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Solve et Coagula - Pagina 141





Parte II - Capitolo 1 /13


«Rilassati e prendi una sedia. Penso che abbiamo bisogno di scambiare due parole» aggiunse la donna.
Due parole? Sarebbero poche anche duemila, si disse Massimo, mentre sistemava la sedia dove lei gli aveva fatto cenno, dal lato opposto del tavolino con le candele.
Quando si fu seduto e la guardò si accorse che la discrepanza apparente tra i due occhi era del tutto scomparsa e che i suoi capelli erano in realtà più in ordine di quanto gli fosse sembrato nella semioscurità. Ma notò anche, per la prima volta, la calzamaglia nera che la vestiva da capo a piedi come una guaina o una seconda pelle. Anche le misure del suo corpo, pensò a volo di meteora, avevano tutta l'aria di essere quelle giuste.
«Immagino tu ti sia posto più di una domanda in questi ultimi giorni» continuò Paula, mettendo fine al nuovo breve momento di silenzio che si era frapposto tra loro.
«Vorrei vedere tu al posto mio» replicò Massimo con accentuato sarcasmo, deciso a non mostrarsi né succube di lei né intimidito da tutto l’ambaradan scenico che aveva sotto gli occhi. In fin dei conti era soltanto di fronte a una sua coetanea, che doveva trattare come tale, facendo del suo meglio per ignorare la potenza del fascino che emanava.
«Bene, avanti con la prima, allora».
«La prima domanda? Eccola: come facevi a sapere, con un giorno di anticipo, che oggi sarei passato dalla biblioteca? Non ricordo di averlo detto a nessuno e tantomeno a te».
«Non ricordarsi di aver fatto qualcosa non significa non averlo fatto» replicò lei tranquilla.
Massimo tornò così, suo malgrado, a sentirsi incerto. «Vuoi forse insinuare che ci eravamo davvero dati appuntamento per oggi in biblioteca?».
Paula scosse la testa e accennò a una breve risata. «Non essere sciocco. Non per oggi ma per il primo giorno utile. La seconda domanda?».
Anche stavolta Massimo ebbe bisogno di riflettere solo un attimo. «Bene. E in che occasione ci saremmo dati questo famoso appuntamento?».
«Nello stesso giorno in cui io ti ho portato il libro che mi avevi chiesto di poter leggere. Ci eravamo messi a parlare di libri e io ti ho invitato a vederci in biblioteca dove ti avrei fatto conoscere qualche testo che poteva fare al caso tuo».
«Al caso mio? Io leggo fantascienza e poco altro».
Paula non sembrò turbata. «A me hai detto di essere interessato al Suffolk e alle sue tradizioni».
Massimo non sapeva più che cosa pensare. L’episodio di cui parlava Paula per lui non era mai accaduto e non riusciva in alcun modo a convincersi di averlo potuto dimenticare. A sostegno delle parole della ragazza c’era solo l’esistenza del libro che lui aveva trovato, o forse soltanto creduto di trovare, accanto al suo letto d'ospedale… Ma ecco che all’improvviso gli tornarono in mente le parole dell’altra nurse, miss Wilkins.
«Ho una terza domanda: per quanti giorni sei stata in vacanza esattamente, lontano dall’Inghilterra?».
Stavolta lei rise di gusto e Massimo sentì risvegliarsi la stessa irritazione di poco prima nei suoi confronti.
«Nessuno» gli disse infine, al termine dell'inatteso scoppio di risa. «Non mi sono mossa di qua un solo giorno».
«Ma miss Wilkins…».
«Miss Wilkins ti ha detto esattamente quello su cui mi ero accordata con lei. Ci eravamo tutti resi subito conto, io, lei, i dottori, che dimostravi un interesse morboso nei miei confronti e questo non era salutare per te, nel tuo stato. Così, per alcuni giorni, sono stata spostata di reparto».
«Quindi il vostro sarebbe stato un piano architettato per il mio bene... È questo che mi stai dicendo?» ribatté Massimo, che si sentiva suo malgrado sempre più messo alle corde, da una strana possibile verità che gli era impossibile sia accogliere sia respingere in pieno.
Paula stavolta affidò la sua risposta a un semplice gesto della mano, a lasciar intendere che le parole di lui erano le sue.


Commenti

  1. Non ricordarsi le cose dopo quello che ha passato, per Massimo può essere una cosa naturale. La logica conseguenza del coma. Confondere sogno e realtà anche.
    Sono convinta però che Paula proprio giusta giusta non la conti. C'è qualcosa che mi sfugge.

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    1. Sai che pure io condivido il tuo stesso sospetto? Anche secondo me Paula non ce la conta proprio giusta ;-)

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  2. Gatta ci cova :P Magari in qualche modo Paula ha indotto Massimo a fare/pensare determinate cose...

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    1. L'arcano sarà presto svelato, Glò... abbastanza presto, va' ;-)

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    2. Credevo di essermi persa qualcosa in questi ultimi giorni ma è ancora tutto fermo... bene bene!
      Glò.. secondo te, cosa dobbiamo aspettarci?

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    3. Penso che si parlerà di altri "spazi" :P Però il come lo ignoro :D

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  3. Come direbbero in Alto Adige, la ragazza "se lo sta terziando" come in una partita a carte e per Massimo il peggio deve ancora venire.

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    1. Il dizionario mi dà come definizione di "terziare": arare per la terza volta. Immagino però che all'interno del modo di dire assuma un altro significato.

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    2. In napoletano terziare significa più o meno tenere sulla corda qualcuno, non sapevo esistesse il termine anche in italiano. :)

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    3. In napoletano? Quindi "Alto Adige" era per scherzo :)

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  4. Ci sono! Massimo in realtà è in coma e sta vivendo tutto questo sotto forma di irrealtà nella sua stessa mente!

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    1. Acqua, Marco, acqua! Comunque è un possibile piano B, nell'eventualità che delle cause di forza maggiore mi impediscano di continuare la BN. Massimo e Luisa si svegliano e tutto finisce, come in Alice nel paese delle meraviglie ;-)

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  5. Oh, povero Massimo... come gli stanno confondendo le idee già abbastanza confuse! ;-)

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    1. In effetti tra lui e Luisa è una bella gara tra chi le ha più confuse ^^

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