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Solve et Coagula - Pagina 22





Capitolo 2 - parte 10


Si era nel frattempo, tra un discorso e l’altro, avvicinato al cavalletto con il dipinto dell’Arcano XV coperto dal telo. 
«Non è per caso» disse dopo una breve pausa «se ho detto che finora ho rispettato l’iconografia più classica. Con l’Arcano XV, Il diavolo, ho deciso invece di uscire e di molto dal seminato… il risultato è questo!». 
E come durante un gioco di prestigio, da sotto il telo apparve finalmente il misterioso dipinto. Un dipinto con tutte le caratteristiche essenziali dei quattordici che l’avevano preceduto, salvo il fatto che era ancora in fase di realizzazione. Ma questo riguardava soprattutto lo sfondo, poco più di un abbozzo, mentre la figura del diavolo in primo piano era già abbastanza definita in tutti i suoi dettagli. 
«Ma questo non è il diavolo!» esclamò Giulia. 
Fabrizio sorrise, all’apparenza soddisfatto dell’effetto ottenuto. 
«Lo è e non lo è allo stesso tempo» replicò «in realtà, prima iniziare a dipingere il miei Arcani ho fatto una ricerca approfondita, soprattutto sul web. Alla fine, ho passato in rassegna oltre cento diversi mazzi di Tarocchi di tutte le epoche, dai più scadenti e perfino ridicoli ai più raffinati… E, a un certo punto, mentre mi occupavo della figura del diavolo, mi sono accorto che in alcuni rari mazzi la sua figura era sostituita da quella del dio Pan da cui, come è noto, il cristianesimo ha derivato l’iconografia tradizionale del diavolo. 
«Si tratta, a tutti gli effetti, del risultato di un’operazione di ricerca filologica. Ed è stato proprio mentre riflettevo su questo che ho avuto l’intuizione… Avete per caso visto L’esorcista? Il film, intendo dire» domandò a bruciapelo. 
Entrambe le ragazze risposero con un no. 
«Certo» proseguì lui «è una vecchia pellicola, degli anni settanta. Né io né voi eravamo nati all’epoca. Però nel 2000 hanno messo in circolazione una nuova versione, più lunga e restaurata, del film e sono andato a vederlo. Cosa c’entra? Chiederete voi. Be', c’entra, perché probabilmente senza aver visto quel film non sarei mai arrivato a concepire questa carta così com’è». E a questo punto scrutò le sue due ascoltatrici negli occhi. Sembrava evidente anche a loro che ci stesse provando gusto a tenerle sulle spine. O forse si aspettava che gli facessero una domanda. Comunque sia, dopo pochi istanti ricominciò a parlare. 
«Mi sono infatti improvvisamente ricordato» spiegò «che la ragazzina nel film è posseduta da un antico demone babilonese che poi ho scoperto essere forse la più antica personificazione conosciuta del nostro diavolo, del diavolo in Occidente. Anche le sue braccia» aggiunse indicando il dipinto «sono nella stessa posizione in cui vengono raffigurate tradizionalmente, con il braccio destro sollevato verso l’alto ma piegato all’altezza del gomito e il braccio sinistro con le dita che puntano al suolo… Per concludere, quello che mi sono detto è che, se qualcuno si era spinto fino a scomodare l’antica Grecia e il dio Pan per realizzare questo Arcano, cosa impediva a me di spingermi oltre, fino all’antica Babilonia e al suo demone Pazuzu?».

(Il dedalo delle storie, 19 settembre 2013)

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Commenti

  1. Mi piace moltissimo questa idea di uscire dall'iconografia tradizionale. Si aprono territori inesplorati in questa blog novel, a quanto pare... addirittura gli antichi demoni babilonesi!

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    1. In realtà ho abbastanza chiaro il concept design alla base di questo mazzo di tarocchi e mi dispiace solo di non avere i mezzi tecnici per poterlo realizzare...

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