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Solve et Coagula - Nota al capitolo 2 /1




Sbagliando si impara


Devo in gran parte all'esperienza con il mio primo blog, il defunto Power Spot, la scoperta di avere uno spirito, se non proprio agli antipodi, sicuramente molto distante da quello dell'articolista. E se è stata inizialmente una scoperta dalle conseguenze per me spiacevoli, poiché ha contribuito in modo determinante a far sì che il succitato blog prima soffrisse di un progressivo dilatarsi degli intervalli tra un articolo e l'altro, poi giungesse all'inevitabile chiusura, con il senno di adesso posso ben farla entrare di diritto nella serie dei miei Sbagliando si impara. Mi ha permesso infatti di conquistare la completa certezza che il mio interesse nella scrittura è rivolto in modo quasi esclusivo allo storytelling o narrazione di storie. Che poi anche un blog potesse essere utilizzato a questo scopo, è cosa che non mi era mai passata per la testa prima che Romina Tamerici creasse il suo Dedalo delle storie. E' così a lei che devo, in toto, la mia resurrezione come blogger. Anche se forse è più corretto parlare in questo caso di metamorfosi: da aspirante blogger articolista a blogger storyteller.



Un omaggio involontario


Premesso questo, mi rendo perfettamente conto che in questo preciso momento sto redigendo un articolo, così come mi rendo altrettanto bene conto che ambisco in realtà a scriverne altri. So già che si tratterà comunque, nella maggior parte dei casi, di articoli affollati di storie, quelle stesse storie che già adesso sento bussare alla porta e chiedono di entare. Intanto, chi ha letto i tre post che formano la mia Nota al capitolo 1 già sa che è loro toccata la stessa sorte di soccombere alle storie, così come sa che Zio Lupo e I Quindici hanno finito per occupare tutto lo spazio costringendomi a rimandare alla nota successiva (questa) ogni riferimento ai Tarocchi. Ma neanche questo sembra ancora il loro momento, poiché è soprattutto la figura di Alessandra, l'enigmatica inquilina di Luisa, a calamitare i miei pensieri adesso. Ripenso, in particolare, al modo curioso in cui ha scelto di assumere determinate sembianze a scapito di altre.
La porta era aperta e nella sua cornice si delineava il contorno di una figura minuta, alta forse un metro e cinquanta ma ben proporzionata. La debole luce della stanza ne traeva appena dall’ombra il fragile contorno come anche sprazzi dei folti ricci biondi e del tessuto bianco del pigiama.

E' con queste parole che Alessandra fa la sua prima apparizione, lo scorso 2 settembre, nella parte AAAAAAAAAAB del Dedalo delle storie e, contemporaneamente, sulla scena del romanzo. Devo dire che questa apparizione mi ha sorpreso almeno quanto quella di Zio Lupo nel capitolo precedente, poiché quando avevo pensato per la prima volta all'inquilina di Luisa in occasione del post precedente, del 23 agosto, la figura che avevo in mente era molto diversa da quella descritta, per non dire opposta. Cos'era dunque successo in quei dieci giorni dentro di me perché la figura di Alessandra si modificasse in modo così rilevante? 
Una possibile risposta è che avevo appena trascorso una decina di giorni di vacanza al mare, e proprio a questo era dovuta la pausa, più lunga del consueto, tra i due post. Ma se c'era un nesso tra i due eventi, l'unico a cui potevo pensare era che proprio questa pausa avesse favorito il crearsi, nel mio inconscio, di una particolare rete di collegamenti che cercherò adesso, per quanto possibile, di circoscrivere. 
Il primo collegamento che credetti di identificare riguardava il contenuto, ma forse soprattutto la copertina, di un libro: Lilla Stjärna di John Ajvide Lindqvist. Ebbi subito pochi dubbi sul fatto che all'origine del nuovo imprevisto look di Alessandra ci fosse proprio la protagonista di quel romanzo, la misteriosa (e pericolosa) trovatella Theres a cui il titolo del libro, Piccola stella, è riferito (oltre a essere la diretta citazione del titolo di una canzone svedese degli anni '50). Sembrava, in particolare, che mi fossi inconsciamente richiamato alla raffigurazione del volto di Theres presente sulla copertina del volume; un'immagine che aveva, come ricordo bene, il potere di calamitare su di sé il mio sguardo ogni volta che mi apprestavo alla lettura del libro(La riproduzione a fianco l'ho ottenuta con lo scanner direttamente dal pocket delle edizioni Ordfront in mio possesso)
Ma la fisionomia del volto non è stata, all'apparenza, la sola caratteristica della creatura di Lindqvist a essere confluita nella mia Alessandra: anche Theres, come descrive bene la sua espressione nel ritratto del suo volto, abita un mondo a sé solo in parte collegato al nostro. E anche Theres si occupa di musica, seppure in veste di cantante anziché di strumentista. 
Messo in questi termini, il quadro sembrerebbe abbastanza chiaro: in qualche modo, amando io la scrittura di Lindqvist e in particolare questo suo libro, mi sarei trovato a rendergli omaggio in modo involontario. Ma le cose non si presentano per niente in modo così lineare, dal momento che io, per l'abbozzo iniziale della figura di Alessandra, mi ero servito del mio ricordo dell'inquilina di una mia vecchia amica: una ragazza molto riservata, originaria del Sud Italia e studentessa di flauto traverso al conservatorio.
La vera spiegazione potrebbe quindi essere, a questo punto, che nell'atto di estremizzare le caratteristiche di riservatezza dell'inquilina della mia amica trasformandole in qualcosa di patologico, io mi sia involontariamente collegato alla Theres protagonista del libro di Lindqvist, facendo sì che la mia Alessandra ne assumesse certe caratteristiche fisiche distaccandosi dalle sue fattezze originarie.
C'è infine una terza e ultima curiosa coincidenza (che ritengo stavolta sia da considerare veramente tale), tra la mia storia e quella di Lindqvist: Theres è appassionata di lupi. E sebbene la mia Alessandra non sembri condividere questa passione, è pur sempre vero che la figura del lupo ha un suo peso nell'economia del mio romanzo.    
Le similarità e coincidenze finiscono però qui, e la mia storia si sviluppa per il resto, come deve essere, in modo completamente autonomo da quella dello scrittore svedese sia in termini di stile che di situazioni.  
Sono in ogni caso felice di poter cogliere al volo l'occasione che mi viene offerta da questo post per un secondo omaggio, stavolta volontario, a John Ajvide Lindqvist. Quello che segue è uno dei punti salienti del film Lasciami entrare, tratto dal suo romanzo omonimo. Anche la sceneggiatura del film, pluripremiato, è opera sua.



* * *

L'immagine in alto sotto il titolo è un dettaglio di copertina del romanzo Apelsinflickan di Lena Kallenberg (1997)

Commenti

  1. Molto interessante questa autonalisi sulla nascita e sul cambiamento di un personaggio. Non ho mai fatto un'analisi così accurata con i miei, ma è indubbio che ogni personaggio dotato di un minimo di energia assuma ad un certo punto un'esistenza propria. E sfugge, proprio come Frankenstein, all'intento primario del suo creatore.

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    1. Temo che Alessandra mi darà ancora un bel po' di filo da torcere, soprattutto nella terza e ultima parte della BN.

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