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Apollo servo di Admeto /3: Erodoto, Hillman, Calasso




Se qualcuno ci chiedesse di chiudere gli occhi e di pensare al mondo delle fiabe, ci verrebbe con ogni probabilità spontaneo visualizzare un paesaggio simil-medievale. E' molto probabile che da qualche parte, per esempio sulla sommità di una collina, svetterebbe un castello, sebbene con altrettanto grande probabilità somiglierebbe più a quello dei film disneyani che a un effettivo castello del medioevo. Sarà in ogni caso un mondo popolato di contadini e artigiani piuttosto che di operai e capitani d'industria e retto da un ordinamento monarchico piuttosto che repubblicano quello che ci apparirà davanti.
Considerazioni analoghe si possono fare, senza troppo azzardo, per la tragedia attica: anch'essa necessita, per prosperare, di un certo tipo di scenario passato, rappresentato in questo caso da un'età del bronzo con le sue "anacronistiche figure di autorità"* paragonabili ai re e alle principesse "medievali" delle fiabe. In altre parole, Admeto non è assimilabile agli spettatori greci della tragedia del V secolo a.C, più di quanto lo sia a noi lettori moderni il re di una fiaba.
Si può inoltre supporre che il passato, considerato in questa ottica "immaginaria", viva a un grado superiore di realtà rispetto al presente, perché ha già compiuto un tratto di strada in direzione dell'invisibile. C'è questo "segreto" dietro il fascino che la fiaba esercita su di noi. E questo un tempo deve essere stato vero anche per la tragedia e per lo spettatore che vi assisteva.

Francesco Hayez - Ulisse alla corte di Alcinoo (1814-15)

Tornando all'Alcesti in particolare, non sarà forse passato inosservato che la sostituzione di Alcesti ad Admeto nella morte non è l'unica sostituzione presente all'interno della tragedia. Ce n'è un'altra che appartiene all'antefatto e riguarda la decisione di Zeus di mitigare, in risposta alla supplica di Leto, la punizione di Apollo, sostituendo il Tartaro con la Tessaglia come suo luogo di esilio.
Non può certo essere, questa, una sostituzione casuale e Roberto Calasso nelle Nozze di Cadmo e Armonia (un testo a cui mi sono riferito più volte in questo blog) non manca di ricercare le possibili analogie e somiglianze tra i due 'luoghi', partendo dalla descrizione che Erodoto, da geologo ante-litteram, dà della Tessaglia (Storie VII, 129):
…si dice che anticamente fosse un lago, essa che è chiusa tutto all’intorno da ogni parte da monti altissimi. Infatti la parte di essa rivolta verso Oriente la chiudono il Monte Pelio e l’Ossa, che nelle pendici sono uniti, la parte verso settentrione l’Olimpo, e verso Occidente il Pindo e verso mezzogiorno l’Otris: la regione posta in mezzo a questi monti che ho nominato è la Tessaglia, che è una conca.
Pur gettandosi in essa anche molti altri fiumi, i cinque più notevoli sono i seguenti: Peneo, Apidano, Onocono, Enipeo e Pamiso, e questi, scendendo ciascuno col proprio nome dai monti che circondano la Tessaglia, si riuniscono in questa pianura e hanno sbocco nel mare attraverso una sola valle, e per di più angusta, mescolando tutti insieme le loro acque. E subito dopo che si son mescolati, da quel momento ormai il Peneo prevalendo col suo nome rende anonimi gli altri.
Si narra invece che nei tempi antichi, non esistendo affatto la valle e questa via d’uscita, questi fiumi, e oltre a essi il lago Bebeide, non avessero nome, sebbene scorressero non meno che ora, e scorrendo avrebbero fatto di tutta la Tessaglia un mare. I Tessali stessi dicono che Posidone creò la valle attraverso la quale scorre il Peneo, e dicono cosa verisimile. Ché chi crede che Posidone scuote la terra e che le fenditure provocate dai terremoti sono opera di questa divinità, anche vedendo quella direbbe che è opera di Posidone: è infatti opera di un terremoto, per quanto a me pare, la spaccatura fra i monti.
Calasso sintetizza, e aggiorna, in questi termini (Nozze, 90-91):
...terra che "nei tempi antichi era un lago circondato da molti alti come il cielo" (uno dei quali è l'Olimpo) e ha conservato un'intimità con le acque profonde, che periodicamente erompono da molte bocche e la inondano dalle vene di molti fiumi; campagna ferace, gialla e aspra, ricca di cavalli, di armenti e di streghe. Non vi presiede la trasparenza fredda di Atena, ma una grande dea che esce dalle tenebre, Feraia. Tiene due fiaccole in mano e raramente è nominata. Anche questo corrisponde al genio della Tessaglia, terra dove la divinità è più vicina al primordiale anonimato, dove gli dei raramente si presentano con un volto e dove gli Olimpi non sono avvezzi a scendere.
…Feraia è un nome locale di Ecate… E’ lei, in Tessaglia, la forte (Brimó) unita allo Hermes che è figlio del forte (ĺschys, l’amante che Coronis ha preferito ad Apollo). E “forza” (Ἅlk) è anche nel nome di Alcesti. In questa terra, prima che come figura, la divinità si dichiara come pura forza.
Io mi permetto di aggiungere qui, sempre in tema di acque profonde, che nella descrizione di Erodoto si affaccia ancora un’altra similitudine: anche l’Ade - il mondo infero, di cui il Tartaro è la cavità più estrema e profonda - ha, come la Tessaglia, cinque fiumi notevoli: Stige, Piriflegetonte, Cocito, Acheronte, Lete.

Guy Head - Iride che porta all'Olimpo l'acqua dello Stige
(ca. 1795)

Mentre James Hillman nella sua opera specifica sui sogni, in particolare nelle pagine in cui lui si appoggia ai frammenti di Eraclito che descrivono l'azione dell'acqua sull'anima e all'alchimia (Il sogno e il mondo infero, 188-189), scrive:
Se colleghiamo l'affermazione di Eraclito sull'acqua e la morte con la famosa massima degli alchimisti: "Non eseguire alcuna operazione finché ogni cosa non sia diventata acqua", vediamo come l'opus abbia inizio nella morte. Quando un'immagine onirica viene inumidita, vuol dire che essa sta iniziando il processo della dissolutio e comincia a diventare più psichizzata, nel senso di Bachelard, a trasformarsi in anima, perché l'acqua è l'elemento precipuo della rêverie, l'elemento delle immagini riflessive e del loro incessante, inafferrabile flusso.
Che paesaggio è, dunque, quello che fa da sfondo all'Alcesti?
Se la Tessaglia è, per la sua associazione all'acqua e alla morte, un luogo della dissolutio... di perdita della figura in favore della pura forza e dell'anonimato primordiale secondo Calasso, di perdita della letteralizzazione dell'immagine in favore della sua psichizzazione secondo Hillman, allora è un luogo che ha molto a che vedere con Ade e l'ombra (Nozze, 91):
Ora il paesaggio si svela. E’ una rigogliosa terra di morti, quella Tessaglia dove Apollo sarà schiavo per un “grande anno”, finché gli astri, in nove anni, non tornino alle loro posizioni originarie. Il soggiorno di Apollo in Tessaglia è un ciclo infero.
Sono i pianeti, secondo i Pitagorici i "cani" di Persefone, che muovendosi in cielo nelle vicinanze dell'eclittica (la linea immaginaria tracciata dal percorso apparente del sole intorno alla terra lungo la fascia zodiacale), descrivono con le loro orbite ellittiche un ciclo infero nel cinodromo della regina degli inferi.

La domanda posta alla fine dello scorso post: Quanto è stretto il legame di Admeto con la morte?, potrebbe così aver trovato una risposta: Stretto al punto da far dire che proprio Admeto sia il reggente di un dominio della morte (Nozze, 91):
Il nome Admeto vuol dire "indomabile": ma nessuno è indomabile come il signore dei morti. Ora i pochi tratti che conosciamo di lui acquistano un nuovo senso: nessuno è ospitale come il re dei morti; suo è l'albergo che non chiude mai le porte, a nessuna ora del giorno e della notte; nessuno ha armenti così numerosi.

* * *


* Andrea Rodighiero, La tragedia greca. Il Mulino, 2013

L'illustrazione in alto sotto il titolo è di Thomas Kinkade (thomaskinkade.com).

Commenti

  1. Sempre più coinvolgente *__*

    A me la tua analisi ha convinto parecchio! Tutto acquista un senso differente.
    Anche la questione della morta/non morta... Per questo nessuno si poteva sostituire a lei? o.O
    Intanto, in attesa della continuazione, buona domenica Ivano! ^^

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    Risposte
    1. Grazie Glò *_*
      Si diceva che la storia della servitù di Apollo presso Admeto fosse sulla bocca di tutti nell'antica Grecia, ma le fonti in nostro possesso sono tutte frammentarie a eccezione dell'Alcesti di Euripide. Che essendo uno spettacolo aveva però anche funzioni diverse da quella della trasmissione del mito. Vedremo...
      Buona domenica a te :)

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  2. Ma stupendo Ivano! Un'analisi eccezionale con una risposta geniale!
    Adesso ho capito meglio cosa intendevi nella risposta che mi hai dato nello scorso post!
    Ora però che una conclusione è stata tratta, vediamo quale altra scoperta si aprirà! :D

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    Risposte
    1. Grazie mille Alessia, ma buona parte del merito va anche a Calasso e Hillman e alla loro enorme opera di decifrazione del mito greco. Io mi considero un discepolo ^_^
      Comunque sì, ci attendono altre scoperte, eccome! ;D

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    2. Che poi penso che tutto questo abbia strettamente a che fare anche con il motivo stesso per cui Apollo viene inviato proprio da Admeto, ovvero la trasgressione di Asclepio che ha proprio a che vedere con la morta ed il ritorno in vita da essa. Come se tutte le parti di quest'opera fossero, appunto, circolari e collegate l'una all'altra in un gioco di rimandi!

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    3. In effetti Ananke, la necessità greca, è figura circolare che cinge la sfera celeste nel suo anello. Pensa a Nietzsche: l'anello degli anelli, l'anello dell'eterno ritorno.

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