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Autobiobibliografia: I (miei) migliori anni della fantascienza



Anche quando non ci teniamo più alle cose non è del tutto indifferente averci tenuto, perché era sempre per ragioni che sfuggono agli altri.
(Marcel Proust)

Il percorso della #autobiobibliografia mi ha permesso di individuare, nella mia vita di lettore, una serie di spartiacque ognuno coincidente con uno spartiacque della mia esistenza personale. In particolare ne ho isolato uno gigantesco in coincidenza dei miei quattordici anni, con una linea di demarcazione nettissima tra quelle che considero le letture dell'infanzia e prima giovinezza e le letture della "seconda" giovinezza e della vita adulta. Naturalmente ne ho individuati molti altri ma tutti di minore entità, almeno nella mia valutazione.
Questo enorme spartiacque l'ho anche voluto rendere materialmente presente nella mia casa con l'utilizzo di due diverse librerie, una dedicata alle letture fino ai quattordici anni e l'altra alle letture dai quattordici anni in poi. Anche l'aspetto fisico dei due mobili è molto diverso: nel primo caso è in stile antico e ha tutte le ante con i vetri, nel secondo è più moderno e a giorno.
Delle mie letture che si collocano al di là dello spartiacque, cioè fino ai quattordici anni, me ne sono occupato a più riprese e continuerò a occuparmene, ma ora voglio raccontare qualcosa su quel che si trova al di qua di quel limite. E dico subito che non si tratta di una scelta nata dal nulla, per ispirazione improvvisa, ma della conseguenza della mia lettura, pochi giorni fa, di un bel post di Luz intitolato Le nostre biblioteche si “fanno” da sé?

Ispirato dall'articolo di Luz, e forte del recente riordino a cui ho sottoposto la libreria a giorno, ho voluto così dare uno sguardo più approfondito del solito agli scaffali del mobile e ho cercato di individuare come "le vecchie e nuove edizioni" che vi trovano posto abbiano "seguito passo a passo la mia vita". Compito improbo soprattutto nella fase iniziale perché, proprio come è stato per i miei libri dell'infanzia e prima giovinezza, anche la prima fetta del mio percorso di lettura successivo ai quattordici anni se ne è, ahimè, materialmente andata.
Posso se non altro affermare con certezza di essere stato, tra i quattordici e i sedici anni, un lettore mono-genere e che per un periodo di due-tre anni ho letto solo ed esclusivamente fantascienza. Grazie alla fama enorme che godeva all'epoca Isaac Asimov e a un certo mio interesse per la divulgazione scientifica, cominciai con Asimov Story n. 1, un numero di Urania che raccoglieva vecchi racconti dello scrittore e proseguii per un altro po' con la lettura dei suoi libri. Ma il vero amore scoccò in occasione dell'incontro con i libri di Robert Sheckley, uno scrittore con cui avvertivo una affinità molto più grande e che prese il posto dell'ultimo mito letterario della mia infanzia, Edgar Rice Burroughs. Di Sheckley lessi tutti i romanzi e i racconti fino a Opzioni, che apparve in Italia (mi risulta in edizione accorciata) nel numero di Urania dell'1 febbraio 1976.

Il 1976 fu anche l'anno in cui uscì il primo numero di una nuova, ottima rivista di fantascienza, Robot, che andò subito ad affiancarsi a Urania nella mia lista mensile degli acquisti in edicola. Ma colse la palla al balzo, o almeno ci provò, anche Ennio Ciscato, un editore di fumetti amatoriali che nello stesso anno tentò l'esordio nel settore della SF con la rivista (incredibile ma vero) Fantascienza. Un esperimento di qualità complessiva più che buona ma che non andò oltre i tre numeri di vita. C'erano infine, a completare il quadro dei periodici a cui mi abbeveravo, l'abbonamento (gratuito) a Cosmo Informatore, il catalogo di novità dell'editrice Nord che somigliava a una vera e propria rivista, i Pocket fantascienza Longanesi e gli Oscar fantascienza Mondadori. Non potrei giurarci, ma credo di non avere mai acquistato in quegli anni un libro di fantascienza al di fuori del circuito delle edicole.
Fino al giorno in cui, come già era successo con i libri d’infanzia, non decisi di liberarmi in un colpo solo anche di tutti i miei volumi di fantascienza, pochi anni dopo che avevo smesso di interessarmi al genere. La differenza è che stavolta non li regalai ma li vendetti a un commerciante di libri usati. Con una sorta di effetto boomerang, perché se adesso mi accade di trovare alcune di quelle vecchie edizioni a prezzo stracciato nei mercatini dell’usato li riacquisto. Al momento, i pochi che ho recuperato - i numeri 15,16,17,25 e 30 di RobotLa decima vittima di Sheckley, Si sveglia il dio di pietra e Venere sulla conchiglia di Philip José Farmer, Sogno dentro sogno di John Hill - dividono con la giallistica la fila frontale di uno degli scaffali della libreria a giorno.

Oltre a quelle citate, ricordo tra le letture per me più significative di quei due-tre anni: Le meraviglie del possibile (antologia di racconti di fantascienza dell’editore Einaudi), Jack delle ombre di Roger ZelaznyLa città morta di Samuel L. Delany (entrambi Pocket Longanesi), Cronache marziane di Ray Bradbury (Oscar Mondadori), L’uomo che cadde sulla terra di Walter TevisDeserto d’acqua di J.G. Ballard (entrambi della collana Urania).
Ma perché all’improvviso, dopo una simile frequentazione assidua del genere, smisi di leggere fantascienza? Potrei forse incolpare del delitto Edgar Allan Poe, che nel mio caso fece da ponte tra questo genere letterario e i classici. Ma la percezione che ebbi all'epoca, da testimone diretto, fu che la fantascienza tornasse a essere, dopo un boom di vendite di alcuni anni, e credo non solo in Italia, un genere di nicchia sostenuto da uno zoccolo duro di lettori. La società - e insieme la coscienza delle persone - stava forse cambiando con più rapidità di quel che sembrava e questo si rifletteva nella scelta delle letture a livello sia individuale che collettivo. Questa è la mia lettura del fenomeno non da improvvisato sociologo ma da parte in causa, cioè inserita nel pieno svolgersi degli eventi. Dai racconti di Poe arrivai poi, in qualche modo, a Baudelaire, che mi indirizzò a sua volta ai poeti maledetti francesi e in particolare a Rimbaud e Lautréamont. Poi, dopo i francesi, arrivarono gli autori tedeschi: Nietzsche, Mann, Kafka, Hesse, ecc. Tutti amori che non avrebbero più conosciuto pause e che mi consentono, da un certo momento in poi, di riconoscere negli scaffali della mia libreria a giorno quell'accumularsi "di vecchie e nuove edizioni che ha seguito passo a passo la mia vita" di cui parla Luz. Ma questo è già materiale per un altro post.

* * *

L'immagine in alto sotto il titolo è un particolare da: Karel Thole, Messaggio per Plutone (1978)

Commenti

  1. Io ho fatto la stessa cosa col fantasy: a un certo punto ho smesso, visto anche il ciarpame noioso che vi trovavo, migrando verso altri generi. Ho continuato a rileggere più volte i classici (es. Tolkien), ma senza iniziarne di nuovi. Unica eccezione La Ruota del Tempo, iniziata per caso durante la tesi di laurea: 14 volumi di 800-1000 pagine l'uno.
    Tornando alla fantascienza, Asimov Story è molto bellino, e Sheckley rimane uno dei miei preferiti per i racconti brevi, assieme a Matheson, Brown e Bradbury. Le Meraviglie del Possibile e il Secondo Libro della Fantascienza sono poi un must del genere.
    Se non ricordo male tu non apprezzi Dick, ma è anche vero che selezionando bene potresti trovare alcune cose di tuo gradimento.
    Concludo citando due classici imprescindibili: Dune e Straniero in Terra Straniera.

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    1. Non è che non apprezzo Dick, Marco. Mi sono deciso a leggerlo solo di recente, tre-quattro anni fa, e ho letto soltanto La penultima verità. L'ho trovato un buon libro ma lo colloco al di sotto della linea che separa nella mia considerazione i grandi libri dai libri di medio livello.
      Dune ho tentato di leggerlo alcuni anni dopo il periodo di cui parlo nel post, quando lavoravo in biblioteca, ma si vede che non era il periodo adatto perché l'ho abbandonato dopo alcune decine di pagine.

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    2. Sì, mi ricordavo di La Penultima Verità e in effetti non è uno dei suoi migliori.
      Prova invece con Un oscuro scrutare e con Tempo fuor di sesto. O ancora con La svastica sul sole, che ha vinto il premio Hugo.

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  2. Rimango estasiato nel riconoscermi "contagiato" dalla tua stessa passione. A me colpì sul finire degli anni 80, quando regalai a mia madre l'antologia "Alba del domani" credendo (erroneamente) che lei fosse interessata al genere. Scoprii così un tizio di nome Asimov e l'esistenza di racconti al di là del tempo e dello spazio: storie apparse nel '39 mi sembravano appassionanti e irresistibili. Per anni ho amato visceralmente Urania e ho letto molti dei titoli che citi. E poi decidevo di darli via e poi li ricompravo: è una strana pratica comune a noi frequentatori di bancarelle ^_^
    Il Mondo del Fiume di Farmer, la fanta-politica degli Strugatsky, la fanta-comicità di Goulart, la Guida di Adams, il genio di Rucker, le novelization di film famosi, le antologie ricchissime. In ritardo, ho amato violentemente la Fondazione e il Ciclo dei Robot asimoviani, e fiumi di altri Urania che ho letto voracemente. Poi lo stop...
    Ora ho casa piena di Urania che in realtà per metà vorrei dar via, ma è la metà composta di autori ormai dimenticati che non vuole nessuno!
    Chiudo specificando che prima di tutto questo c'è stata la lettura casuale (prestato da un amico) dell'antologia Einaudi da te citata: insomma, abbiamo seguito maestri comuni ;-)

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    1. Il ciclo del fiume mi ha sempre attratto moltissimo ma non mi sono mai deciso a leggerlo. Se ricordo bene lo aveva pubblicato la Nord nella collana argento.
      Di Farmer ho letto, oltre ai due libri citati nel post, il dittico su Opar, ispirato ai libri di Tarzan. Lo stesso Tarzan vi appare in un cameo, non ricordo se nel primo o nel secondo volume.
      Lo stesso discorso vale per Asimov, ho letto Io robot ma non ho mai affrontato il Ciclo della Fondazione. Ero un lettore tutt'altro che metodico all'epoca e, a parte Sheckley, per il resto mi affidavo al caso o poco ci manca.

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    2. Farmer negli anni '70 aveva dato scandalo scrivendo racconti che vedevano rapporti sessuali con alieni non-umani. Poi alla fine si era dato alla scrittura di romanzi pornografici.
      Occhio, che Io Robot non è di Asimov!

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    3. Anch'io sono stato un lettore assolutamente casuale, anche perché delle decine di Urania letti forse uno o due li ho comprati in edicola appena usciti! Grufolavo in ogni bancarella e per fortuna l'altissima tiratura della collana mi ha permesso ampie scorpacciate, ma spesso andavo a caso. Ignoravo tutto degli autori così a volte ho preso romanzi semplicemente in base alla trama: a volte sono state cocenti delusioni, altre volte invece belle sorprese.
      Fondazione e il ciclo dei Robot sono stati gli unici due cicli che ho scientemente letto in ordine. "Io robot" è bello ma è solo una base su cui poi è iniziato un ciclo meraviglioso, che alla fine - alla fine della vita di Asimov - si congiunge con la Fondazione. Quarant'anni di narrativa millimetrica in cui Asimov non ha sgarrato una sola virgola, e in cui i suoi robot non hanno MAI violato le famose tre leggi. Poi fanno il film con Will Smith, e i robot violano le leggi...
      Il Mondo del Fiume di Farmer è apparso prima su Urania, e almeno il primo volume ("Il fiume della vita") è stra-consigliato ancora oggi: il seguito in fondo è una variazione su tema, ma il primo romanzo è geniale oltre ogni immaginazione. In ogni paragrafo devi riavviare il cervello perché è difficile seguire le conseguenze dell'intuizione titanica di Farmer...
      Colpevolmente confesso che Sheckley l'ho conosciuto solo nel '96 quando Urania ha presentato "Alien dentro l'alveare", la novelization di una storia a fumetti. Mi colpì perché la storia a fumetti era noiosetta, invece Sheckley ha tirato fuori un romanzo denso e appassionante, così sono tornato indietro a spiluccare dalla sua bibliografia ;-)

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    4. @Lucius
      Con Sheckley mi sono fermato a Opzioni, quindi a metà della sua produzione. Di quello che ha fatto dopo so davvero poco e niente... mi era solo giunta voce di un suo progetto multimediale con Brian Eno che però alla fine non è mai andato in porto.

      @Marco
      Che significa: Io robot non è un libro di Asimov?

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    5. Tecnicamente il titolo "Io, Robot" l'hanno inventato i fratelli Earl ed Otto Binder (con lo pseudonimo collettivo Eando Binder) per la prima delle avventure del loro robot Adam Link. Tempo dopo l'editore lo impose ad Asimov per la sua antologia e il buon Isaac ha sempre affermato che non voleva un titolo di un altro. Però poi la mossa è stata azzeccata perché è uno dei più noti titoli di fantascienza.
      Forse intendeva questo...

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    6. Lucius, l'hai spiegato alla perfezione.

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    7. Ricordo ancora con molto piacere l'estate al mare in cui lessi "Io, Robot" di Binder: era praticamente una versione robotica di Frankenstein, ma mi sembrò delizioso. E custodisco ancora l'antologia FantaPocket "Adam Link, Robot", quindi posso dire di essere stato un grande appassionato dell'argomento :-P
      (Recentemente sono invece più interessato alle ginoidi nella cultura pop!)

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    8. Posso solo tacere e ascoltare davanti a tanta competenza *__*

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    9. "Autori ormai dimenticati che non vuole nessuno!". Non scherziamo! Sono sicuro che in quella metà ci sono delle meraviglie. Se un giorno decidi di buttarli dimmelo, che passò giù a Roma a ritirare tutto. Prima però aspetta che cambio casa.. in questa non ho più spazio.

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  3. Il mio rapporto con la SF invece è stato esclusivamente cinematografico e fumettistico (oltre che televisivo ovviamente). Libri di fantascienza non ne ho mai letti, forse è una mia idiosincrasia...

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    1. Io invece, prima del 2010, non avevo mai letto un giallo. Poi in Svezia mi sono deciso ad affrontare la Trilogia Millennium di Larsson e dopo ho letto un altro paio di autori svedesi e un Maigret.
      Avevo letto le avventure di Lady Lust e di Modesty Blaise, finite anche nella mia lista dei libri di formazione, ma sono più ascrivibili al genere spionistico.

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    2. Che nomi che mi citi! La mitica Modesty la sto schedando per la sua vita a fumetti, molto più vasta di quanto credessi (e infatti vado a rilento), mentre per i miei Archivi di Uruk (dedicati al giallo-thriller-noir) sto ricostruendo la vita editoriale di Lady Lust in particolare e dei Neri del Momento in generale. L'Italian Pulp è ingiustamente dimenticato e mi piace riportarlo alla luce ;-)

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    3. Modesty e Lady Lust? Piatto ricco mi ci ficco! Non vedo l'ora...

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  4. La mia conoscenza della fantascienza scritta è cominciata molto presto, debbo dire di esser partito subito con i classici:Van Vogt (che in seguito ho ripudiato) Asimov; Vance e Frederik Pohl. Molto dopo sono arrivati anche Farmer e Niven. In quanto a Dick lo so che sto scrivendo una cosa che non piacerà a molti ma non è mai stato troppo particolarmente nelle mie corde!

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    1. Sono felice di trovare altri che, come me, non perdono la testa per Dick. Di solito è un argomento che non tocco mai perché stranamente i fan dell'autore sono abbastanza scatenati e si finisce subito a polemizzare.
      Citi gran bei nomi storici del genere, Van Vogt forse l'ho letto solo nei racconti (per anni sono stato un "raccontomane") mentre Pohl non sono mai riuscito a farmelo piacere. Il seguito dei "Mercanti di Venere" mi ha fatto capire che c'era ben poco Pohl nel primo titolo e più Kornbluth, autore che adoro e che infatti aveva già detto le stesse identiche cose nel racconto-capolavoro "Idioti in marcia". Kornbluth disprezzava la razza umana e questo gli permetteva di scrivere racconti geniali ^_^
      A questo punto citerei altri grandi nomi storici come Murray Leinster, Clifford D. Simak, Charles Eric Maine ma si andrebbe per le lunghe: diciamo che nella sf golden age è davvero difficile trovare un pessimo autore ;-)

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  5. Sfondi una porta aperta! Quanta fantascienza che ho letto nella mia vita... ma sicuramente non tanto quanto avrei voluto. Ricordo i primi Urania comprati in edicola, i Silverberg, i Simak... quei bellissimi volumetti bianchi la maggior parte dei quali andati perduti nei vari traslochi. Ancora oggi quei pochi Urania sopravvissuti sono là sullo scaffale, spesso rimaneggiati e idolatrati come fossero esseri viventi....

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    1. La mia libreria ospita adesso solo tre Urania vecchio stile (i miei preferiti) e quattro nella versione modernizzata.
      In realtà i vecchi Urania valgono tutti anche solo per le copertine di Karel Thole. Ricordo la mostra di sue illustrazioni che vidi nella seconda metà degli anni '70 come un vero evento. A quei tempi frequentavo ancora la scuola d'arte e per un po' mi dilettai a sperimentare la sua tecnica illustrativa.

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  6. Qui ho scoperto un'oasi, ma spesso quando esce fuori l'argomento fantascienza al di là di Dick, Neuromante di Gibson o qualcosa di Asimov non sembra esserci altro. Se cito Arthur Clarke ti dicono "quello di 2001?" e ti tocca picchiarli, perché non si può comprimere la vasta opera di un genio con solo quel titolo (Stiracchiamento di un suo racconto decisamente migliore). Se citi L. Sprague de Camp o Van Vogt pare che stai starnutendo, Ben Bova e Sturgeon sembrano finti.
    Se invece trovi degli esperti, è pure peggio perché sanno tutto loro e non si può discutere di nulla senza infiammare gli animi. Ecco perché alla fine ho preferito non parlare più di sf, anche quando ancora la leggevo.
    Idem per il cinema: ogni discussione finisce con il definire cyberpunk (genere esclusivamente narrativo nato nel 1984) il film "Blade Runner" (del 1982), e quindi sono discussioni talmente sterili e superficiali che non valgono molto. E poi i film di sf sono così rari che si è costretti a buttarci dentro qualsiasi cosa, se no si parlerebbe sempre e solo di Blade Runner (cosa che in effetti si fa).
    Va be', mi sono dilungato, ma caro Obsidian sappi che ti sei compromesso: già sento tremare i tuoi scaffali :-D

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  7. La fantascienza in forma di lettura non mi appassionava, però seguivo Star Trek. Inoltre un mio compagno di scuola era un grandissimo fan di Asimov e me ne parlava sempre, sembrava di leggerlo anche a me. Interessante la tua analisi delle letture pre e post 14 anni, credo sia legata molto al percorso di crescita adolescenziale. Anch'io per esempio leggevo dei generi che poi ho abbandonato (amavo i romanzi molto rosa stile Liala e i gialli Mondadori) dopo i sedici anni non li ho più letti, ma li prendevo in biblioteca, quindi non sono presenti nella mia libreria :-)

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    1. Un'altra ragione di demarcazione fondamentale è costituita secondo me dal passaggio dalla scuola dell'obbligo agli istituti di istruzione superiore. Per come lo vedo io corrisponde al passaggio da una prima fase adolescenziale orientata ancora verso il passato dell'infanzia a una seconda fase adolescenziale orientata viceversa verso il futuro e l'età adulta.

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  8. La fantascienza dei tempi d'oro ci portò e ci porta ancora dei capolavori, ed è pazzesco come tanti inseguano le mode di oggi senza aver goduto di certi tesori.
    Per quanto mi riguarda però molte opere risentono di un positivismo ottimista assai yankee che, oggi, suona vecchio come il ferro da stiro di mia nonna...

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    1. Sono d'accordo su entrambe le tue valutazioni, Bruno. Anche se autori come Farmer, Zelazny o Bradbury mi sono sempre sembrati abbastanza immuni dall'influenza del positivismo yankee di cui parli.

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  9. Strano periodo: in giro ci sono moltissimi spunti di amici blogger che richiedono in vario modo di ripercorrere la propria storia come lettore. La mia conclusione è che, tuttora, io sia una lettrice assai mobile, che si lascia trasportare dall'ispirazione, supportata da ricerche e incursioni tra articoli di critica, post letti nei blog seguiti, opinioni di amici appassionati alla lettura.
    Ho avuto la fase sci-fi da ragazzina, non troppo lunga devo riconoscere: un titolo su tutti, letto a quei tempi, è il magnifico La mano sinistra delle tenebre della Le Guin *__*
    Perché ho poi abbandonato quasi del tutto il genere? Penso per motivazioni principalmente legate all'esplorazione di nuovi generi, anche in relazione alla scuola che richiedeva altri approfondimenti.
    Da qualche tempo si è riaccesa la curiosità ;)

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    1. Nel mio caso, Glò, il post non era in programma ed è stato stimolato dalla lettura dell'articolo di Luz. Vero comunque che si è aggiunto in contemporanea anche quello di Athena Noctua.

      Il fenomeno Le Guin è esploso, almeno in Italia, in coincidenza della fase culminante del periodo che descrivo nel post. Ricordo molto bene l'edizione de I reietti dell'altro pianeta esposta nella vetrina dell'edicola della stazione S.M.Novella.
      E anche a me da qualche tempo si è riaccesa la curiosità nei confronti della fantascienza, soprattutto di certi classici che ho colpevolmente trascurato all'epoca. Ma avrei anche voglia di riletture.

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  10. Felice di avere ispirato questa tua bella riflessione. Mi accorgo che i post migliori sono quelli che servono da spunto per ulteriori approfondimenti di altri blogger. Interessante questa condivisione che poi si amplia a macchia d'olio.
    Ho un vago ricordo di alcune letture di Asimov, decisamente è genere che comunemente non è prediletto dalle lettrici. Apprezzo però gli ottimi film di fantascienza quando sono ben girati. Questo genere è il preferito di tanti alunni - maschi - refrattari alle letture. E Asimov è l'autore che batte tutti.
    Una domanda: da Io, robot fu tratto il bellissimo Bicentennial man, o ricordo male?

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    1. Ah scusa Luz, è che si era inserito Lucius e ha risposto lui alla tua domanda. Domanda a cui io non avrei saputo rispondere perché non ho visto il film di cui parli.
      Io comunque Asimov l'ho abbandonato molto presto, perché preferisco la fantascienza di tipo più umanistico che scientifico... cioè quella dei vari Sheckley, Bradbury, Farmer, ecc.

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  11. Mi permetto di inserirmi ^_^ purtroppo ma per fortuna finché Asimov è stato in vita i suoi lavori non sono arrivati al cinema, poi per fortuna sono stati fatti pochi danni. Quel film con Robin Williams era tratto da uno dei tanti racconti che Asimov ha dedicato ai suoi robot positronici e alla loro voglia di godere di pari diritti. In fondo per sua stessa ammissione Asimov scrisse "Il sole nudo" pensando alla società spartana, così piena di schiavi da diventare poi schiava degli schiavi. E gli schiavi liberi vogliono poi gli stessi diritti: i robot prendono il proprio nome slavo dal lavoro forzato, quindi sono gli schiavi per eccellenza.
    Tutto questo è irrappresentabile al cinema, e infatti il pessimo "I, Robot" con Will Smith - che in realtà è tratto smanettando "Abissi d'acciaio" con personaggi e situazioni dell'antologia "Io, Robot" - è tutto inseguimenti e sparatorie: il cinema non è adatto a rendere la grandiosità della scrittura di Asimov, i suoi riferimenti storici e i suoi personaggi tridimensionali: per fortuna è più interessato a Philip K. Dick...

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    1. Ti ringrazio di esserti inserito, Lucio, perché la mia conoscenza di Asimov è davvero molto limitata e la mia risposta alla domanda di Luz sarebbe stata: non ho idea. Pensavo invece, ma forse è un mio sogno a occhi aperti, che il film Viaggio allucinante fosse stato tratto da Asimov.

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  12. Sono felice di usare queste mie vecchie cartucce che credevo ormai inutilizzabili ^_^
    "Viaggio allucinante", che da ragazzo adorai sia in film che in romanzo, è stato scritto da Asimov come semplice novelization della sceneggiatura di Harry Kleiner. Però era insoddisfatto di come era stato trattato il tema, così poi ha riscritto da capo la storia come piaceva a lui, cioè "Destinazione Cervello", che però ha avuto ovviamente molta meno fama, non avendo un film che lo trainasse.
    Invece è assolutamente consigliato la rielaborazione scritta in anni più recenti dal bravo Kevin J. Anderson, "Viaggio alieno". Le premesse sono identiche, i protagonisti si miniaturizzano ed entrano in un corpo... ma non in un corpo umano! Stavolta devono entrare nell'organismo di un alieno, quindi non hanno idea di cosa troveranno né di dove andare precisamente. È un romanzo splendido che ti tiene con il fiato in gola fino all'ultima parola: Urania n. 1436 (2002), per chi fosse interessato ;-)

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    1. Wow! Di nuovo grazie per il prezioso contributo. Praticamente al mio post si è aggiunto un guest post *__*

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    2. Viaggio alieno? Geniale!

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  13. Ti rivelo un piccolo piacere che provo tutte le volte che qualcuno parla con le stelle negli occhi di cose a me molto lontane. È come scoprire un nuovo mondo. Lo so, io le stelle nei tuoi occhi non ho potuto vederle, ma le ho percepite attraverso le tue righe scritte; così mi ha affascinato entrare nell'universo della fantascienza che io sconosco. Solo Asimov e Bradbury ho letto quando ero più giovane, ma ho lasciato il mio interesse verso il genere a quell'epoca.

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    1. Anch'io in fin dei conti non ho quasi più letto fantascienza dopo il 1977. Ora però ho qualche progetto di lettura o rilettura dei capolavori del genere.

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  14. La fantascienza per me è sempre stato un miscuglio di sensazioni: film e libri, poco i fumetti... Anche se certi must (vedi Urania) li ho scoperti relativamente tardi

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    1. Io ho amato e amo molto certe serie a fumetti di fantascienza, in particolare Dan Dare e Garth, oltre ai classici come Flash Gordon e Brick Bradford. Nel cinema al primo posto metto Tarkovsky.

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  15. Un bel percorso, anche solo averlo sfiorato ha sicuramente arricchito la tua esperienza. Io personalmente non ho mai amato la fantascienza, pur avendo letto tante belle cose interessanti (Asimov in testa). Anche io sono arrivato a Baudelaire per merito di Poe, incuriosito e desideroso di conoscere i primo divulgatore in europa del mito della mia giovinezza. Come sempre ottimo articolo Ivano.

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    1. Ho alternato periodi di lettura di classici o comunque di narrativa non di genere a periodi di lettura di opere di genere. Nell'83, per esempio è cominciata la parentesi horror. Chissà se mi capiterà di parlarne...
      Come sempre, grazie mille per l'altro gradimento, Massimiliano :))

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    2. Un lavorone, un gran lavorone. Sono post impegnativi i tuoi e si percepisce.

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    3. Ti assicuro che in confronto a certi altri, questo è stato una passeggiata ;-)

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  16. Questo post un po' mi fa soffrire, perché da ragazzo, direi quasi da ragazzino, divoravo fantascienza. Non avendo soldi per acquistare libri, me li facevo regalare nelle solite occasioni e me li facevo prestare da cugini/zii più grandi. Ho avuto la casa invasa da Urania e libri della Editrice Nord e leggevo, leggevo e sognavo, mentre gli amichetti giocavano in cortile a pallone. Purtroppo, com'è mia abitudine (e anche, ahimé, per una questione di scarsissima memoria) ricordo ben poco dei libri e degli autori letti, eccezion fatta per i più "famosi tra i profani", come la Fondazione di Asimov o i libri della Le Guin o Farmer. Ricordo quelle letture come piacevolissime e super-appassionanti e infatti ne ho nostalgia :)
    Ciò nonostante la mia "cultura fantascientifica" è quella di una zappa. Arrugginita.
    Ad un certo punto smisi quasi completamente di leggere fantascienza - non so bene perché, probabilmente altri e nuovi interessi, tipo quello per l'India - e per ben oltre 30 anni non credo di aver più toccato più l'argomento. Eccezion fatta per Dick (tranquilli Ivan e Lucius, sono un "fan" molto tollerante ^___^) e il cyberpunk e poco d'altro.
    Poi recentemente ho scoperto ALIA, Massimo Citi e qualche altro autore, ma mi resta una specie di rimpianto per aver completamente "mollato" un genere che da ragazino mi regalò centinaia di ore di lettura felice ed appassionata.
    Anche se mi ha fatto un po' soffrire :) mi è piaciuto moltissimo leggere l'articolo e i commenti, tutti fantastici!
    A presto.

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    1. Sei sempre in tempo a recuperare e procurarti altre centinaia di ore felici e appassionate, no? ^_^
      Comunque sia, abbiamo una storia abbastanza simile. Anche io dopo i due-tre anni raccontati in questo post non ho letto quasi più nulla del genere fantascienza. Solo pochissimi libri separati da intervalli di anni: un libro della Le Guin, Neuromante di Gibson, un libro di Dick e pochissimo altro. E solo di recente mi son sentito riafferrare da un po' di voglia di tornare a leggere libri di questo tipo.
      Grazie anche a te per l'alto gradimento e a presto!
      Ed è vero che i commentatori stavolta sono stati ancor più fantastici del solito ^_^

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