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La storia segreta del film impossibile - Castaneda, Jodo, Fellini e gli altri /2




Los Angeles, in un giorno d’estate del 1996. Mentre mi trovo davanti all’espositore dei cibi della mensa dell’Università della California (UCLA), a decidere cosa portarmi in tavola per il pranzo, qualcuno mi dà dei colpetti sulla spalla. Mi volto e mi trovo davanti un vecchio amico che non vedo da quasi tre anni. Non mi sorprendo più di tanto perché sono davvero tanti gli italiani accorsi ad ascoltare la serie di conferenze sullo sciamanesimo che Carlos Castaneda ha in programma di tenere, dall’indomani e per un’intera settimana, in una sala dell’università. Lui sembra in ogni caso molto contento di vedermi e scoprirò presto perché.

Una volta seduti l’uno di fronte all’altro a un tavolo della mensa, ha inizio la nostra conversazione. Il mio amico esordisce più o meno così: «E’ una vera fortuna che io ti abbia incontrato, perché mi serve qualcuno che sappia scrivere».

Ricordavo bene di avergli dato da leggere, qualche anno addietro, alcune parti del mio scritto autobiografico Come aria che si cambia, e quanto positivamente ne fosse rimasto colpito.

Il motivo per cui gli servo me lo spiega subito dopo. Al termine di una trattativa di alcuni mesi, ha raggiunto un accordo di massima con Tracy Kramer per la realizzazione di un film tratto dai libri di Castaneda, e gli occorre qualcuno in grado di stendere una prima versione della sceneggiatura. Tracy Kramer lo conoscevo solo di nome, tuttavia sapevo bene che oltre a essere una delle persone più vicine allo scrittore-sciamano era anche il suo agente letterario.

L’idea naturalmente mi piacque all'istante, e molto, ma nello stesso tempo avevo una sensazione di tutt’altro tipo, come di qualcosa fuori posto. Ma non perché trovassi strano ascoltare quella proposta dalla bocca del mio amico, che era proprietario di uno dei cinema storici di Firenze e aveva agganci nel mondo della produzione cinematografica, e neanche per il fatto che tutto procedesse in quel modo, di intermediario in intermediario - dopotutto eravamo in America, a Los Angeles! Era qualcosa di più indefinito a turbarmi, qualcosa che non riuscivo a focalizzare o a nominare.
Lasciai comunque che il mio amico continuasse con le sue spiegazioni.

«Inoltre mi servi per un altro motivo. Castaneda ha posto una condizione. Ha richiesto espressamente che per la regia del film sia interpellato Alejandro Jodorowsky – l’unico regista, morto Fellini, di cui lui si fidi».
Certo che non avrei incontrato particolari difficoltà a contattare Jodorowsky, confermo la mia disponibilità al mio amico, che si dimostra così soddisfatto. Troppo soddisfatto in realtà, perché mi chiede di cominciare a lavorare alla stesura della sceneggiatura fin da subito dopo il mio rientro in Italia.



E così andarono le cose. Al mio rientro in Italia ci mettemmo al lavoro in tre. Con me collaboravano la mia compagna di allora, Ginevra, e una seconda ragazza, una persona di fiducia del mio amico.
Ci trovammo subito d’accordo che il film dovesse iniziare con uno dei momenti clou della saga castanediana: il salto nell’abisso – cioè con il finale del quarto volume (Tales of Power, ma apparso in Italia con il titolo L’isola del Tonal). Di lì la trama si sarebbe poi sviluppata in due direzioni: nel passato e nel futuro.

Dovevo comunque ancora parlare con Jodorowsky, e la sorte sembrò venirmi in aiuto, perché seppi che di lì a poco proprio lui avrebbe tenuto un reading delle sue poesie alla libreria City Lights di Firenze, che allora era anche la casa editrice italiana delle sue opere. Mi sembrò subito la soluzione ideale, perché mi risparmiava sia un eventuale viaggio a Parigi, sia la possibilità alternativa a cui avevo pensato, di contattare il suo agente per l'Italia, che conoscevo ma non abbastanza bene.
In conclusione, la sera del reading mi recai alla libreria e alla fine riuscii a ritagliarmi uno spazio, sebbene con un po' di difficoltà a causa della ressa di gente, per parlargli del nuovo progetto cinematografico in corso e dargli il recapito negli Stati Uniti dove avrebbe dovuto chiamare per mettersi in contatto con Castaneda o con qualcuno del suo entourage.
Ma Jodorowsky a questo punto si mostrò indispettito e mi rispose più o meno così: «Non tocca a me farmi vivo con Castaneda, ma a lui farsi vivo con me».
Insistetti ancora un poco, poi mi resi conto che non c’era modo di smuoverlo da quella posizione e decisi di lasciar perdere e andarmene. In fin dei conti, niente era perduto: Jodorowsky mi aveva confermato la sua disponibilità al progetto, se solo fosse stato Castaneda in persona a contattarlo.

Quello che ancora non sapevo era che c’era stata una svolta drammatica degli eventi dall’altro lato dell’oceano, e di un'entità tale che nessuno di noi fu in grado di indovinare per lungo tempo ancora.
Ogni ulteriore tentativo da parte del mio amico di contattare Tracy Kramer si rivelò infatti inutile. L’agente di Castaneda era irreperibile e nessuno dei nostri messaggi riceveva risposta. Alla fine, dopo alcune settimane di tentativi inutili, potemmo solo prendere atto che il progetto era, sotto ogni apparenza, naufragato.
Ma era lo stesso Castaneda a essere svanito nel nulla. Aveva smesso di dare conferenze e non compariva più negli stage di Tensegrità tenuti a suo nome. Non era certo la prima volta che lo scrittore sceglieva di sottrarsi all'attenzione del mondo, ma in questo caso la sparizione sorprese un po' tutti.
E a quel punto mi chiesi se anche Jodorowsky non fosse stato in realtà abbastanza sensibile da intuire che c'era qualcosa che non andava in tutta la faccenda e la sua risposta risentita non fosse stata altro che un modo per chiudere in fretta la questione e liberarsi dell'incomodo. Del resto io stesso avevo avuto un'intuizione simile, accompagnata dall'impulso a defilarmi, mesi prima a Los Angeles.
Continuai in ogni caso, ancora per un po’ di tempo, a chiedermi se non avessi trascurato qualcosa di essenziale e se non vi fossero ancora dei margini di trattativa, delle falle inesplorate attraverso cui far breccia. Finché, nell’agosto del 1998, non intervenne il fattore decisivo, quello che mi liberò da ogni dubbio o illusione residui: la notizia, che appresi dal telegiornale della sera, della rivelazione pubblica della morte per cancro di Carlos Castaneda, avvenuta circa quattro mesi prima. Castaneda aveva quindi scelto di sparire per una ragione diversa dalle precedenti stavolta: aveva scelto di morire in totale segreto, lontano dagli occhi del mondo.


Con l’annuncio della morte di Carlos Castaneda ebbe anche inizio il mio distacco – distacco di superficie – da quello che per molti anni avevo imparato ad riconoscere come “il suo mondo”. E che era in gran parte anche “il mio mondo”. Fu un distacco graduale, che si concluse solo nell’Estate del 2000, motivato essenzialmente dal fatto che l’eredità del grande illusionista e affabulatore magico era stata raccolta da persone che trovavo infinitamente meno interessanti di lui.
Per lungo tempo mi ero sentito parte di una fitta, intricata rete di collegamenti, di cui sarebbe interessante poter avere una visione sintetica, dall’alto – così come si osserva la trama di un tappeto su un pavimento. Continuando a espandere la trama del “tappeto” da ogni lato oltre i suoi bordi, si finirebbe probabilmente per inglobare pian piano il mondo intero. Anche se, altrettanto probabilmente, solo pochi punti luminosi si staglierebbero vividi come stelle su una massa per il resto inerte e confusa.
A formare la rete erano successioni di incontri possibili e mancati, di incontri impossibili e avvenuti, di gente che si cerca e si elude, che gioca a nascondino e a rincorrersi. I nomi principali sono stati per me, dopo quello di Carlos Castaneda, quelli di Alejandro Jodorowsky, Federico Fellini, Moebius. Ognuno di loro un mostro sacro nel proprio campo di azione nel mondo, ognuno di loro oggetto di ammirazione e perfino di culto. Poi ci sono tutti gli altri, alcuni li ho citati, altri, la maggioranza, no.
Non si può in ogni caso tralasciare di accennare a quel “qualcosa” che alla fine decideva di tutto – tirava le fila di tutto. Castaneda lo chiamava semplicemente “Spirito” e lo citava in continuazione, nei suoi libri come nei suoi discorsi. Toccava sempre a “Lui”, o “Esso” che dir si voglia, l’ultima parola. Castaneda, e con lui tutti gli altri in modo più o meno consapevole, ubbidivano. Credo che sia questo il motivo essenziale per cui alla fine non ci fu mai nessun film.
Non ho mai in nessun caso provato sentimenti di delusione o rimpianto riguardo a tutto questo. Qualcosa in me era consapevole, fin dall’inizio, che ciò che aveva davvero importanza era mantenere costante il flusso del Sogno. E questo lo si faceva soprattutto mantenendo vitale, in un modo o nell’altro, la fitta rete di connessioni che lo costituiva. Era questo il ruolo che fondamentalmente toccava a ognuno di noi - il resto erano, e sono, dettagli.
Il flusso del Sogno è continuo, perenne mutamento e le configurazioni energetiche che produce cambiano, si può dire, a vista d’occhio. Ma alla fine tutto è ricondotto, come ho già detto, a quell’Altro che domina su tutto e finisce per far assomigliare tutto – a maggior ragione un film – a un pretesto come un altro. Sacred hoax, "imbroglio sacro", era la parola d’ordine. Che accompagnava tutto fin dal suo nascere, quasi fosse l’inevitabile doppio di ogni cosa.

Voglio concludere con una sorta di aneddoto. Quando rividi Jodorowsky la volta successiva – e dovette trascorrere qualche anno – fu come se avessimo concordato per un reset della memoria, per una ripartenza da zero. Dopo la sera del reading di poesia non trapelò mai più tra noi, neanche in un momento di distrazione, il nome di Carlos Castaneda.

* * *

Tutte le illustrazioni del post sono di Moebius e provengono dal volume 40 days nel deserto B.

Commenti

  1. Beh, che film sarebbe stato se solo le cose fossero andate in maniera diversa!
    Mi sa che non potremo mai saperlo....

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    1. Così come non sapremo mai come sarebbe stato Dune di Jodorowsky -_-

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  2. Confermo il commento al post precedente, ti leggo come un bimbo incantato. Ma che belli questi aneddoti.

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    1. E io posso so.lo confermare la risposta che ti ho dato nel post precedente: i tuoi commenti per me sono un autentico toccasana :))

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  3. Risposte
    1. Credo sia da leggersi come un commento positivo. Grazie Michele :)

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    2. Hahahaha, sferzante Michele, credo che sia la boccuccia del bimbo incantato...

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    3. A pensar male a volte ci si azzecca ;)

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    4. Ma che bimbo e bimbo :D è l'emoticon per esprime stupore, quello sì :-p

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  4. Ora che sono informato un po' meglio, dico che posso ipotizzare un rischio simile a quello che tu hai nominato per "Vita di Milarepa". Quando si parla di opere ad alto contenuto spirituale (lasciando da parte se le si consideri credibili o millanterie) una messa in scena cinematografica è, a mio avviso, una delle trasposizioni più difficili. Penso che un fumetto, o meglio ancora un libro illustrato, con la staticità delle immagini disegnate, potrebbe avere (avuto) un miglior esito.

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    1. Non per niente Castaneda si fidava solo di due registi che sentiva affini a sé come visione del mondo. In effetti credo che "La voce della luna" sia il film più castanediano della storia del cinema.

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  5. Oggi ho trovato il tempo per leggere con calma questa seconda parte del post.
    Mi sembra che quella tua sensazione iniziale fosse parecchio significativa in tutta questa storia. Io ho sempre avuto l'impressione che negli anni immediatamente successivi alla morte di CC sia calata come una sorta di nebbia su tutto quel mondo, come a voler tirare un velo su qualcosa che non doveva restare più in luce. E' qualcosa che mi è difficile da spiegare, ma a me sembra che si sia volutamente evitato di dare un seguito a tutto, forse film compreso. Non può essere un caso che proprio dopo la morte di CC siano venute fuori delle storie che miravano a infangare la sua storia e i suoi libri. Molti miei amici dell'epoca che credevano ciecamente in lui, hanno preso le distanze a tal punto che ormai dicono che i libri sono stati costruiti ad arte e la maggior parte non sono stati scritti neppure da CC.
    Io vedo in tutto ciò una precisa volontà. Anche se non so dirti di chi o di cosa... Tu cosa ne pensi?

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    1. Caspita, che domanda difficile ;)
      Dunque, la cosa che mi ha stupito di più è stata la scelta di Castaneda di circondarsi, nel finale della sua vita, di certi personaggi. Dico una cosa forte, ma a volte la mia sensazione era che fosse loro succube.
      Riguardo agli attacchi a lui e alla sua opera ci sono stati fin dall'inizio degli anni '70. Credo che si siano intensificati poco prima che morisse a causa delle nuove possibilità offerte da internet.
      C'è stato poi tutto l'indescrivibile caos derivato dalla moglie, dal figlio e dall'eredità contesa. E da altri fatti che forse saprai ma non è il caso di citare qui.
      Gli anni tra il 1998 e il 2000 sono stati quelli del lento distacco, per me come per moltissimi altri. Si può dire sia stato Howard Lee a trascinarci dolcemente fuori e permetterci di atterrare sul morbido. E alla fine posso capire anche i voltafaccia totali.

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  6. Ci ho messo un po' ma alla fine ce l'ho fatta ad arrivare a commentare anch'io. Sono davvero senza parole. Sei una persona davvero incredibile!
    Avevo provato a leggere Castaneda secoli fa, sicuramente sono passati più di vent'anni, ma avevo fallito miseramente. Credo fosse "Don Juan" ma ora non ne sono nemmeno sicuro. Forse a questo punto potrei ritentare... d'altra parte crescendo si cambia...

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    1. Sai che non riesco proprio a immaginare l'effetto che possa fare leggere oggi castaneda? Mi sembra sia un po' come squarciare il velo di cui scrive sopra Maria Teresa.
      Comunque, almeno i primi quattro volumi hanno secondo me un valore universale, nei successivi mi sembra che Castaneda miri a circoscrivere un pubblico di persone sempre più ristretto.

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  7. Incantata, e non ho altre parole *__*
    Che ci riservi ancora, Ivano??? o.O
    Da tutto ciò, mi assale una forte curiosità verso Castaneda; seguirò i consigli che mi hai scritto relativamente alla prima parte di questo fantastico aneddoto che ci hai regalato!

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  8. Ivano, complimenti. Splendida serie di articoli. Mi pare di capire che la "preparazione" del progetto sia avvenuta al di fuori del circolo/gruppo/oligarchia dei cinematografari romani o in generale di tutto quel mondo. Molto interessante. Grazie!

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    1. Grazie mille per l'apprezzamento dei post!
      Se la memoria non mi inganna, l'unico nome "ufficiale" venuto a galla in corso d'opera era la Medusa film.

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