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Solve et Coagula - Pagina 70





Capitolo 6 - parte 6


Quella notte Luisa sognò di trovarsi in un posto che aveva tutta l'aria di essere un anfiteatro, o qualcosa di analogo, in attesa dell'inizio uno spettacolo. Per la verità la scena era immersa in un buio quasi totale, e lei faticava ad evocare con lo sguardo il profilo ellittico della struttura. Così come faticava a evocare i contorni delle cose più vicine. Mentre delle tante persone che lei ricordava di avere incontrato all’ingresso al suo arrivo, tutte in attesa di entrare, non ne vedeva traccia, da nessuna parte. Era come se  avesse inghiottite il nulla.
La pedana al centro dell’ellisse si trovava alcuni gradini più in basso rispetto a dove sedeva lei, ed era solo un po’ meglio delineata di tutto il resto. Ospitava una figura solitaria e immobile, che Luisa distingueva a stento ma sapeva essere Alessandra. Ricordava vagamente di essere stava invitata da lei. Così come credeva di ricordare che sul palco, insieme alla sua inquilina, avrebbero dovuto esserci altre due musiciste, che sembravano però aver fatto la stessa fine del resto del pubblico. O forse avevano soltanto deciso che suonare in tre per un’unica persona era uno spreco di talento, e che una sola musicista sarebbe bastata e avanzata.
Se solo Alessandra si fosse decisa a iniziare. Aspettava forse il suo incitamento? Doveva battere le mani? Luisa provò a farlo, ma si scoprì così scoordinata che le occorse del tempo solo per farle incontrare, e anche allora non ne uscì nessun suono. Era ormai sul punto di scivolare e precipitare oltre la soglia del panico, quando si rese improvvisamente conto che la ragazza aveva cominciato a far scivolare l’archetto e le dita sulle corde del suo violoncello.
Ma neanche dallo strumento uscivano suoni, e Luisa temette di essere diventata sorda all'improvviso. In compenso la sua vista sembrava migliorare di momento in momento, perché davanti e sotto di lei si delineavano con sempre maggior precisione i dettagli del palcoscenico, nonostante l'apparente assenza di sorgenti di luce. Nel giro di poco tempo però la scena fu immersa in un tale chiarore che Luisa non poté che giungere a una deduzione: era la stessa Alessandra a trarre, misteriosamente, dal suo strumento non vibrazioni sonore ma vibrazioni di luce. Ne ebbe la conferma dopo un altro po’, quando acquistò il potere di vederle prima scaturire dallo strumento stesso, poi anche descrivere dei piccoli circoli, di ampiezza diversa a seconda del punto in cui le corde erano sollecitate. O si trattava forse di spirali? Perché le "note", dopo aver raggiunto una sorta di loro apogeo, sembravano poi ritrarsi verso il punto di origine. O nei suoi pressi, dal momento che era in realtà il corpo della musicista – completamente nudo, Luisa non aveva più dubbi su questo, sebbene il violoncello nascondesse alla vista gran parte della minuta figura della ragazza - ad attirarle e poi assorbirle come una spugna vivente.
"E' così che si ciba" disse all'improvviso una voce di donna nell'oscurità.


Commenti

  1. Comincia a intravedersi il segreto di Alessandra! Buona ripresa con la vicenda!

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    1. Forse è così, ma potrebbe essere davvero solo un sogno, cioè un tentativo operato dalla mente inconscia di Luisa di spiegare cose che lei non riesce a spiegarsi razionalmente. Solo il tempo potrà dirlo.
      Grazie mille per il commento :)

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  2. Narrare un sogno è molto difficile... c'è la tentazione di trasformarlo nella descrizione di un ricordo, mentre le immagini descrittive sono totalmente diverse. A me disturba quando leggo in un romanzo di un sogno iperrealistico con tutti i dettagli che sembra esattamente una scena reale del romanzo, perchè non è credibile.

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    1. Sono d'accordo, raccontare sogni in un romanzo è una delle cose più difficili in assoluto, proprio per il rischio di cui parli.
      La più lunga trascrizione di un sogno che conosco in letteratura è in Plexus di Henry Miller, dove occupa quasi trenta pagine del libro. Anche se si presume sia basato su un sogno che l'autore ha realmente avuto, la difficoltà deve essere stata ugualmente notevole.

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  3. Bella questa scena. Sono d'accordo con i commenti precedenti. Non solo è difficile narrare i sogni, ma spesso gli scrittori ne abusano per risolvere qualsiasi situazione aggrovigliata da cui non riescono più a uscire.

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    1. Le più belle pagine che ho letto sul sogno e il sognare le ho trovate, tanto per cambiare, in Proust. Credo siano in "Sodoma e Gomorra" ma non ne sono proprio sicuro.

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