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I libri nella mia vita - Progetto di autobiobibliografia




Avevo inizialmente concepito questo post come parte della serie intitolata In compagnia dei lupi, e scritto questi due paragrafi:
Ed ecco che dopo le primissime letture, e dopo l'arrivo dei Quindici, nella mia vita, sono arrivati anche i primi tre romanzi: Robinson Crusoe, Il libro della giungla e Il richiamo della foresta. L'avventura si affiancava così alla fiaba, prefigurando in tal modo i due ambiti essenziali con cui mi sarei poi confrontato, come lettore e come scrittore, nella mia vita adulta: il fantastico e il realismo.
Una curiosità interessante è che all'interno di tutti e tre questi romanzi, i miei primi tre romanzi, siano presenti, con un ruolo più o meno significativo, i lupi. E che Il richiamo della foresta, storia di un cane domestico che ridiventa lupo attraverso il graduale risveglio in lui delle memorie ancestrali della razza, sia stato scritto da un uomo, Jack London, soprannominato "the wolf" - il lupo.

Ma è successo poi che, arrivato a questo punto della scrittura, mi sono reso conto che davanti a me si era come aperto un bivio, e che questo post si prestava altrettanto bene a introdurre un progetto, che mi è molto caro e a cui da tempo pensavo di dedicare un articolo, che ho scelto di chiamare:

Progetto di autobiobibliografia



Anche se il termine l'ho coniato io, il progetto in sé non è di mia invenzione. Il suo creatore è il grande scrittore americano Henry Miller, che gli ha dedicato un suo libro del 1950: The books in my life.
Si tratta, in pratica, di scrivere una lista completa di tutti i libri che si è letto nel corso della nostra vita.
Nel caso di Miller il risultato fu, secondo le sue parole, una lista di circa 5.000 libri. E se teniamo conto che all'epoca Miller aveva 58 anni, possiamo considerare una sua media di lettura di un centinaio di libri l'anno.
La cosa non finiva però qui. Quelli tra voi che hanno letto Miller, se ce ne sono, sapranno probabilmente che questo autore dedica sempre un considerevole numero di pagine dei suoi libri alla rievocazione della sua infanzia (e personalmente sono anche convinto che nessuno scrittore abbia mai eguagliato la potenza espressiva delle sue rievocazioni). Una scelta che Miller compie in risposta alla sua necessità di un sempre maggiore accostamento al suo io originario.
Appare così del tutto naturale che il suo progetto autobiobibliografico non faccia eccezione, e che Miller dedichi una parte rilevante della sua attenzione proprio alla sua infanzia di lettore. E neanche si tratta più, in questo caso, di ricordarsi di tutti i libri che si è letto, ma di rileggerli.
Miller adduce motivazioni importanti a sostegno di questo suo progetto autobiobibliografico, che a qualcuno potrà anche apparire folle; motivazioni che io sottoscrivo ampiamente e che ho scelto di presentare qui attraverso una selezione di citazioni (in ordine di comparsa nelle pagine del libro):

A volte ci vogliono due o tre giorni perché un libro che giaceva nel fondo della mia memoria o mi stava sulla punta della lingua, mi affiori completamente – autore, titolo, tempo e luogo. Una volta identificato nella memoria mi si affollano ogni sorta di associazioni, e mi si aprono impensate zone del mio nebuloso passato.

* * *

Vi sono certi autori che sono a un tempo troppo grandi e troppo vicino a noi. Non vi liberate mai del loro incantesimo. Impossibile dire dove la vostra vita e la vostra opera si separino e divergano dalle loro. Sono inestricabilmente intessute.

* * *

…Cercando di trovare me stesso attraverso un  certo numero di scrittori che hanno agito da intermediari, ho anche (senza saperlo) perduto me stesso; e questo deve essere accaduto infinite volte. E ora, ogni giorno, il semplice ricordo di un titolo dimenticato riporta in vita non soltanto l’aura dell’intangibile personalità del libro, ma anche la coscienza, anzi la realtà dei miei io precedenti.

* * *

Credo più che mai che, a una certa età, rileggere i libri della nostra infanzia e della nostra giovinezza diventi un imperativo. Altrimenti, rischiamo di scendere nella tomba senza sapere chi siamo e perché abbiamo vissuto.

* * *

Chiunque ami i libri, può nominare una dozzina di titoli, che in quanto gli disserrano l’anima, gli aprono gli occhi alla realtà, per lui sono libri preziosi. Non ha alcuna importanza quale stima ne facciano gli studiosi e i critici, gli specialisti e le autorità: per colui che ne sia toccato nel profondo, questi libri sono il non plus ultra.

* * *

Dove loro vedono una farragine, io vedo ordine e significato. Il mio ordine, il mio significato. La mia continuità. Chi avrebbe dovuto dirmi ciò che avrei dovuto leggere e in quale ordine? Che assurdità. Quanto più scopro il mio passato attraverso i libri che ho letto, tanto più logica, tanto più ordinata, tanto più disciplinata scopro la mia vita.

* * *

Anche se, come scrittore, a ogni rilettura mi rendo conto dei “difetti”, o, per essere più gentile, delle “debolezze” del mio autore preferito, l’uomo che c’è in me ancora reagisce a lui, al suo linguaggio, al suo temperamento, con lo steso calore di una volta. Può darsi che io sia cresciuto – o magari non sono cresciuto affatto! – come statura intellettuale, ma, grazie a Dio, dico a me stesso: non sono cambiato nel mio io essenziale.

* * *

Vi è un'intera serie di libri che, da nascita a nascita, prosegue il racconto dell'identità.

* * *

Ma devo anche aggiungere, per chiarire, che il libro di Miller non comprende la lista dei circa 5.000 libri che ha letto nella sua vita, ma una serie di riflessioni dedicate ad alcuni autori per lui particolarmente importanti. Se volete, potete divertirvi a individuarli direttamente qui, nella riproduzione della copertina del libro, tra i rami dell'albero.
E' comunque significativo che Miller dedichi un intero capitolo a un solo libro, She di H. Rider Haggard, un libro di avventure che appartiene proprio alla sua infanzia di lettore.
Tornando invece a parlare dello stato attuale della mia autobiobibliografia, ho deciso solo di recente di procedere con più metodo, leggendo contemporaneamente un nuovo libro e un libro del mio lontano passato. Ho da poco riletto Il richiamo della foresta e Zanna Bianca di Jack London e mi appresto a rileggere il Robinson Crusoe. Nel frattempo però sto anche redigendo la famosa lista e ne sto vedendo delle belle. Quali belle, farò del mio meglio per renderlo chiaro nei prossimi post della serie.


* * *


L'immagine in alto sotto il titolo è un'illustrazione di Newell Convers Wyeth per il romanzo Robinson Crusoe.

Commenti

  1. Ivano,
    a quando il prossimo post!?!
    I libri che hai citato li ho letti tutti!!! Vi correvo dentro e magari i fanciulli di adesso li leggessero... saprebbero cosa vuol dire usare la fantasia, miracolosa ambrosia per saltare in quel tessuto dell'Io :))) che ci permette di essere chi siamo.
    Oh bello davvero!!! Non vedo l'ora di leggere il prossimo post :)))))

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    1. Ciao Ximi, grazie per il tuo entusiasmo!!!
      Come forse già sai, io porto avanti contemporaneamente varie serie di post e non decido mai in anticipo a quale serie tocca. C'è la serie di Solve et Coagula, quella degli incantesimi cine-musicali, quella dei lupi, e adesso si è aggiunta questa dell'autobiobibliografia. Credo però che entro la fine di questa settimana pubblicherò almeno un post collegato a questo.
      Ti aspetto con tutto il tuo entusiasmo e ancora grazie :)))

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  2. Prima volta che arrivo in questo blog. Beh è un bel progetto il suo, e una bella idea farne uno simile. Io però non riesco a ricordarmi tutti i libri che ho letto, non so, sono forse io che ho una pessima memoria? Non mi ricorderei nemmeno quelli letti due anni fa... o.O I primi libri letti magari anche sì, ma guardando indietro mi vengono in mente solo i più incisivi. :D Ti aggiungo al blogroll comunque ;)

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    1. Felice di averti tra i lettori del mio blog :) Ricambio volentieri e ti inserisco al più presto anch'io nel mio blogroll. Naturalmente visiterò anche il tuo blog.
      Riguardo alle tue perplessità sul progetto, le comprendo molto bene. Ma questo di oggi è solo il post introduttivo e nei prossimi spiegherò più nel dettaglio il modo di procedere e le difficoltà che si incontrano. Mi baserò sul lavoro di Miller ma anche e soprattutto sulla mia esperienza di questi mesi.

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  3. Non è un'autobiobibliografia in senso stretto, però ho scritto un racconto in cui il protagonista, scribacchino dilettante, rievoca brevemente la propria attività scrittoria nel corso degli anni basandosi su alcuni racconti che ha scritto (con relative modifiche nello stile e nelle tematiche) ma anche sui libri che leggeva in questo o quel periodo della sua vita. E' stata un'esperienza interessante e al tempo stesso illuminante, perché, ovviamente, c' è qualche elemento autobiografico nel racconto in questione.

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    1. Ariano, nel tuo commento mi ha colpito la parola "brevemente". Cioè, conoscendomi, per mettere su carta quello che hai appena descritto, a me occorrerebbero non so quante centinaia di pagine. In ogni caso, come si chiama e dove è reperibile il tuo racconto?

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    2. Il racconto è la terza parte di "Gioco letterario", al momento reperibile su amazon:
      http://www.amazon.it/Gioco-letterario-Ariano-Geta-ebook/dp/B007I4AK1A/ref=sr_1_12?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1395130892&sr=1-12

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    3. Sono andato a vedere, Ariano. Ma è in formato Kindle ed io non possiedo un e-book reader.

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    4. Puoi leggere il primo dei tre racconti in formato pdf, sul tuo pc o su qualunque device che supporti il formato pdf, tramite il mio blog (basta andare sul link a destra, il terzo partendo dall'alto, in cui c'è scritto come scaricare gratuitamente alcuni dei miei scritti).

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    5. Ah, ok, grazie mille Ariano. Domani vado a vedere :)
      Poi prometto che non appena pubblico il mio di e-book mi compro anch'io finalmente un reader e mi rimetto in pari con un pò di letture.

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    6. Ho scoperto che il download del tuo racconto è in realtà sospeso, Ariano.

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  4. Lo sai che è davvero un progetto interessante? Credo che sia una sorta di "ricapitolazione" molto utile anche solo per capire come sono cambiati i nostri gusti, come si sono orientati nel tempo, ecc.

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    1. Sì, è sicuramente un lavoro su se stessi molto utile. E almeno per quanto mi riguarda le difficoltà di realizzazione, che oggettivamente esistono, anziché scoraggiarmi mi stanno facendo da stimolo.

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  5. Una bella idea... Io mi ricordo per sommi capi gli autori che più ho letto e alcuni titoli sparsi qua e là

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    1. Quella che descrivi, Ferruccio, penso sia la condizione normale di un pò tutti gli amanti dei libri. L'esperimento di Miller cerca di spingersi oltre e recuperare alla coscienza quel che è diventato, per l'età o per altri motivi, inconscio.

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  6. Grazie al sistema di prestito della mia biblioteca posso rivedere tutti i libri che ho letto dal 1995 a oggi (a parte quelli di casa mia). Quindi non devo nemmeno sforzarmi a fare un'autobiobliografia!

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    1. Come sempre in questo genere di cose però il traguardo è assai meno importante della strada che si fa per raggiungerlo :)

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    2. SI potrebbe anche dire che non c'è un traguardo. :)

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    3. Sì, anch'io la penso così ;)

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  7. Sicuramente è una interessante riscoperta di se stessi e soprattutto è un modo per comprendersi di più. All'inizio di quest'anno ebbi un forte trauma leggendo un autore che ho adorato nella mia adolescenza ma che mi è parso adesso meno pregno del ricordo che ne custodivo.

    Il fatto è che la lettura è attiva e passiva al contempo, si è 'succubi' di ciò che si sta leggendo perché lo si assorbe ma al tempo stesso si è protagonisti perché la stessa 'materia di lettura' si plasma di volta in volta in base alle proprie esigenze attuali, quindi redigere un'autobibliografia ed eventualmente rileggere alcuni testi significa anche capire quali differenze e quali cambiamenti sono avvenuti e come persone e come lettori.

    Capita spessissimo e più palesemente con la musica che si ascolta, rispetto alla lettura è un confronto che mi viene più vicino.

    Un saluto!

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    1. A me è successo rileggendo due libri di Jack London che avevo amato nella mia infanzia: Il richiamo della foresta e Zanna Bianca. Mi sono apparsi, come dici tu con un'espressione molto felice, molto meno pregni.
      Altri libri conservano una forza quasi pari a quella di allora, ma gli accenti possono cadere su dettagli diversi.
      Ma per Miller è anche importante circostanziare la lettura, risalendo con il ricordo a tutte le cose che sono collegate a un determinato libro: sensazioni tattili, odori, stati d'animo, ambiente...
      Un saluto a te e grazie per il passaggio!

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  8. Io invece ho deciso che non rileggerò libri già letti, perché non mi basta una vita per leggere tutto quello che voglio leggere, figuriamoci quelli già letti!
    Sarebbe però interessante riuscire a ricordarsi di tutti i libri letti fin'ora...

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    1. Io seguo un approccio diverso, quello autobiobibliografico appunto. La quantità di libri che avrò letto alla fine della mia vita non ha grande importanza per me, mi interessa molto di più la qualità della lettura. Cioè meno libri, ma il più possibile approfonditi e vissuti in ogni dettaglio :-)
      Grazie per il passaggio e il commento!

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