Questo sito fa uso di cookie, anche di terze parti, per offrire un migliore servizio ai lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Per maggiori dettagli puoi leggere la seguente Informativa estesa.

Bathory - Il prologo




Il film Bathory, uscito nel 2008 per la regia del regista slovacco Juraj Jakubisko, occupa un posto speciale nella mia cineteca per almeno tre motivi. Primo, è una pellicola che annovera tra i suoi pregi tutti quelli che a mio avviso hanno reso grande, o meglio grandissimo, il cinema cecoslovacco (e ceco e slovacco): l'inconfondibile qualità pittorica e lo sfarzo delle immagini, la densità dei racconti e la loro resa quasi ipnotica, le regie e le sceneggiature impeccabili. Secondo, si occupa di una figura storica, quella della contessa Erzsébet Báthory, che sembra avere ancora molto da dire di sé anche a dispetto dell'enorme operazione di indagine, e merchandising, a cui è andata soggetta nel tempo. Terzo, Bathory occupa uno dei primissimi posti nella mia personale classifica di film dalla cui visione sono emerso con un grande punto interrogativo.
Ma prima di arrivare a parlare di tutto questo, voglio spendere due parole a beneficio di chi dovesse essere all'oscuro anche dei tratti essenziali del personaggio della contessa.

* * *


La fama di Erzebeth Báthory - la nobildonna ungherese che possedeva in vita un terzo della nazione ed era più ricca del suo re - è dovuta esclusivamente agli innumerevoli dettagli truculenti della sua biografia. Da un lato, la conosciamo come la maggiore omicida seriale di tutti i tempi, dall'altro, a causa della sua particolare passione per il sangue, come una versione al femminile del conte Dracula.
Ma più che di "omicida" si dovrebbe forse parlare, nel suo caso, di "femminicida", dal momento che a perire per mano sua, o delle sue fedeli servitrici, sono state esclusivamente giovani donne belle e in salute. Le stime oscillano, a seconda delle fonti considerate, tra un minimo di 100 e un massimo di 650 vittime.

Come è facile immaginare, con un simile curriculum, la vita di Erszébet ha fornito materiale per molti libri e articoli. E senza dubbio, anche se non ho fatto ricerche approfondite in tal senso, ha fornito materiale per i loro post anche a un gran numero di blogger. Soprattutto la sua pratica più nota - quella di fare il bagno in una vasca riempita del sangue di vergini sacrificate, allo scopo di riuscire a mantenersi eternamente giovane e bella - è stata fonte di ispirazione per film, fumetti, racconti horror.


L'aneddoto che si tramanda in genere, a proposito dell'origine nella contessa di questa sua convinzione sulle virtù miracolose del sangue, narra di una sorta di incidente domestico avvenuto in circostanze ordinarie. Ecco come è riportato il fatto da Valentine Penrose nel suo libro La contessa sanguinaria.
Stavano finendo di pettinarla e già, rialzati i capelli sul colmo della testa, stavano applicandole la reticella di perle. Affinché l'effetto fosse soddisfacente, bisognava far passare attraverso le maglie, una a una, le ciocche prima ben ondulate. Era questo un compito delle damigelle d'onore, perché Erzsébet non avrebbe potuto sopportare d'essere toccata dalle dita rozze delle serve, a meno che non fossero le abominevoli streghe che avevano carta bianca per ungerla e maneggiarla in ogni modo. Servendosi della punta acuminata di un bastoncino di bosso, la fanciulla fece uscire più capelli da una parte che dall'altra. Nello specchio in cui Erzsébet si contemplava, come al solito con occhio assente, si accorse dell'eresia; risvegliandosi all'improvviso, si volse e con la mano bianchissima, ma grande e nervosa, dal polso agile, diede alla cieca uno schiaffo sul volto dell'inabile pettinatrice. Il sangue schizzò sporcando la contessa sul braccio, e sull'altra mano che stringeva la vestaglia. Le altre si precipitarono a far scomparire il sangue, ma non abbastanza in fretta perché già non si fosse coagulato sulla mano e sulle bellissime braccia. Quando ebbero finito di lavare la macchia, Erzsébet abbassò gli occhi, alzò la mano, la contemplò in silenzio: al di sopra dei braccialetti, là dove il sangue era rimasto qualche minuto, scoprì che la pelle aveva lo splendore traslucido d'una candela accesa rischiarata da un'altra candela.

Come si può notare, la Penrose non ha disdegnato di metterci del suo, ma non ha importanza. Quello che conta ai fini di questo post è l'aneddoto, storico o leggendario che sia.

* * *


Tornando adesso al film, una doverosa nota di merito va ad Anna Friel. L'attrice inglese si dimostra adattissima a vestire i panni di Erzsébet, nonostante la sua presenza nel film sia effetto di una "seconda scelta", essendo stata contattata inizialmente per il ruolo Famke Janssen (la Jean Grey degli X-Men, per intenderci). Che qualcuno dei tanti premi vinti dalla pellicola sia andato a lei mi sembra il minimo. Così come trovo normale che i meriti della pellicola siano stati riconosciuti in occasione di varie manifestazioni. D'altronde - e questo lo scrivo in totale discordanza con certi pareri che ho rintracciato qua e là nel web - il film non mi sembra più lungo del necessario, né ho rinvenuto in me la minima traccia di quella noia che qualcuno dichiara di aver provato vedendolo. L'ho anzi visto con immutato piacere una seconda volta per la preparazione di questo post e sicuramente non soffrirei vedendolo una terza.
Aggiungo ancora, prima di chiudere questa parte semi-recensiva e dedicarmi al film da un altro punto di vista, che una delle cose che mi sono saltate all'occhio, fin dalla mia prima visione, è la sua impostazione da miniserie televisiva. Non mi ha quindi stupito scoprire che la pellicola, suddivisa in tre capitoli di lunghezza pressoché equivalente, era stata prima concepita per la televisione e solo in un secondo tempo è diventata un film da sala.
E il grande punto interrogativo di cui ho scritto all'inizio? Lascerò che sia il film stesso a chiarirne, un passo alla volta, i contorni.

* * *


Osserva il castello di Čachtice, una roccaforte inespugnabile che il tempo ha tramutato in sassi e polvere. Testimone ultimo della storia misteriosa del nobildonna più ricca di Ungheria: la contessa Erzsébet Báthory. Si dice che qui lei abbia torturato e ucciso vergini innocenti per potersi bagnare nel loro sangue e rimane per sempre giovane e bella.
Meno fatti abbiamo, più abbondano le leggende. La verità finale rimarrà nascosta in questa prigione dimenticata, dove i disperati lamenti e sospiri della contessa potevano essere uditi notte dopo notte. Finché il diavolo stesso non si impietosì di lei e a cavallo del suo destriero infuocato la portò con sé nei più oscuri recessi dell'inferno.O era un angelo? I fatti si erano forse svolti diversamente?

Questa è la mia traduzione dall'inglese (lingua originale del film) del prologo, affidato alla voce di un monaco scrivano che di quando in quando interviene nella storia per commentare certi punti salienti.
Come si vede, l'ultima riga pone un primo timido dubbio sulla realtà della versione dei fatti così come è giunta a noi. Solo in seguito scopriremo che proprio questi interrogativi sono l'asse portante del film oltre che, all'apparenza, la sua principale ragion d'essere. Le parole del regista, che ho letto in un tempo successivo, sono esplicite al riguardo:
In quattro secoli, non è stato trovato un documento storico che riveli cosa sia esattamente successo. La trama del mio film si oppone alla leggenda più diffusa.
E anche:
La mia storia narra di una vedova indifesa che possiede più terre e tesori del re stesso e che, come risultato, diviene vittima di una trama tessuta dall'alto.


Sembrerebbe quindi possibile sintetizzare la questione in termini analoghi a questi: "Bene, ci troviamo di fronte a una versione alternativa, revisionista si potrebbe dire, dei fatti. Dopotutto, non è la prima volta che succede con Erzsébet Báthory. E non esistono eventi storici, compresi alcuni molto più vicini a noi nel tempo di questo, che non siano stati sottoposti a un simile contraddittorio".
Facciamo, a titolo di esempio, una serie di prove e controprove che riguardano il nostro caso.
1) Esiste un diario, negli archivi di Budapest, in cui Erzsébet espone in dettaglio i suoi femminicidi.

Obiezione: Ammesso che esista, pochissime persone hanno avuto accesso a questo diario e la sua decifrazione dall'ungherese antico presenta varie difficoltà.
(La versione del film è, come vedremo, ancora più spiazzante a questo riguardo).
2) Erzsébet Báthory era una persona senza cuore, incapace di amare.

Obiezione: Erzsébet era innamoratissima del marito Ferenc ed è dimostrato il suo affetto per l'ultimogenita, Kata.
3) Il Conte Palatino György Thurzó, incaricato di condurre le indagini su Erzsébet, vide di persona, al suo ingresso nella fortezza di Čachtice, la contessa picchiare a morte una ragazza per il furto di una pera.

Obiezione: I due testimoni chiamati da Thurzó a supportare la sua accusa si trovavano, durante la presa del castello, in altre parti dell'Ungheria.

Eppure il film Bathory sfugge anche a una riduzione di questo tipo, per il semplice motivo che osa di più, al punto di assumere l'apparenza di una vera e propria sfida, perfino al buon senso. Per questo ho ritenuto importante affrontarlo.

Il prologo prosegue, a questo punto, con una scarna ricapitolazione, condensata in circa cinque minuti, degli anni giovanili della contessa: il suo matrimonio, all'età di quindici anni, con il conte Ferenc Nádasdy; i saggi ammonimenti della madre; la sua precoce passione per la lettura e gli studi; i lunghi mesi trascorsi nell'attesa del ritorno del marito dall'una o l'altra delle sue tante campagne militari. Ma il prologo non trascura di tracciare anche un rapido schizzo della situazione dell'Ungheria dell'epoca, con le casate nobiliari ungheresi, divenute protestanti in rivolta contro i cattolici Asburgo, costrette a far fronte comune con gli stessi Asburgo per opporsi alla minaccia musulmana. Per concludersi infine con una sorta di gioco sullo stemma di famiglia dei Bathory, affidato ancora alla voce del monaco narratore.
Lo stemma si compone di tre zanne di drago, o forse di lupo, inscritte in un drago che si morde la coda.


Il monaco ci dice a questo punto che ognuna delle tre zanne corrisponde a una delle tre persone che hanno segnato la vita di Erzsébet e portato a compimento il suo destino. E attraverso questo artificio, il regista e sceneggiatore del film, JuraJ Jakubisko, ci inoltra nella prima delle tre parti in cui è suddiviso il seguito del film, ciascuna delle quali porta il nome di uno di questi tre personaggi.

Se mi seguirete nel prossimo post, la storia che vi è narrata potrà riservarvi più di una sorpresa. Sempre, naturalmente, che non abbiate già visto il film.

Commenti

  1. Non ho visto il film, ma trovo interessante l'idea che la famigerata contessa Bathory possa non essere il mostro sanguinario dipinto dalla storia. D'altronde, riguardo la leggenda nera che avvolge, ad esempio, certi imperatori romani come Nerone e Caligola, basta leggere la principale fonte che li denigra, Svetonio, per rendersi conto che nelle sue cronache c'è qualcosa di troppo esageratamente assurdo per essere vero.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so in che misura la tesi del regista possa essere considerata valida - è un po' questo l'interrogativo di cui parlo - però è vero che nella vicenda storica della Bathory esistono dei punti oscuri come i tre che ho citato a mo' di esempio. Ma sono molti di più e cercherò di metterli in luce nei post successivi.
      Quello che è certo è che il film, durante la visione, riesce a creare una buona dose di empatia con il personaggio.

      Elimina
  2. Come sempre una lettura piacevole anche se il genere non è nelle mie corde, riesci sempre ad incuriosirmi,.
    un salutone

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa piacere sapere che ti ho incuriosito e che hai trovato piacevole la lettura del post, Ximi. Conto di averti con me anche nei successivi della serie ;)

      Elimina
  3. Ho letto anch'io qualche anno fa il libro della Penrose ed effettivamente l'impressione che mi è rimasta della figura della Bathory non era poi totalmente negativa. Tutt'altra cosa invece si potrebbe dire del famigerato Gilles De Rais, il maresciallo di Francia che ispirò le leggenda di Barbablu.
    P.S.: la Bathory ha ispirato decine e decine di film. Si potrebbe pensare ad un "percorso per immagini" ma temo che il lavoro di ricerca sarebbe mastodontico....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse non ricordi questo dettaglio, TOM, ma in realtà la Penrose simpatizza di più con De Rais che con la contessa.
      Ecco per esempio cosa scrive a pag.168:
      Il pubblico pentimento di Gilles De Rais, là, sull'erba d'ottobre, la paura e la sofferenza, tutto ciò lo restituiva ai vivi... Erzsébet morì circondata solo da se stessa. L'ultima degli Ecsed morì come quelli della sua razza... E questa origine folle, crudele e lasciva, lei la portò intatta nelle proprie mani, come un sasso non lavato dal pentimento; e con essa sprofondò nel nulla.

      E sì avevo pensato anch'io a un possibile percorso per immagini, ma ho rinunciato proprio per il motivo che adduci. Comunque, nel caso mi decidessi a ripetere l'esperimento con altre opere dopo quella di Bulgakov, ho già in mente il secondo libro da affrontare. E anche in questo caso ti assicuro che avrei il mio bel daffare :P

      Elimina
  4. Sto scrivendo un post su un argomento affine e forse mi hai dato qualche ulteriore spunto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ne sono contento! Non ti chiedo quale sia l'argomento perché immagino che per ora sia Top Secret ;)

      Elimina
    2. È ciò che penso che sia?

      Elimina
    3. Yes. Devo solo ultimarlo. :)

      Elimina
  5. Il film non l'ho visto, ma ho visitato uno dei castelli dei Bathory - purtroppo non quello di Čachtice, che dev'essere parecchio suggestivo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho avuto per anni un'amica ungherese e il viaggio in Ungheria è una delle cose che ho rimandato più volte nella mia vita. Adesso dubito che la vedrò mai. Hai visitato il castello di Sarvar?

      Elimina
    2. Sono stato solo allo Hrad Devìn, appena fuori da Bratislava. Purtroppo, viaggiando in treno, non sono riuscito a visitare i Carpazi - che terrò in considerazione per un futuro viaggio nell'est Europa.

      Elimina
  6. Iniziata, per me, l'avventura tra i tuoi post dedicati a questo film! ^_^
    Molto stimolante, come sempre del resto, questo prologo.
    Io ho una formazione storica, ma in effetti le vicende legate a quei territori le conosco pochissimo, anche perché - credo - necessiterebbero di studi approfonditi :P
    E si prosegue! ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie dell'entusiasmo Glò ;)
      Anche per me la storia è una delle materie preferite, anche se da autodidatta. E il fatto di avere avuto per molti anni un'amicizia importante con una ragazza ungherese mi ha stimolato a una conoscenza più approfondita di quest'area geografica.
      Buon proseguimento!^^

      Elimina
  7. Sono rimasta conquistata, complimenti per il post: sono quelli che piacciono a me e che danno prospettive non banali. Della contessa avevo letto qualcosa su alcuni articoli e sapevo che ha una pessima fama, forse immeritata. Leggerò, anzi centellinerò i prossimi post lasciando un commento per ognuno.

    Il lato più interessante della Storia è proprio scoprire risvolti insospettati in alcuni personaggi sottoposti alla damnatio memoriae, e scoprire che le loro vicende erano molto più ambigue e sfuggenti, e anche molto più sorprendenti, di come sono state presentate.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di nuovo per i complimenti, Cristina!
      I prossimi post pubblicati sono più strettamente connessi al film, ma forse vi troverai ugualmente degli spunti utili.
      Gli ultimi due della serie avrebbero invece dovuto chiudere il cerchio e aggiungere altre domande e risposte di tipo più storico, ma per ora giacciono in forma di abbozzi in attesa di un ritorno di ispirazione, che spero avvenga presto. E non è neanche l'unico "binario morto" del mio blog!

      Elimina
    2. Il blog porta via tanto tempo, specie se si scrivono articoli dal taglio impegnativo. Ogni tanto mi salvo in corner con le poesie abbinate alle immagini, o con qualche articolo più leggero ma non troppo, come quello "Confessioni di una scrittrice per hobby". Le recensioni dei saggi mi esauriscono: l'ultimo sul "Dizionario del Medioevo" mi ha portato via tre ore!

      Elimina
    3. Capisco bene. Il post a cui sto lavorando adesso e che pubblicherò in settimana me ne sta portando via anche più di tre :P

      Elimina

Posta un commento

I tuoi commenti sono l'anima del blog. Il mio grazie se vorrai lasciare una traccia del tuo passaggio.

Post popolari in questo blog

10 serie a fumetti che hanno scandito i miei anni '70

Il libro azzurro della fiaba - I sette libri della fiaba Volume 1

Ivan e Maria (Иван да Марья)

Black & White & Sex Talks

Insieme Raccontiamo 17: Omaggio a Malpertuis

Henry Miller e me - Breve invito a un meme sull'autobiobibliografia

Il meme sull'autobiobibliografia - post di aggiornamento