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Bathory I - Ferenc




Nei film di Jakubisko l'irrazionale, il misterioso e il sensazionale appaiono naturali come la vita stessa, sebbene non sia da tutti di avere un occhio come quello di Jakubisko, capace di cogliere il misterioso, l'inaspettato e il fantastico anche nella vita di tutti i giorni.

Federico Fellini

* * *

Ho concluso il post precedente, dedicato al prologo del film,  parlando del modo in cui Juraj Jakubisko ha giocato con lo stemma di famiglia dei Báthory: ad ognuna delle tre zanne di drago, o di lupo, il regista ha fatto corrispondere il nome di una delle tre persone che più hanno determinato il corso della vita e il destino di Erzsébet. Ma il gioco non si conclude qui, perché Jakubisko ha poi utilizzato i nomi di queste tre persone come titoli delle tre parti in cui ha diviso il suo film. La prima parte, quella di cui mi occupo in questo post, porta il nome del marito di Erzsébet, Ferenc Nádasdy. Ma avrebbe potuto benissimo portare il nome di un altro personaggio, che vi riveste un ruolo altrettanto se non più importante. Avrebbe cioè potuto tranquillamente intitolarsi:


Caravaggio




La scena si apre su una stanza del castello di Čachtice. E' il 1593 ed Erzsébet, nata nel 1560, ha 32 anni. György Thurzó, che sarà il suo futuro principale accusatore, porta a Ezsébet notizie del marito dal campo di battaglia e anche un suo dono, un pittore italiano sottratto ai turchi al quale Ferenc Nádasdy ha promesso la libertà in cambio di un ritratto che riesca a catturare la bellezza della moglie. Il pittore prigioniero, l'ho già anticipato fin nel titolo, è nientemeno che Michelangelo Merisi da Caravaggio.


Ma Caravaggio nel 1593 era, come è facile immaginare, in tutt'altre faccende affaccendato. L'anno prima era fuggito da Milano a Roma dopo aver ferito un ufficiale di polizia, e in questa seconda città aveva realizzato le prime sue opere che ci sono note: Fanciullo che monda un pomo; Giovane Bacco malato e Ragazzo con un cesto di frutta.
Nella versione del film, invece, Caravaggio non è in fuga verso Roma ma verso Vienna e viene catturato dai turchi e messo al servizio del pascià di Buda. La sua specialità, veniamo a sapere, sono le rose veneziane. Rose che, come spiegherà lui stesso ad Erzsébet, hanno il colore dei cieli di Venezia. Rose che diventeranno il simbolo dell'intensa, passionale storia d'amore tra la contessa e il pittore.


Ma perché, è lecito chiedersi a questo punto, produrre un falso così palese? E oltretutto all'interno di un film che ha tra i suoi scopi quello di ristabilire una verità storica all'apparenza sovvertita?
La risposta si trova, con ogni probabilità, nella natura del cinema di Jacubisko. Il regista è considerato un esponente del Realismo Magico e questo, potrà piacere o meno, gli concede la libertà di occupare le tante caselle vuote lasciate dall'indagine storica con degli inserti di pura fantasia. Il suo Bathory è infatti, come trapelerà anche da questa serie di post, infarcito di elementi fantastici e lampi onirici.


Il film continua intanto a mostrarci dettagli della vita quotidiana di una Erzsébet molto diversa da quella che hanno tramandato le versioni ufficiali. Madre premurosa, percorre tranquillamente sui suoi piedi le vie del villaggio del castello accompagnata dalla fedelissima (e, nelle storie ufficiali, anche crudelissima) Dorkó. E apprendiamo anche, dalla voce di una contadina, che con le sua sapienza erboristica la contessa ha salvato la vita di molti bambini. Un'abilità medica che lo stesso Caravaggio avrà modo di saggiare di lì a poco sulla sua persona, poiché proprio mentre sta per iniziare il ritratto della nobildonna sarà morso a un piede da un serpente. Jakubisko ne approfitta allora per operare uno dei tanti capovolgimenti di prospettiva del film, trasformando in un colpo solo la presunta camera delle torture di Erzsébet nel suo ospedale e il famoso elenco di nomi delle presunte vittime in quello delle persone da lei curate.


Caravaggio: La pittura ha il potere di preservare quel che il tempo distrugge. La gente ammirerà la tua pallida bellezza ancora per molto dopo che avrai lasciato questo mondo.

Erzsébet: Sono pallida perché sono malata. Ho qualcosa che non va nel sangue. A volte è come se sentissi un suono di onde nella mia testa, come se il mare mi chiamasse. Mi sento la morte nelle ossa.
E' possibile vedere in queste due frasi, che fanno parte del dialogo d'amore tra il pittore e la contessa nella loro prima notte trascorsa insieme, come Jakubisko ami giocare con alcuni importanti temi della vicenda bathoriana - il desiderio di preservare quel che il tempo distrugge, l'ossessione per il bianco della pelle e il rosso del sangue, la morte - riordinando però tutto secondo schemi diversi da quelli conosciuti. Ed è quindi chiaro come il regista presupponga nello spettatore un certo livello di conoscenza, già acquisita in precedenza per altre vie. In caso contrario, le sfumature di questi suoi "giochi" vanno perdute.


Ma che ne è del marito Ferenc Nádasdy, il cui nome dopotutto dà il titolo alla parte di film di cui ci stiamo occupando?
Si fa vivo tra una campagna militare e l'altra, magari facendosi precedere dal suo bottino di guerra, che stavolta comprende, come abbiamo visto, il famoso pittore italiano. Ma quando poi, poco dopo, si fa vivo di persona è completamente ubriaco e prende la moglie incinta con la forza facendola abortire di conseguenza.
Jakubisko inizia così a costruire la sua verità storica, basata sulla tesi di una contessa Bathory calata nel ruolo di vittima piuttosto che in quello di carnefice. I tre personaggi che il regista sceglie come incarnazione delle tre zanne giocano infatti tutti un ruolo nefasto nella vicenda e tra loro Ferenc è di gran lunga il più benigno. Per questo lo lasciamo, per il momento, intento a scrivere una lettera di scuse alla moglie, mentre intorno a lui già infuria una nuova battaglia.


Commenti

  1. Mi ricordo infatti della particolarità di inserire un personaggio come Caravaggio all'interno di una saga familiare ungherese. Mi ero ripromesso di verificare la (remota) possibilità che il collegamento non fosse del tutto campato in aria, ma poi... me ne ero dimenticato.

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    1. Be' ti sei risparmiato la perdita di tempo di una ricerca inutile. Chissà, magari il regista ha intercettato con le sue antenne la storia d'amore tra il pittore e la contessa avvenuta in un universo parallelo al nostro... un universo nel quale Caravaggio è fuggito in direzione di Vienna anziché di Roma.

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  2. Caravaggio ed Erzebeth Bathory....? Certo è un film storicamente inattendibile, però l'idea in sé stessa è affascinante.

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    1. Il regista l'avrà sicuramente pensata allo stesso modo. Del resto ha lavorato molto anche nel nostro paese e ha un rapporto speciale con la cultura italiana.

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  3. Una fantasia storica con Caravaggio tra i personaggi... Dovrò proprio vederlo questo film :-)

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    1. Ne deduco che sei un fan del pittore...
      Ho appena visto che hai pubblicato un post su Huollebecq. :-) Corro a leggere!

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  4. Che fantastico racconto e che film da non perdere fantasie a parte...
    Grazie Ivano, mi racconti sempre storie intriganti che mi appassionano non poco!
    Bacio serale!

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    1. Anche i tuoi gossip serali mi sono sembrati molto interessanti e molto ben raccontati. Brava Nella!
      Bacio a te!

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    2. Grazie caro Ivano, estremamente gentile...
      +++++++

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    3. Grazie a te, che sei sempre molto più gentile di me...

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  5. Ho letto anche questo nuovo post, vado avanti come le formichine! Mi sembra che sia un tipo di cinema per palati molto raffinati e con parecchi rimandi colti e non facilmente intuibili. Mi destabilizza un po' il fatto dell'incongruenza temporale con Caravaggio, ma si tratta probabilmente... di una pittura nella pittura! Alla prossima.

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