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Quel che debbo ai Quindici /3: Dipingeva solo uccelli




Dipingeva solo uccelli. amava più gli uccelli delle parole! Egli andava per la campagna in cerca di qualcosa da ammirare: in realtà cercava uccelli solo uccelli. A volte vedeva un albero, a volte un giallo bocciuolo, ma sempre e dappertutto egli scorgeva ali, creste, piume, ed era questo che prediligeva. Amava infatti un mondo popolato solo dai cantori del creato.

Questo paragrafo, un po' prosa un po' poesia, compare nel volume 13, "Personaggi da conoscere", dell'enciclopedia I Quindici, ed è riferito all'eroe "anomalo" a cui accennavo in chiusura dello scorso post sugli eroi dell'infanzia. E' tempo di svelarne nome e cognome: John James Audubon, e di dire che il suo atto "eroico" è consistito, ai miei occhi, proprio in ciò che avete letto poco sopra: l'aver dipinto uccelli per tutta la vita.
Ma un atto del genere può essere definito eroico? O si tratta piuttosto dell'ordinaria attività di un naturalista-pittore? (Faccio qui ancora riferimento alla distinzione di Henry Miller tra l'atto, che è di pertinenza dell'eroe e l'attività, che è invece appannaggio dell'uomo ordinario).
Niente sembrerebbe in effetti impedirci di far rientrare Audubon nelle fila dei tanti scienziati naturalisti che si sono dimostrati anche abili nel maneggiare pennelli e colori - tra questi, abbiamo un esempio abbastanza famoso anche in casa nostra, nella figura di Fulco Pratesi. Eppure sarebbe una forzatura non di piccole proporzioni e vedremo dopo perché. Per il momento voglio concentrarmi su un'altra possibile forzatura, quella che avrei operato io inconsapevolmente nel tempo lontano in cui muovevo i primi incerti passi nella costruzione del mio personale Olimpo di eroi, proprio con l'inserire Audubon nel novero nelle loro fila.


Eppure ancora oggi non faccio in realtà fatica a riconoscere quali siano state le caratteristiche ai miei occhi vincenti del personaggio, quali parti - vere o presunte - della sua biografia e delle sua personalità abbiano corrisposto ai miei canoni eroici di allora e fatto sì che John James Audubon, persona realmente esistita, entrasse nel corso del mio processo autobiobiliografico come il primo di una serie di eroi in cane ed ossa; serie che si sarebbe poi prolungata nella mia adolescenza, fino ad avere forse nel poeta Arthur Rimbaud il suo rappresentante più emblematico.
Di queste caratteristiche vincenti, la più fondamentale presupponeva che l'eroe - reale o immaginario che fosse - dimostrasse una particolare propensione a estraniarsi fisicamente dai confini della società civile. E Audubon rispettava all'apparenza questa caratteristica peculiare di tutti i miei eroi.
La breve nota biografica riportata ne I Quindici dice testualmente:
Visitò molte parti degli Stati Uniti, camminò per centinaia di miglia, cavalcò e scese lungo i fiumi su zattere.
La sua sarebbe stata vita quindi una vita nomade e avventurosa, vissuta in gran parte in scenari selvaggi lontani dal consorzio umano.

C'erano poi altre caratteristiche utili che consideravo, ed erano il suo intento "eroico" di dipingere tutti gli uccelli d'America e la pazienza e la perseveranza, ancor più "eroiche", necessarie a tradurre questo intento in pratica.
Citando ancora I Quindici:
John James Audubon doveva avere un'ottima vista. Gli uccelli non stanno immobili in posa come la gente quando è ritratta. Immagina di disegnare un uccello mentre sta costruendo il suo nido o mentre vola da un ramo a un altro dell'albero.
E a questo punto va dato atto agli autori dei testi de I Quindici (se si scarta a priori la possibilità dell'ignoranza) della loro capacità di sapersi rivolgere a un pubblico infantile, riuscendo anche, volontariamente o meno, nel compito di trasformare le pagine dell'enciclopedia in una virtuale fucina di eroi. Il paragrafo che ho citato all'inizio del post, come tutti quelli che vengono dopo, hanno l'aria di essere stare creati ad arte per soddisfare ogni possibile sete di insolito e meraviglioso. E questo a dispetto del rischio sempre in agguato, come è avvenuto nel caso di Audubon, di presentare una versione dei fatti non del tutto rispondente al vero.

Audubon era, oltre che un naturalista e un pittore, anche un appassionato cacciatore. E se è vero che doveva avere un'ottima vista per individuare gli uccelli e studiarne il comportamento, non era per questo costretto a "disegnare un uccello mentre sta costruendo il suo nido o mentre vola da un ramo a un altro dell'albero". Tutto quello che doveva fare era abbattere a colpi di fucile alcuni dei volatili che voleva ritrarre, poi, per il resto, aveva escogitato un valido sistema. Prendeva l'esemplare o gli esemplari uccisi e li metteva nelle pose loro abituali usando una tavola di legno e dei chiodi. L'immobilità dei suoi modelli era a dir poco garantita!

A testimonianza di questo slittamento di immagine basta mettere a confronto l'illustrazione con il ritratto di Audubon che accompagna l'articolo de I Quindici:


con la versione originale dell'opera:


Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Ma poiché io non venni a sapere di questa sua particolare tecnica di posa negli anni della mia infanzia, bensì un certo tempo dopo, l'aura eroica di Audubon rimase a lungo inalterata ai miei occhi. E non si è dissipata del tutto neanche oggi che la mia visione del personaggio è più articolata e demitizzata.


La qualità dell'opera di John James Audubon è in realtà tale da andare molto oltre quella che caratterizza la normale illustrazione didattica, a scopi scientifici, e lo pone come un caso a parte rispetto a tutti i suoi apparenti colleghi.
In questa qualità superiore vanno ricercate senza dubbio le chiavi del suo successo, sia dal punto di vista dell'enorme fascino popolare suscitato dal suo Birds of America sia dal punto di vista del suo ingresso a pieno titolo come pittore nella corrente principale, nel mainstream, della pittura americana.
Dalla sua parte Audubon ha la caratteristica di uno sguardo che non isola e disseziona, che non nomina e classifica. Potrebbe farlo, e forse vorrebbe nelle intenzioni, ma finisce comunque sempre per soccombere davanti a qualcosa di infinitamente più grande.


L'opera di Audubon appare a tutti gli effetti depositaria di una sorta di visione ecologista ante-litteram. Molti dei suoi dipinti sono come finestre che si aprono su un mondo primordiale, in cui l'uomo e la sua attività, se anche appaiono, sono relegate ai margini o sullo sfondo. Un mondo abitato da forze che non sembrano affatto a misura d'uomo e che hanno l'aria di trovare proprio nelle forme, nei colori e negli atti del variopinto pantheon di divinità zoomorfe fissate dalla visione del pittore la loro espressione più diretta. Ma che è anche un'espressione a senso unico, da parte di potenze con cui la comunicazione è ormai interrotta e che il pittore può comprendere solo per accenni. Di qui quella sorta di timor panico che sembra trapelare in modo sottile da non poche di queste raffigurazioni e che sarà destinato, da quel momento in avanti, a non abbandonare mai più veramente la corrente realista della grande pittura americana.

* * *


Elenco delle illustrazioni (dall'alto in basso):

Purple Heron (Plate 256 of Birds of America)
Louisiana Heron (Plate 217 of Birds of America) (Immagine di copertina)
Iceland, or Jer Falcon (Plate 366 of Birds of America)
Snowy Owl (Plate 121 of Birds of America)
Illustrazione di Rudolf Freund (I Quindici vol. 13, Personaggi da conoscere)
John Woodhouse Audubon and Victor Audubon, John James Audubon (1841)
Florida Cormorant (Plate 252 of Birds of America)
Common American Swan (Plate 411 of Birds of America)

Commenti

  1. Hai capito che eroe! ^^
    Be' a parte la questione della caccia, in effetti un personaggio che - per un bambino - può avere i requisiti dell'eroe, per lo spirito d'avventura, il vagare solitario, il rapporto con la natura. Anche io prediligevo caratteristiche simili, comunque fuori da quello che più ordinariamente si ritiene il "campo" dell'eroe XD

    Da sempre ho una passione per le tavole naturalistiche!
    Non a torto, di frequente, sono opere artistiche - almeno secondo me.

    Poco tempo fa, ho scoperto la storia incredibile di Maria Sibylla Merian (naturalista e pittrice) che, nel 1700, si recò nel Suriname partendo in nave dall'Olanda! Consiglio di curiosare le sue opere!
    Ciao! ^_^

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    1. Ciao, Glò!
      I tre requisiti che hai descritto sono anche quelli fondamentali dei miei eroi, sia di fantasia che realmente esistiti.
      Ho visto poi le tavole della naturalista olandese. Alcune sono molto belle, però rispetto a Audubon la trovo più scientifica e meno pittorica.
      A presto ^_^

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    2. Sì, la Merian è decisamente più scientifica! Penso che, sia per formazione che periodo stesso in cui visse, non avrebbe mai potuto avvicinarsi ad Audubon! Mi ha colpito per la vita "avventurosa", essendo una donna e vissuta a cavallo del XVIII secolo!

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    3. Ti capisco bene, Glò. Viaggiatori e viaggiatrici hanno sempre esercitato anche su di me un fascino enorme.

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  2. Io trovo che la pittura realistico-naturalista abbia effettivamente proprio di fondo questa caratteristica di cui tu parli. Cogliere un animale, ma anche un paesaggio nella piena espressione di sé non è semplice, anche se il soggetto è fermo o addirittura morto, deve esserci una patina di fascinazione per la realtà in cui è solitamente immerso, un amore talmente profondo da ridargli la vita che altrimenti non avrebbe più restituita indietro.
    Diventa quasi un omaggio!

    Bellissimo questo tuo eroe, fra tutto ciò che potevo immaginare noi avrei mai immaginato una cosa del genere e mi è piaciuta veramente parecchio!
    Ciao Ivanoo!

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    1. Ciao Alessia!
      Grazie per le tue belle parole ;)
      Pensa che uno dei primi siti che ho creato in assoluto, all'inizio del 2000, era tutto dedicato alla pittura realista americana. Si può dire che Audubon abbia davvero lasciato un segno profondo in me ^_^

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  3. Bellissimi questi articoli sulla enciclopedia per i bambini :) geniali direi. Peccato quel particolare della caccia, ma probabilmente va estrapolato dal contesto. Se me lo avessero detto da bambina non avrei piu' guardato i suoi disegni: ero una soccorritrice dei cantori del creato :) :) :)
    Agli eroi anch'io attribuisco meriti e caratteristiche molto umili, di resilienza esemplare... ma dimmi Ivano ma quel sito del 2000 che fine ha fatto?

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    1. Ciao Ximi! Grazie per le tue belle parole su questa serie di articoli a cui tengo molto :)))
      Ti dirò, io sono cresciuto in una famiglia di cacciatori, con un padre cacciatore, ma non hai idea di quanti uccelli abbiamo soccorso!
      Praticamente ho vissuto i primi dieci-undici anni della mia vita circondato. Abbiamo avuto come animali da compagnia nel corso degli anni: un tordo, una quaglia, un fringuello, cinque merli e un'infinità di passerotti.
      Il sito del 2000 è scomparso da molto tempo, come gli altri che ho creato negli anni: Meganeura Dreaming e Power Spot.
      Conducevo una vita molto poco sedentaria in quegli anni e non potevo portare avanti per molto tempo questi esperimenti. Sono stato anche per vari mesi di fila senza mai vedere un computer.

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  4. Indubbiamente, in termini prettamente estetici, le illustrazioni che hai postato sono ben più di "riproduzioni pittoriche" di uccelli a fini scientifici e divulgativi, sono quadri veri e propri pieni di vita.
    E sono d'accordo sul fatto che la sua vita all'inseguimento dei soggetti da ritrarre si può definire avventurosa. Insomma, più che normale che il personaggio ti abbia affascinato e sia entrati nel tuo olimpo personale e vi sia rimasto anche dopo aver scoperto la sua tecnica per reperire modelli da dipingere.

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    1. Il primo eroe non si scorda mai, Ariano ;)
      Una trentina di anni fa sono stato anche sul punto di acquistare quattro incisioni di grande formato tra le più antiche di quelle ricavate dalle sue opere, poi non ne feci di niente per motivi economici. Costavano 200.000 lire cadauna :P

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    2. Ti capisco, anch'io ho rinunciato ad acquisti del genere per motivi ugualmente economici :-(

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  5. Le illustrazioni sono stupende!!!! La caccia.... uhm.... va beh che io sono quella a cui i cacciatori una volta o l'altra spareranno ma pace....

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    1. La conoscenza di questi dipinti è uno dei tanti bei regali che mi hanno fatto I Quindici, Patricia.
      E chissà, se all'epoca fossero esistite le fotografie forse il nostro J.J. si sarebbe accontentato di quelle ;)

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  6. Ammazza che belle illustrazioni.Sai, alcune mi ricordano quelle delle carte del Mercante in Fiera!! *___*

    Moz-

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    1. Ma dai, Miki, neanche lontanamente! :P

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    2. Dai, un po' sì... il Mercante targato Dal Negro^^

      Moz-

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  7. I disegni sono bellissimi ma anche io solo di recente, dopo averlo rivisto sui Quindici, sono andata a guardare la biografia e mi è scaduto di un milione di punti dopo aver letto di tutti quegli uccelli che ha ucciso! :-(

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    1. Be', il suo modus operandi va situato nel contesto in cui ha vissuto. Ai suoi tempi la caccia era qualcosa di assolutamente normale, come del resto lo è stata qui da noi fino a pochi decenni fa.

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    2. E' vero, ma volevo illudermi che se uno ha la sensibilità di fare simili disegni magari ce l'ha anche per non fare un simile strage. Mi illudevo che Audubon avesse instaurato con i suoi soggetti un certo legame.

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    3. La caccia non esclude il legame. Ho avuto un esempio nella mia stessa famiglia, con mio padre. La caccia era la sua grande passione, ma conviveva con quella per gli uccelli. Capitava spesso che tornasse dalle battute di caccia con qualche trovatello vivo e il nostro giardino, quando io ero bambino, era una vera voliera a cielo aperto.

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