4) Platone, La repubblica
5) La Bibbia
6) Orazio, Odi
7) Tolomeo, Geografia
8) Vātsyāyana, Kāmasūtra
9) Il Corano
10) Avicenna, Il canone della medicina
11) Geoffrey Chaucer, I racconti di Canterbury
12) Niccolò Machiavelli, Il principe
13) Gerardo Mercatore, L'atlante, o meditazioni cosmografiche
14) Miguel de Cervantes, Don Chisciotte
15) William Shakespeare, First Folio
16) William Harvey, Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus
17) Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo
18) Isaac Newton, Principia mathematica
19) Samuel Johnson, A Dictionary of the English Language
20) J.W. Goethe, I dolori del giovane Werther (4)
21) Adam Smith, La ricchezza delle nazioni
22) Thomas Paine, Senso comune
23) William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge, Ballate liriche
24) Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio (6)
25) Charles Dickens, Canto di Natale
26) Karl Marx, Il manifesto del Partito Comunista
27) Herman Melville, Moby Dick (5)
28) Harriet Beecher Stowe, La capanna dello zio Tom
29) Gustave Flaubert, Madame Bovary
30) Charles Darwin, L'origine delle specie
31) John Stuart Mill, Saggio sulla libertà
32) Lev Tolstoy, Guerra e pace (6)
33) Elenco abbonati del distretto telefonico di New Haven
34) Le mille e una notte (4)
35) Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso (4)
36) Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni
37) I protocolli dei Savi di Sion
38) Wilfred Owen, Poesie
39) Albert Einstein, Teoria speciale e generale della relatività
40) James Joyce, Ulisse
41) D.H. Lawrence, L'amante di Lady Chatterley (6)
42) John Maynard Keynes, Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta
43) Primo Levi, Se questo è un uomo (10)
44) George Orwell, 1984 (8)
45) Simone de Beauvoir, Il secondo sesso
46) J.D. Salinger, Il giovane Holden (7)
47) Chinua Achebe, Il crollo
48) Rachel Carson, Primavera silenziosa
49) Mao Tse-Tung, Libretto rosso
50) J.K. Rowling, Harry potter e la pietra filosofale


Come già era successo con la famosa lista della BBC, non è difficile notare che anche in questo caso gli autori e le opere made in the United Kingdom la fanno da padrone. A parte le prime dieci posizioni, tutte pertinenti al mondo antico o extra-europeo, delle rimanenti quaranta ben diciannove sono occupate da autori inglesi o comunque britannici: Geoffrey Chaucer (11), William Shakespeare (15), William Harvey (16), Isaac Newton (18), Samuel Johnson (19), Adam Smith (21), William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge (23), Jane Austen (24), Charles Dickens (25), Charles Darwin (30), John Stuart Mill (31), Richard Burton (Le mille e una notte, 34), Arthur Conan Doyle (35), Wilfred Owen (38), James Joyce (40), D.H. Lawrence (41), John Maynard Keynes (42), George Orwell (44), J.K. Rowling (50).
Riguardo ai generi, una buona metà dei titoli è di natura saggistica, l'altra metà circa di natura letteraria, e sebbene si tratti nella maggior parte dei casi, di presenze ovvie e obbligate, non mancano alcune scelte opinabili, come si rende conto lo stesso Taylor che così scrive nella sua premessa all'elenco:
I libri che verranno di seguito presentati sono quelli che, ognuno a modo suo, hanno cambiato la mia vita, ma anche quelli che secondo me hanno modificato - e lo posso dimostrare - il mondo, in un modo o nell'altro, e la vita di milioni di persone. Speso hanno contribuito ad accrescere la ricchezza dell'esperienza umana; il loro effetto civilizzatore (o al contrario di imbarbarimento) dipende dal proprio punto di vista personale, e ciò vale anche per alcuni grandi testi religiosi che verranno presentati.

Una via di mezzo tra l'autobiobibliografia e un approccio "oggettivo", quindi.
Ora, dubito che possa esistere qualcuno che abbia l'ardire di contestare scelte come La Bibbia, Shakespeare o Darwin, dal momento che ci vuol poco a capire che un mondo senza la Genesi, senza Amleto o senza Sull'origine delle specie, sarebbe profondamente diverso dall'attuale. Ma dire che I racconti di Canterbury, la cui influenza mi sembra non vada molto al di là del campo della letteratura inglese, ha modificato la vita di milioni di persone, lo trovo qualcosa di assai discutibile. Se a compilare l'elenco fosse stato un Italiano, la sua scelta sarebbe probabilmente caduta sulla Divina commedia, e, penso io, con molta più fondatezza, visto che la cappa di influenza dell'opera di Dante si è estesa in misura ben maggiore oltre i confini del nostro paese. Un discorso analogo si potrebbe fare con Racconto di Natale di Dickens, senza dubbio un classico immortale, ma la sua universalità eguaglia davvero quella de Le avventure di Pinocchio? Nell'ottica anglo-americana può essere di sì, ma in una appena più ampia mi permetto di dubitarne. E perché poi privilegiare Harry Potter (inglese) rispetto a Il piccolo principe (francese)? E davvero il Dizionario della lingua inglese di Johnson è un'opera più fondamentale e rivoluzionaria dell'Encyclopédie di Diderot e soci?
E che dire de Le mille e una notte? Opera senza dubbio inevitabile e necessaria, ma ha davvero senso scegliere, come ha fatto Taylor, la traduzione all'incirca integrale, cioè per pochi, di Richard Burton (inglese) anziché la versione ridotta ma precedente l'altra di Antoine Galland (francese), che è precisamente quella che, nelle varie traduzioni, ha accompagnato l'infanzia di milioni di europei con storie come La lampada di Aladino e Alì Baba e i quaranta ladroni?
E' evidente, da tutto questo, che l'elenco di Taylor non è solo autoreferenziale come riconosciuto da lui stesso, ma pecca di un eccesso di "britannofilia" che sfocia talvolta nella mancanza di ritegno; nel caso, per esempio, della poesia. I due capisaldi della produzione poetica mondiale sono, secondo lui, le Ballate liriche di Wordsworth e Coleridge e le Poesie di Wilfred Owen, un autore della cui esistenza sospetto di non aver neanche mai avuto sentore.
E poi, naturalmente, ci sono le lacune, dove forse non c'entra neanche troppo la questione della britannofilia. A dir poco sconcertante l'assenza dall'elenco di Aristotele, a cui dobbiamo, insieme a mille altre quisquilie, alcune delle categorie fondamentali del pensiero occidentale. E che dire dell'assenza di Nietzsche? Il nichilismo, il relativismo, la morte di Dio - in pochi termini, tutto o quasi il XX secolo - non provengono forse da lui? E d'accordo per Freud, ma Jung non ha segnato una svolta altrettanto fondamentale e ineludibile per l'autopercezione che la moderna psiche occidentale ha di se stessa? Dopotutto si dice che l'umanità sia divisa in freudiani e junghiani così come lo è in platonici e aristotelici. E Sartre e l'esistenzialismo? Troppo francesi, posso capire. A questo punto sarei perfino tentato di stupirmi dell'assenza di Ruggero Bacone e Bertrand Russell, entrambi britannici, però capisco bene che con cinquanta poltrone a disposizione ormai siano rimasti solo posti in piedi.
Ma gli esempi in negativo non mancano neppure in relazione alla prima parte dell'elenco, quella cioè con i titoli più antichi. A parte la già citata assenza di Aristotele, perché privilegiare il Kāmasūtra rispetto alla Baghavad Gītā, la cui influenza sul pensiero sia orientale che occidentale (si pensi solo a Schopenhauer) è stata di portata ben maggiore? Forse perché il primo, a differenza dell'altra, è diventato, ahimè, materiale da varietà televisivo o insegna pubblicitaria?
E qui mi fermo, ché altrimenti sembra che io ambisca a distruggere un libro che in realtà ho molto apprezzato e certo non sconsiglierei a nessuno di leggere o regalare. Ho solo voluto dirvi quali sono le principali modifiche che apporterei all'elenco di Taylor e per quali ragioni. Vi invito, se vi fa piacere, a proporre e motivare le vostre.

* * *


* Aggiornata a oggi (24 partecipanti).

L'immagine in alto sotto il titolo è un'illustrazione di Honorè Daumier per il Don Quixote di Miguel de Cervantes.

Commenti

  1. Sottoscrivo con entusiasmo la tua analisi. La lista di Taylor non è solo auto referenziale e britannofila, per certi versi è persino oltraggiosa. Non fosse per il fatto che il nostro ha ammesso, giocando d'anticipo, i limiti della sua follia cronologica ci sarebbe stato da dire. Manca la Divina Commedia, basta un giochetto di mouse su google per trovare decine di riferimenti a opere cinematografiche, letterarie, pittoriche, che hanno tratto ispirazione da Dante, e lui, il cornutone, essendo inglese lo sa bene. Sappiamo quanto amino l'arte Italiana e poco gli Italiani. Mancano tutte le opere latine studiate e analizzate nelle università di tutto il mondo creando le classi dirigenti che per secoli hanno governato, se non ha cambiato il mondo lo studio del Diritto Romano, ditemi voi cosa lo ha cambiato. Mi fermo qui perché fremo di entusiasmo, e mi sta pure venendo la sindrome da tunnel carpale a forza di scrivere :)

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    1. Si percepisce l'entusiasmo nel commento e non posso che reiterarti i miei ringraziamenti :))
      Comunque sia, devo dire che questo libro è stata una lettura balneare molto piacevole e che mi ha fatto scoprire o ha rinfrescato un bel po' di nozioni interessanti. La raccomando senz'altro.
      E sarebbe anche l'ora che la Garzanti mi sponsorizzasse il blog con tutta la pubblicità che le faccio ^_-

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  2. A me non sembra male la lista proposta, stante che si tratta sempre di compilazioni a carattere soggettivo. Lo stesso libro di Dorfles non pretende di essere "oggettivo", si tratta di una selezione personale. Dunque credo che la nazionalità dell'autore in questo altro caso abbia avuto la precedenza su altri criteri di scelta ;)
    Però, sai che non sono stupita né della saga Harry Potter né dell'assenza della Commedia?

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    1. Nella lista di Dorfles ho trovato molto meno di che obiettare. Qui alla fine mi sono perfino limitato con gli esempi, nonostante una metà almeno dei libri in elenco io per primo li consideri imprenscindibili. Forse anche in questo caso avrebbe funzionato meglio una lista di 100 titoli...

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    2. In effetti mi è piaciuta di più l'intenzione di base in Dorfles, in questo caso mi sembra sia un'operazione un po' presuntuosa :P Però, dal momento che non letto il libro in questione, è l'impressione che ho riflettendo sul voler proporre soltanto (come osservi tu) 50 libri che hanno cambiato il mondo. In ogni caso mi tenta XD

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    3. Lo so che sai resistere a tutto, fuorché alle tentazioni... librarie ;D

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  3. Sono d'accordo. Viviamo in un mondo dove la lingua inglese e gli Stati Uniti sono i riferimenti principali, e ciò si rispecchia anche nei nostri mezzi di informazione (basti vedere l'attenzione data a fatti di cronaca che avvengono negli USA, probabilmente eclatanti sui mass-media americani e subito, conseguentemente, riportati dai nostrani anche se pochissimo attinenti con la realtà italiana).
    Insomma, viviamo in un mondo anglo-centrico e questo convince a maggior ragione gli appartenenti alle nazioni anglofone che la loro cultura, le loro news e tutto ciò che li riguarda è primario.
    Quando ho letto quella lista e ho visto che mancava il Decameron però c'era Harry Potter, mi è venuto solo da ridere.

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    1. Ho anch'io la sensazione che se l'elenco fosse stato compilato da un italiano, o comunque da un non anglofono, ne sarebbe uscito fuori qualcosa di un po' più obiettivo.

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  4. Sono d'accordo con la tua analisi, ma sospetto che in questa lista ci sia una buona dose di divertimento e presa in giro. Altrimenti come giustificare l'inserimento di "33) Elenco abbonati del distretto telefonico di New Haven"?

    Comunque l'approccio è ambiguo fin dall'inizio, in quanto trattasi di una via di mezzo tra l'autobibliografia e l'analisi oggettiva, come dici, che non soddisfa nessun requisito. Se fossero i 50 libri che hanno cambiato il mondo, sarebbero comunque troppo pochi! Se fossero i 50 libri che sono stati importanti per lui, allora la lista ha un suo perché.

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    1. Probabilmente la stesura di un elenco su basi sufficientemente oggettive richiederebbe l'unione di più menti, dal cui confronto trarre poi una media. Questo non toglie però che il suo autore avrebbe potuto almeno sforzarsi di smussare certe partigianerie, a mio parere eccessive.

      Riguardo all'elenco telefonico, non ho percepito un'intenzione scherzosa nell'autore. In fin dei conti la sua pubblicazione è stato un evento rivoluzionario, certo non in termini intellettuali ma di ordine pratico. Potrà sorprendere sapere che l'elenco telefonico citato constava, nella sua prima edizione, di una sola pagina. Si trattava, in altre parole, di un foglio volante con poco più di venti nomi e numeri telefonici.

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    2. Interessante il tuo commento sull'elenco telefonico! Questo umile ma pratico strumento da cui peraltro mi sono tolta in tempi recenti...

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    3. Inoltre è il libro con il più alto numero di personaggi della storia. Peccato per l'esilità della trama ;D

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  5. credo di aver postato qualcosa di simile sul mio blog anni fa. Forse la stessa classifica riferita ad altri contesti. Non posso che essere della tua tesi

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    1. Ci sono molti elenchi di libri in giro, Ferruccio, un po' per tutti i gusti. Sarebbe interessante raggrupparli tutti a loro volta in un elenco di elenchi ;D

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    2. Hahahaha, "un elenco di elenchi" è bellissima. Credo che sia già in uso a Guantanamo per torturare i prigionieri :)

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    3. Se pensi che solo nel blog ne ho già accumulati una mezza dozzina di elenchi:
      I 100 libri della BBC
      I 100 libri di Henry Miller
      I 100 libri che rendono più ricca la nostra vita (Dorfles)
      I 50 libri del presente post
      E... dulcis in fundo, "I 100 libri dei blogger", nato proprio su queste pagine.

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    4. Lo so, lo so, ho anche partecipato con moltissimo piacere al meme.

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  6. Credo che la nazionalità, e quindi la formazione culturale, di un autore renda inevitabile in un elenco come questo la maggior presenza di opere di autori/autrici connazionali all'autore stesso.
    Tra l'altro ho scritto "autrici", ma in questo elenco se ne vedono ben poche (due?...).
    Credo inoltre che un elenco del genere mai e poi mai potrebbe essere "obiettivo" (men che meno se compilato da italiani/e! ^___^), anche perché il mondo non è "uno", ma è almeno "quattro" a mio modo di vedere (Occidente, Oriente, America Latina, Africa). Credo che in Oriente certe opere per noi assolutamente fondamentali, anzi fondanti ("Iliade", "Bibbia" ecc.) non siano - là - percepite affatto come tali.
    Finisco di sproloquiare citando un libro sui libri fondamentali (per noi occidentali) che ho amato moltissimo: il Canone Occidentale di Harold Bloom che consiglio vivissimamente a chi già non lo conoscesse.
    Un carissimo saluto e a presto.

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    1. Le donne dell'elenco sono ben sei, Orlando: Jane Austen, Harriet Beecher Stowe, Simone de Beauvoir, Chinua Achebe, Rachel Carson, J.K. Rowling. Sette se si considera Sheherazad de "Le mille e una notte".

      Di Bloom possiedo invece da anni un libro che ancora non ho trovato l'ispirazione di leggere: "La saggezza dei libri". L'impostazione è molto interessante perché in ogni capitolo sono messi a confronto due autori:
      Giobbe e Ecclesiaste
      Platone e Omero
      Cervantes e Shakespeare
      Montaigne e Francesco Bacone
      Samuel Johnson e Goethe
      Emerson e Nietzsche
      Freud e Proust

      Grazie e un carissimo saluto a te :))

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  7. Intrigante segnalazione, e anzi le tante recriminazioni che vengono in mente contro quella lista spinge ancor di più a cercare il libro che citi ;-)
    Il problema delle discussioni sui libri nella storia umana è che sono profondamente falsate da una convinzione immotivata: che i titoli che OGGI noi conosciamo e reputiamo importanti lo siano sempre stati. Oggi cioè crediamo che un libro esca, venga letto e nel caso diventi famoso, come per la lista da circa la posizione venti in su, ma ovviamente non vale per testi più antichi.
    Paradossalmente, il secondo libro della "Poetica" di Aristotele potrebbe avere la stessa importanza dell'"Iliade", solo che l'opera di Omero nel '400 è stata ritrovata e tradotta... quell'opera di Aristotele è andata persa (sempre che sia mai esistita) e quindi non ha potuto cambiare il mondo. Come tutte le grandi opere perse o distrutte dalla stupidità di quel mondo che in realtà non cambia mai.
    Il discorso è ovviamente lungo e complesso, ma ogni libro ha una storia e quasi sempre non ha minimamente influenzato il mondo quando è uscito: lo ha influenzato quando è stato capito... e possono volerci secoli!

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    1. Interessante quel che dici a proposito del periodo storico in cui un libro inizia effettivamente a far sentire la sua influenza, che può anche essere molto lontano da quello in cui è stato concepito e scritto. Ma è vero che affrontarlo richiederebbe un volume a parte.
      Riguardo invece al presente libro e alla metodologia utilizzata dal suo autore, tutto secondo me procede senza particolari inciampi finché si tratta di considerare i punti di partenza o le svolte fondamentali delle varie branche della scienza, abbastanza facilmente identificabili... Tolomeo, Avicenna e Mercatore per astronomia, medicina e cartografia nel mondo antico; Harvey, Galileo e Newton per anatomia, cosmologia e fisica nel corso della prima rivoluzione scientifica; Darwin, Freud e Einstein per il mondo moderno. Forse, da qualche parte, Linneo e Mendel ci sarebbero stati bene, ma immagino che nelle intenzioni dell'autore li abbia assorbiti Darwin.
      Altrettanta coerenza la ravviso nella delineazione dei percorsi della politica e dell'economia, mentre ho trovato carente la parte relativa alla filosofia (intesa nel senso più ampio del termine) e falsata da fattori personali e/o nazionalistici quella relativa alla letteratura.

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  8. Ehh il mondo anglofono ha una visione tutta sua di filosofia e letteratura, ecco perché è difficile stabilire se un libro ha cambiato il mondo: quale mondo? Quello anglofono o tutto il resto? Capisco che per un anglofono è difficile credere nell'esistenza di vita al di là della lingua inglese, eppure ce n'è tanta e, curiosamente, non la pensa alla stessa maniera :-D
    Tempo fa ho letto una cosa simile in un testo di Harold Bloom (mi pare "Come si legge un libro" ma non ne sono sicuro) e l'analisi era spaventosamente e palesemente anglocentrica, come se l'autore non fosse neanche informato che la letteratura abbraccia tutto il mondo: ecco perché diffido di queste liste e classifiche.
    Riguardo a quanto dicevo prima, il mondo antico è stato cancellato e riscoperto a più riprese, quindi va chiarito cosa si intenda per autori che hanno cambiato il mondo, mondo che aveva abbondantemente dimenticato gli autori citati prima che loschi figuri di cui nessuno sembra ricordarsi li hanno ritrovati e portati alla luce. Loschi figuri che nel '400 sono stati battezzati con un'espressione italiana: "cacciatori di libri".
    Tolomeo è stato bellamente dimenticato per un millennio, prima che un cacciatore di libri fiorentino lo trovasse e lo facesse tradurre: il mondo stava già cambiando e gli artisti italiani erano pronti a capire il messaggio di Tolomeo, che non avrebbero capito un secolo prima, quindi il mondo è cambiato... ma è cambiato mille anni dopo che Tolomeo l'ha scritto!
    Come questo ci sono fiumi di casi di autori persi e ritrovati, o mai più ritrovati: credo che definire le loro opere fondamentali sia un errore. Ciò che ha cambiato il mondo è la discussione nata su quelle opere, quando sono state ritrovate, lette e capite e quando hanno raggiunto un grande numero di lettori.
    Oggi è facile, basta un buon marketing perché un'opera raggiunga subito un'ampia audience e "cambi il mondo", ma buttare nell'elenco opere precedenti il Novecento è molto azzardato.
    P.S.
    Occhio a Mercatore, che agli inizi del secolo scorso diverse truffe hanno fatto vacillare i geografi sulla sua paternità dei concetti geografici che portano il suo nome. Almeno due di quelle truffe vennero perpetrate da un certo Wilfrid Voynich... :-P

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    1. Hai scritto quasi un post aggiuntivo! ^_^
      E' indubbio che la grande differenza, fino al Rinascimento, l'hanno fatta i libri salvati o recuperati. Se la leggendaria biblioteca di Alessandria non fosse stata data alle fiamme il percorso della nostra civiltà sarebbe stato con molta probabilità diverso.

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    2. Quella sarebbe una bella trama per un romanzo: cosa sarebbe successo se la conoscenza raccolta ad Alessandria fosse rimasta a disposizione? Avremmo avuto conoscenze matematiche, geografiche ed astronomiche con più di mille anni di anticipo, avremmo potuto sfruttare le nuove terre e massacrare le genti straniere secoli prima, però non avremmo avuto Carlo Magno e Giotto, Dante non avrebbe potuto inventarsi il suo Ulisse perché, al contrario del "nostro" Dante, avrebbe letto l'opera di Omero. Quale sarebbe il bilancio? Ci è andata meglio o peggio? Sarebbe davvero una trama intrigante ^_^
      Ah, e stando a Lucio Russo non avremmo avuto Colombo, visto che gli antichi già conoscevano l'ubicazione dell'America: avremmo ammazzato Maya e Inca prima ancora che nascessero, vuoi mettere la soddisfazione? :-D

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    3. Sarebbe da considerarsi, in tal caso, un romanzo cosidetto ucronico? O si tratta ancora di altro?

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  9. Concordo pienamente. Com'è possibile che manchino testi fondamentali, come appunto la Divina Commedia, e siano stati sostituiti da opere ben più frivole?
    Di oggettivo c'è ben poco, però bisogna anche comprendere il perchè delle sue scelte: in fondo, Andrew Taylor, è cresciuto imparando la letteratura e la storia del proprio paese, testi scritti nella sua lingua che quindi ovviamente vengono privilegiati rispetto a molti altri autori e molti altri testi. Un peccato però, bisognerebbe viaggiare grazie agli autori e le loro opere, per capire davvero cos'ha influenzato il mondo, e non rimanere con una manciata di autori in testa.

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    1. Giusto, Anna. Secondo me proprio la consapevolezza di aver avuto una certa educazione dovrebbe servire da ulteriore stimolo ad allargare la propria prospettiva se ci si assume un compito come questo.
      E avrei potuto continuare con gli esempi. Non è rappresentato, per esempio, il lato quantistico della fisica moderna.

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  10. Sono aggrappati a Shakespeare con le unghie e con i denti, fanno quasi tenerezza.

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    1. Shakespeare penso sia impossibile da eludere, a meno che non si voglia puntare alla provocazione pura. Sono altri i nomi su cui si potrebbe discutere...

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  11. Una lista interessante con la quale mi ritrovo quasi in tutto. Prima di Shakespeare avrei messo Eschilo. :D

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    1. Anch'io considero i tragici greci, ed Eschilo in primo luogo, fondamentali. Ma non so se abbiano davvero inciso più di Shakespeare sulla sorte collettiva dell'umana stirpe.

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    2. Beh, se non ci fosse stato Eschilo è tutto il teatro greco, il Bardo non sarebbe nato.

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  12. ...e quindi di questa lista ne hanno fatto un libro? Agghiacciante! Farebbe quasi sorridere se non ci fosse chi questa roba se le va a comprare. Mi piacerebbe leggere il capitolo sull'elenco del telefono...

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    1. Ti assicuro che è stato un buon ripasso di nozioni già acquisite e una miniera di nuove info. Poi è una perfetta lettura da spiaggia, fatta di capitoletti brevi che ti permettono di fare tutte le pause che ti servono e poi riprendere la lettura come nulla fosse.

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  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Allora ci sarebbe da mettere nel conto anche il Beowulf o il Gesta Danorum... si crea un meccanismo infinito.

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    2. beh, tutto è iniziato da Omero... ;)

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