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Bathory I - Ferenc /2




Il rovescio della medaglia delle nozze di Erzsébet Báthory con Ferenc Nádasdy, che l'avevano resa, dal 1575, la donna più ricca e potente d'Ungheria, era rappresentato dai lunghi periodi di solitudine a cui la costringevano le campagne militari del marito, valoroso guerriero soprannominato "La nuvola nera d'Ungheria". Questa solitudine sarebbe stata, secondo le biografie, una delle cause della noia mortale che affliggeva la contessa.
Si dice che il tempo che le rimaneva libero dall'amministrazione dei suoi vastissimi possedimenti, lo trascorresse dedicandosi a una sorveglianza meticolosa delle faccende domestiche, a una cura assidua nell'abbigliarsi e nell'acconciarsi i capelli e alla tortura e all'uccisione delle sue giovani prede femminili.
Ma ci sarebbe un'altra componente all'origine del sadismo della nobildonna, accanto alla noia, ed una componente a cui lo stesso Juraj Jakubisko accenna per sommi capi nel suo film: quella congenita, risultato delle bizzarrie di un albero genealogico che annovera tra i suoi rami sadici ed epilettici, satiri e ninfomani.
Nel caso di Erzsébet Bathory sono stati poi chiamati in causa lesbismo e vampirismo. E poiché Jakubisko si dimostra molto attento a non lasciarsi sfuggire nulla della leggenda bathoriana, non manca di strizzare l'occhio all'uno e all'altro tema. Ma lo fa in modo leggero e scanzonato, disseminando indizi come in un giallo senza soluzione, dove tutto è allo stesso tempo ciò che sembra e il suo contrario; quasi a voler esorcizzare la leggenda, liberandola dai suoi recessi più oscuri: un'unica scena ci mostra Erzsébet con i canini allungati nel mezzo di una sottotrama horror che ricorda i vecchi film Hammer (o è solo la sua domestica e rivale in amore Erika, amante di Caravaggio, a immaginarla così?) e un'unica scena ce la mostra attorniata da servitrici seminude. E a questo proposito, rimane la domanda: faceva spogliare le sue serve per punizione oppure traeva piacere dalla vista dei loro corpi?


E' anche possibile che delle avventure extraconiugali si siano davvero insinuate in questi lunghi spazi di assenza interrompendo per brevi tratti la noia e la solitudine, ma questo non può essere successo purtroppo con Caravaggio come nel gioco del film. "Purtroppo" perché Caravaggio ci avrebbe forse regalato un identikit di Erzsébet in grado di dirci qualcosa di vero su di lei. Mentre non può non stupire che più di uno dei suoi biografi si sia spinto a usare il rozzo ritratto di cui disponiamo per ricostruire i tratti caratteriali di questa donna: dispotica, crudele, annoiata, ostile alla vita e senza vita lei stessa. Eppure dovrebbe apparire evidente, fin dalla prima occhiata, che l'anonimo pittore non fa altro che seguire gli standard ritrattistici ancora in vigore all'epoca in quella parte del mondo. E sono standard che si preoccupano di tutt'altro che di mettere in mostra la psiche del soggetto ritratto.
Intanto, tra un divertimento e l'altro, il film continua a percorrere gli anni della vita di Erzsébet. E' il 1594 quando la contessa riceve l'invito alla festa di compleanno dello zio Sigismóndo Báthory, all'epoca principe di Transilvania e, eccezione alla regola famigliare, di fede cattolica. Vi si reca conducendo con sé il suo bottino di guerra: Caravaggio. Che le siede di fronte nella sua carrozza, a ricordarci che si tratta di un regalo assurdamente incauto, questo del marito Ferenc alla moglie.


In Transilvania, alla corte di Sigismondo, l'attenzione del regista si concentra in gran parte sulla complessa relazione tra Erzsébet e György Thurzó, suo futuro carnefice ma in quel momento ancora suo potente alleato. E' un amico di famiglia e combatte i turchi al fianco di Ferenc Nádasdy, ma Jakubisko lo ammanta fin quasi dall'inizio del film di una patina oscura: avanza pretese territoriali sui possedimenti dei due coniugi e fa avances a Erzsébet che lei liquida con toni di scherno. Fino alla stoccata finale: durante una sfida a scacchi la contessa umilia Thurzo concedendo a Caravaggio l'onore di assestargli lo scacco matto. "Finisci la partita al mio posto, Merisi" sono le sue parole, da lei dette in italiano. Solo a questo punto, a umiliazione ricevuta, Thurzó le dà la notizia che il marito Ferenc non sta combattendo come lei pensa, ma si trova, ferito, nel castello dei Nádasdy a Sárvár, nell'Ungheria occidentale. La contessa si rimette quindi in viaggio.


Ma all'arrivo a Sárvár, Erzsébet scopre che il marito è guarito delle sue ferite ed è stato chiamato da re Rodolfo II a Presburgo, a quel tempo capitale dell'Ungheria. Nel film è qui che Erzsébet confida il suo sentimento di solitudine a Caravaggio e apre la strada alla loro storia d'amore. Che si arricchirà presto di molti degli elementi più congeniali al tema. Tra questi, un terzo incomodo - la bella e sensuale serva Erika che si invaghisce di Caravaggio - e l'anello preferito di Erzsébet che passando di mano in mano sarà causa di più di un equivoco e sospetto.
Ma nel frattempo il pittore adempie anche al compito che gli è stato assegnato come riscatto per la sua libertà da Ferenc Nadasdy e porta a termine il ritratto di Erzsébet con i figli. Un'opera che nel film farà mostra di sé in una seconda festa, celebrata stavolta in onore della visita a Sárvár dell'arciduca Mattia d'Asburgo, fratello dell'imperatore Rodolfo II.


Ma Erzsébet si presenta alla festa in ritardo e ubriaca. Ferenc dapprima manifesta il suo stupore a Thurzo seduto al suo fianco, che lo rassicura. Poi si accorge improvvisamente di un dettaglio: al dito di Caravaggio c'è l'anello preferito di Erzsébet. Thurzo ne approfitta allora per metterlo al corrente della notte d'amore tra la donna e Caravaggio. Al colmo della gelosia, Ferenc vorrebbe uccidere seduta stante il pittore, ma Thurzo gli sconsiglia di farlo in presenza dell'arciduca offrendosi lui stesso di versare di nascosto del veleno in un bicchiere di vino. Ma le cose non vanno come previsto perché alla fine è Erzsébet a bere il veleno destinato al suo pittore e amante e ad accasciarsi in preda alle convulsioni.


Ferenc chiede allora che a salvare Erzsébet sia chiamata una famosa e temuta strega che vive nella foresta. Compare così in scena il secondo dei tre personaggi fatidici, la seconda delle tre zanne: la guaritrice e veggente Anna, detta "Darvulia".
Grazie alle cure della strega, la contessa si risveglia infine dal suo coma e chiede, prima di ogni altra cosa, notizie di Caravaggio. Viene così a sapere che il suo pittore e amante è stato imprigionato dal marito Ferenc e si trova confinato da una settimana in una cella nel sotterraneo del castello. Lei si affretta allora a scendervi, facendosi accompagnare dalla stessa Darvulia e dai più fedeli servitori: la vecchia Dorkhó, la nutrice Jó Ilona e il nano Ficzkó. Il suo tentativo di ricongiungimento si rivela però inutile: Caravaggio è evaso dal castello e ha ripreso la sua fuga. Un'evasione, questa da Sarvar, che nella fantasia del regista anticipa quella che il pittore compirà realmente, nel 1608, dal carcere di Sant'Angelo a La Valletta.


Da questo momento Erzsébet, si presume a seguito dei filtri che le ha somministrato la strega Darvulia, comincia a essere ossessionata dal confronto tra il suo riflesso nello specchio e la sua immagine nel quadro di Caravaggio. E la stessa Darvulia ne approfitta per legarla a sé con un patto in perfetto stile faustiano.
Darvulia: Io so perché odi il ruggito del mare. Sei malata. Ma io posso curarti. Io conosco il segreto della salute del sangue. Ma c'è di più. La mia medicina ti conserverà giovane e bella come sei nel dipinto. Ma dovrai sacrificare amore e reputazione. Darai un figlio a Ferenc e per dieci anni vivrai la tua vita in pienezza e in salute...
Erzsébet: E?
Darvulia (mostrandole una visione nello specchio): Guarda tu stessa. Ti mostrerò un male che non sarai in grado di evitare senza il mio aiuto. Verrà un tempo in cui dovrai fare delle scelte.
Erzsébet: Chi è quest'uomo?
Darvulia: Il tuo nemico. Colui che sta lastricando la tua strada per l'inferno. Prima di morire io scriverò il suo nome su una parete con il mio sangue.


E qui terminano, insieme, l'incantesimo e la profezia di Darvulia e la prima parte del film.

Commenti

  1. Bathory era principe di Transilvania, ma Erszebet era legata alla casa reale ungherese?
    E a proposito di vampirismo, notare che neanche un secolo prima la vicina Valacchia era governata da Vlad III l'impalatore, figlio di Vlad II Dracul.

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    1. A me risulta che tutta la regione all'epoca, Transilvania compresa, fosse sotto il dominio degli Asburgo, nella figura di Rodolfo II di Boemia a cui poi è succeduto l'arciduca Mattia.
      I nobili ungheresi, compreso i Bathory, erano insofferenti nei confronti della dominazione dei cattolici Asburgo e si erano convertiti in massa al protestantesimo. Ma ci sono state delle eccezioni, come il principe Sigismondo.
      Comunque la preoccupazione maggiore la costituivano i turchi e i tatari che premevano sui confini orientali.
      Questo è il quadro che mi sono formato nel tempo della situazione, comunque sono aperto a chiarimenti e correzioni varie.
      Riguardo poi al vampirismo, tieni conto che la figura di Erzsébet Bathory è stata una delle fonti principali di Bram Stoker per formare la figura del suo Dracula.

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  2. Il quadro... c'è forse una citazione de "Il ritratto di Dorian Gray"?

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    1. E' molto probabile, Ariano, anche se non invecchia al posto della contessa. Lei finirà comunque per distruggerlo nel seguito del film.

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  3. Mi stai facendo venire voglia di recuperare questo film.
    Bello l'uso che viene fatto del personaggio di Caravaggio.

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    1. Anche Caravaggio però appare come ripulito. Non ha niente del personaggio storico che conosciamo: irascibile, rissoso, dal coltello facile...

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  4. Lesbismo e vampirismo sono da sempre stati accostati alla figura della Bathory. Perché lo sia stato fatto resta un mistero. Temo siano stati solo due elementi volti a raccogliere finanziamenti dai produttori cinematografici.....

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    1. Dobbiamo esserne comunque grati,no? Altrimenti ci sarebbe stato negato il piacere di vedere un film come Daughters of Darkness :)

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    2. ... e mille altri. Proprio qualche sera fa mi sono visto "Countess Dracula": altro grande film ispirato alla figura della contessa sanguinaria!

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Pardon ma avevo postato il commento relativo al Prologo qui :D
    Interessante la figura di Dravulia, e certamente inquietante questa specie di "patto" che stringe con Erzsébet :P
    Ora sono curiosissima di procedere con la lettura degli altri post, cosa che rimando ai prossimi giorni: voglio assolutamente mettermi in pari con le tue pubblicazioni!

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    1. I tre post successivi sono appunto intitolati a Darvulia, anche se vi trovano spazio molti altri personaggi, soprattutto l'inquietante Thurzo.
      Grazie mille per l'interesse che dimostri per il mio lavoro e per i tuoi commenti, Glò :)))

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  7. Di questo post specifico mi è piaciuta moltissimo la frase "tutto è allo stesso tempo ciò che sembra e il suo contrario". E' un concetto che mi appartiene, tanto è vero che non solo ne ho fatto il motto del cavaliere nel mio blog "Niente è come appare" (in latino "Nihil est sicut apparet"), ma è anche il motto di uno dei miei personaggi della saga crociata.

    Da quello che leggo questo film ha tutti gli ingredienti per appassionarmi, lo cercherò senz'altro. Alla prossima!

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    1. Ci sono anche una canzone (e un film) di Franco Battiato ispirati alla stessa frase. "Niente è come sembra, niente è come appare..." ecc. ecc.
      Il film dovrebbe essere reperibile facilmente anche in rete. Buona ricerca e grazie per il passaggio :)

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