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Vaughn Bodé - Vita, opere e morte del messia del fumetto /1




Morì e resuscitò molte volte: come cartoonist frustrato, come strafatto di acido, come travestito, come candidato al cambio di sesso e come maniaco del bondage. Era un artista che attingeva il suo messaggio ai confini estremi dell’esperienza a lui raggiungibili: una frontiera dove la vita e la morte hanno molto in comune. Il suo tocco, assicurava, ti avrebbe liberato, e molti asserivano che era vero. La religione fu il suo ultimo viaggio e morì in meditazione.
Denny O'Neil, The Death of a Cheech Wizard

* * *


Devo dire che era già da un po' che pensavo di scrivere di Vaughn Bodé, una delle più controverse e interessanti figure del mondo dell'arte sequenziale. Nella sua breve vita aspirò a essere una popstar del fumetto, si autoproclamò messia dei comics, e rappresenta il caso più unico che raro di un artista che fu oggetto di un culto quasi religioso più da vivo che da morto. E sono quindi decisamente contento di poter finalmente presentare questo primo post di una nuova miniserie, in cui mi occuperò in particolare della prima parte della sua vita e dei suoi esordi come illustratore di fantascienza e di libri per l'infanzia.
Ricordo, per cominciare, che nell'estate del 1975, quando fui raggiunto pressoché in diretta dalla notizia della sua morte, non avevo ancora letto niente di Vaughn Bodé. Questo perché sebbene mi piacessero molto i fumetti, non amavo particolarmente i cosiddetti underground comix, lo stesso genere a cui era considerato appartenere l'americano Bodé. Avevo tuttavia saputo della sua recente premiazione a Lucca Comics come autore dell'anno e il mese dopo lessi su una rivista, mi pare Linus, un articolo che lamentava la prematura scomparsa proprio di colui che stava rivoluzionando il mondo del fumetto. Mi chiesi così se non avrei fatto bene a cercare di saperne di più. E caso volle che proprio a fine agosto un mio amico tornasse da Parigi carico di veri o supposti tesori, tra questi un volume a fumetti fresco di stampa intitolato Salut! che aveva acquistato nella libreria specializzata Temps Futurs.

Era di grande formato e rendeva omaggio nelle sue pagine proprio allo scomparso Bodé, con la riproduzione di un certo numero delle sue tavole. Erano in bianco e nero ma ne rimasi ugualmente affascinato. Il suo stile aveva infatti ben poco da spartire con il tipico stile sporco e claustrofobico che non mi faceva piacere gli underground comix. E sebbene caricaturali, le sue "donnine", a differenza di quanto succedeva in genere con gli underground comix sprizzavano sensualità. Si capiva subito che anche le storie dovevano essere diverse. Per quello che potevo vedere avrebbero potuto apparire tranquillamente sulle pagine del francese Metal Hurlant, che da pochissimi mesi aveva iniziato la sua marcia rivoluzionaria.

Devo però anche aggiungere a questo punto, per correttezza, che sto lavorando di memoria, rievocando eventi di quasi quarant'anni fa, e potrei così aver saltato qualcosa o sovrapposto episodi, ma l'essenziale delle cose è senza dubbio quello che ho raccontato.
Quel che successe dopo, fu che non solo feci in modo di procurarmi io stesso il volume francese (non però andando direttamente a Parigi, avrei dovuto attendere la fatidica estate del 1979, l'estate dei fiori artici, per quello), ma con il tempo iniziai anche a procurarmi gli albi americani che avevano ospitato in origine le storie di Bodé e a raccogliere sue notizie biografiche.

* * *



Vaughn Bodé nacque il 22 luglio 1941 alle ore 2:22, da una famiglia cattolica di Syracuse, New York. Astrologicamente fu una perfetta cuspide Cancro/Leone. Il padre, alcolizzato, si separò dalla moglie quando lui era ancora un bambino, e morì prematuramente proprio a causa dell'alcol.
Come succede a molti bambini dall'infanzia difficile, Vaughn trovò soccorso nei suoi personali mondi di fantasia e trovò altrettanto presto nel disegno e nella creazione di storie gli strumenti ideali per la loro espressione.

Ecco cosa ha scritto lui stesso a proposito di quegli anni:
Cominciai a disegnare a cinque anni. In prima elementare realizzai la mia prima tavola: Sammy the Garbage Man Goes to the Moon. A sette facevo già un fumetto... A quindici anni avevo più di duecento personaggi con isole, mappe e creature di mondi fantastici da visitare. Inventai uno speciale studio in un paese in cui tutti i miei personaggi si ritrovavano in speciali momenti. Le mie invenzioni crescevano, spinte dalla forza di uno stesso impulso creativo: la spirale del desiderio di costruire un’altra forma di realtà.
Non avevo nessuna intenzione di condividere i miei segreti, sebbene sperassi di diventare un autore di fumetti un giorno; ma avrei inventato un “fumetto di facciata” a questo scopo - un insieme di personaggi che per me non significassero così tanto, un posto in cui non avrei voluto passare tutto il tempo.

Ma era anche ossessionato dalla mistica cattolica, e desiderò essere un prete gesuita non appena si accorse di un dettaglio: “Wow… possono anche indossare un abito lungo!”. Mistica e travestitismo, che per lui furono sempre uniti tra loro in modo inestricabile, accompagnarono tutta la sua esperienza di vita.



Il sogno di una morte eroica, da guerriero, lo spinse però, non appena gli fu possibile, a interrompere gli studi e a entrare nell'esercito. Ma fu una scelta che si rivelò ben presto un errore: Vaughn era totalmente incapace di irregimentarsi; visse inoltre le sue prime esperienze omosessuali e fu dilaniato dai sensi di colpa. Camminava per la base immaginando di essere nella cabina di pilotaggio di un jet da combattimento, a mitragliare lucertole. Finché, nel 1958, non dovette essere congedato per problemi di salute: entrava in iperventilazione e sveniva.

I primi anni sessanta furono invece caratterizzati da due eventi importanti nella sfera privata: il matrimonio, nel 1961, con Barbara Hawkins, sua fidanzata del tempo del liceo, e la nascita, nel 1963, del loro figlio Mark, destinato a raccogliere, molti anni dopo, l'eredità artistica del padre. Mentre dal punto di vista del suo itinerario artistico fu ammesso, nell'agosto del 1964, come studente alla Scuola di Belle Arti della Syracuse University.

Barbara Bodé vista dal marito Vaughn


Da quel momento, e per alcuni anni, Bodé si guadagnò dapprima (e faticosamente) da vivere lavorando come art director per delle aziende commerciali, poi, in seguito, anche come illustratore. Illustrò, in particolare, dieci classici per ragazzi (titoli come Heidi, L'Isola del tesoro e Ventimila leghe sotto i mari) e alcune storie interne e copertine delle riviste di fantascienza Galaxy e Worlds of If.
Le due esperienze, dell'illustrazione per ragazzi e della fantascienza, si fusero poi insieme nel 1968, quando lo scrittore Roger Zelazny, che ammirava il suo lavoro, gli affidò l'illustrazione di due suoi libri per ragazzi, Here There Be Dragons e Way Up High. I due volumi vennero presentati alla Convention di St. Louis del 1969, ma a causa di un disaccordo tra Zelazny e Bodé, furono pubblicati con le illustrazioni originali solo nel 1992. Bodé considerava il suo contributo di illustratore almeno pari a quello di Zelazny come scrittore e pretendeva perciò per sé il 50% delle royalties. L'inconveniente non gli impedì tuttavia di conquistare due Hugo Awards come illustratore di fantascienza, nel 1969 e nel 1970.




Nel campo del fumetto, produsse invece storie che videro la luce o nel mondo amatoriale delle fanzine, o nel circuito editoriale della Syracuse University, che pubblicava un giornale interno al campus, The Daily Orange, e la rivista fuori sede The Sword of Damocles. L'ufficio pubblicazioni studentesche del college raccolse poi le sue opere più compiute del periodo, The Man, Cheech Wizard e The Machines in forma di libro. E si trattò di tre delle prime pubblicazioni commerciali in assoluto di fumetti underground.
I - continua

Commenti

  1. Ciao, cosa ne diresti di riadattare questo pezzo per la Blogzine Il Futuro è Tornato? Ci interesserebbe la parte di Bodè illustratore di fantascienza.

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    1. Ciao Nick, l'idea mi piace :)) Ci studio un pò sopra e nei prossimi giorni ti faccio sapere .

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    2. @Nick
      Vedo che sei a caccia di nuovi collaboratori per IFET! ;)

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  2. Fighissimo! Articolo bellissimo, non vedo l'ora di leggere la parte 2!

    Moz-

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    1. Grazie un milione per il tuo entusiasmo, Miki :)) La parte due dovrei postarla la prossima domenica.

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  3. Non sapevo fosse il copertinista di Galaxy.
    Se lo trovi conturbante, dovresti vederti allora le serie di Alejandro Jodorowsky.

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    1. Con Jodorowsky ho avuto una quasi amicizia, Marco, quindi so molto di lui. Gli ho anche organizzato una serie di conferenze e stage a Firenze nel 2002. Ne avevo parlato un pò nel mio vecchio blog, magari dovrei ripostare gli articoli. Comunque adesso sono dieci anni che non lo vedo...

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  4. Ciao! Oggi ho letto la prima puntata dedicata a Bodé. Devo dire che le tavole che hai proposto in b/n, e quelle su Barbara, mi mettono un po' di angoscia, a differenza di quelle di Barry Windsor-Smith che al momento preferisco. Ti saprò dire meglio continuando la lettura di questo nuovo filone. :-)

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    1. Ciao Cristina! Vero che le storie di Bodé possono apparire spesso angosciose e che traboccano di sesso e violenza. Ma, entrandoci meglio dentro, il suo è un messaggio essenzialmente positivo. Poi ha avuto una vera vita da romanzo.

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