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Solve et Coagula - Pagina 130





Parte II - Capitolo 1 /2


Massimo non avrebbe certo ricordato la notte appena trascorsa come una delle più tranquille della sua vita. Collezionò un incubo dopo l’altro e si risvegliò al sorgere del giorno all’apice dell’agitazione. Impiegò poi alcuni istanti a ricordarsi che si trovava in un letto d’ospedale, a duemila chilometri da casa. Per un momento, colto un istantaneo accesso di panico, pensò anche di afferrare il cordone del campanello e schiacciare il pulsante di chiamata, ma fermò il braccio a mezz’aria quando vide formarsi davanti a lui, sebbene solo nella sua mente, l’immagine della giovane infermiera della sera prima. Una parte di lui desiderava senza dubbio di rivederla, e tuttavia non poteva ignorare il senso di disagio che aveva ricavato dal loro incontro e che era forse all’origine degli incubi a cui aveva dovuto sottostare quella notte.
Doveva allora augurarsi l’ingresso nella stanza dell’infermiera che aveva conosciuto per prima, un po’ più avanti nell’età e ai suoi occhi assai meno attraente dell’altra, quella miss… Walker? O si chiamava Hawkins? Confrontò per alcuni istanti i due nomi, poi decise che era un dilemma senza importanza e tornò a soppesare vantaggi e inconvenienti della venuta o dell’una o dell’altra. In altre parole, trovava preferibile andare incontro a un’innocua delusione o a una possibile seconda scornata? Alla fine, al primo accenno dell’inizio di una nuova emicrania, si risolse a suonare il campanello.
A comparire, un paio di minuti dopo, fu proprio miss Walker… o miss Hawkins che fosse.
Gli diede il buongiorno e lui la pregò di far entrare un po’ di luce nella stanza.
La donna lo accontentò, poi gli rivolse uno sguardo e scosse la testa. <Ha l’aria di non aver riposato molto stanotte> aggiunse.
<È così> le confermò lui. <In realtà voglio solo andarmene di qui. Oltre che maggiorenne e nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, sono anche in grado di camminare sulle mie gambe>.
<Bene. Lo faccia presente al dottore tra poco, quando verrà a visitarla. Intanto, perché non si distrae leggendo o ascoltando la radio? Ieri le ho portato un libro proprio come aveva chiesto, ma stava dormendo e non ho voluto svegliarla>.
<Vuole dire che ha portato lei questo libro?> chiese stupito Massimo.
<Certo, che c’è di tanto strano? Se non le interessa la storia della città di Dunwich le porto qualcos’altro, ma ho pensato che se aveva fatto così tanta strada per venire qui, era perché lo aveva affascinato la storia della città sommersa e tutto il resto>.
<Ma questo non è un libro sulla storia di Dunwich> protestò Massimo, allungando il braccio fino al comodino. Ma si ammutolì subito, alla vista della copertina del volume.
<Che c’è? Si direbbe che abbia appena visto un fantasma> osservò l’infermiera, sempre più perplessa.
<Questo libro non è lo stesso che stavo leggendo ieri> replicò lui. <Qualcuno stanotte deve averlo sostituito>.
 <Si sbaglia di grosso. Quel libro glielo ho portato proprio io, ieri, nel primo pomeriggio>.
Massimo considerò che non fosse il caso di insistere sull’argomento, considerata la difficile situazione in cui si trovava. Volle tuttavia sapere dell’appariscente infermiera che, oltre ad avergli aveva servito la cena la sera prima, si era anche vantata di avergli procurato la raccolta di racconti popolari del Suffolk. Gliela descrisse nei dettagli.
<Oh, ha incontrato miss Susi? Questo sì che è strano…>.
<Strano?>
<Oh sì, non sapevo che ieri fosse in ospedale. A dirla tutta, si sta godendo il suo periodo di ferie e dovrebbe trovarsi all’estero>.
<Sarà stata richiamata a sostituire qualcuno, per un’emergenza> ipotizzò Massimo.
<Già, deve essere andata così> annuì l’infermiera, senza tuttavia diminuire di molto l’aria interrogativa che le aleggiava sul volto.
<Se non altro adesso so che si chiama Suzy> continuò Massimo, <con me giocava a fare la misteriosa. E il suo cognome?>.
L’infermiera scoppiò in una risata improvvisa, cogliendo Massimo di sorpresa. <Oh, ci cadono anche gli italiani allora. Susi è il cognome. S-u-s-i. Mentre il suo nome è…> esitò un istante prima di proseguire, poi però eruppe come un fiume in piena. <…Paula. Paula Susi. Se poi vuole anche sapere delle sue origini, è arrivata in Inghilterra dalla Finlandia, insieme a suo padre. Mentre la madre mi risulta che sia morta quando lei ancora molto piccola, se non addirittura nel metterla al mondo>.

* * *

<...>: dialoghi in lingua inglese



Commenti

  1. Come siamo finiti a Dunwich? Risvolti lovecraftiani nella seconda stagione di SeC? :)

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    1. Ahahah, niente risvolti alla Lovecraft, Marco. Questa Dunwich è quella reale, geograficamente situata sulla costa sudorientale dell'Inghilterra.
      La seconda parte di SeC ha inizio nell'estate 1985, con il padre di Luisa reduce dall'esperienza allucinogena descritta nella prima stagione di SeC. Lentamente si dovrebbe arrivare a comprendere come e perché Luisa si è trovata a vivere in una sorta di dimensione alternativa.

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    2. Credevo fosse un paese inventato di sana pianta da Lovecraft.

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    3. Non ho idea del perché Lovecraft abbia deciso di utilizzare un toponimo reale per un posto immaginario. Forse gli piaceva il suono del nome.

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  2. Paula Susi o.O 'nammo bene -_-
    Ci stai mettendo alla prova, eh :D Stavolta non ho congetture pronte, me lo merito, giusta punizione XD

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    1. Ahahah, non temere Glò, la genesi del nome prima o poi sarà spiegata. E la signora in questione ha già fatto una comparsata, sebbene in modo molto elusivo, nella prima parte di SeC ^_-

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    2. Mi correggo: signorina in questione.

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    3. ...appena posso faccio un'incursione nel passato, alla ricerca di Paula -_-

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    4. Non te lo consiglio... ne usciresti a mani vuote. Quando sarà il momento capirai perché ^_^

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  3. Glo.... che birbante Ivano vero? Ahahahah comunque quanto a mistero anche questa seconda parte no scherza.

    Paula è già apparsa.... la visione del padre?

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    1. Cara Pat... deve essere 'na roba sottilissima, dalla risposta di Ivano al mio commento sopra :P Birbante -_-

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  4. Glo.... che birbante Ivano vero? Ahahahah comunque quanto a mistero anche questa seconda parte no scherza.

    Paula è già apparsa.... la visione del padre?

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    1. Cara Patricia, come ho scritto sopra a Glò, la spiegazione non è delle più semplici. Per arrivarci, ci sarebbero da risolvere un paio di giochi di parole tutt'altro che intuibili a prima vista.

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    2. Intnato scusa per il commento doppio. Col cellulare mi capita sempre e non so come risolverla.
      Giochi di parole... uhm... ci penso!
      Poi, mi è venuta in mente un'altra cosa. Luisa si stava trasformando nella figura vista dal padre. Presente il cambiamento di colore di un occhio? :))

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    3. Il doppio commento stavolta andava bene, Patricia... a uno ha risposto Glò all'altro io ^_^
      L'inizio di trasformazione in Luisa coincide con una serie di eventi che renderò noti (salvo variazioni di non-programma) nel prossimo capitolo. Arriveranno anche le prime risposte alla serie di interrogativi accumulatisi nel corso della prima parte *__*

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  5. Quando ho letto il nome Dunwich anche a me è venuto subito in mente Lovecraft. Non sapevo che questa cittadina esistesse davvero.

    La questione del libro sostituito mi inquieta, ma forse anche Miss Walker miss Walker/Hawkins non è quella bonacciona che vuole farsi credere. Ricordiamoci dell'ex-infermiera in "Misery"!

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    1. Ti tranquillizzo dicendoti che qui siamo lontani mille miglia da "Misery". Non ci sono infermiere sadiche in vista ;-)

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