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Solve et Coagula - Nota al primo capitolo /2





Ho letto per la prima volta Zio Lupo moltissimi anni fa nel secondo volume, Racconti e fiabe, dell’enciclopedia per ragazzi I Quindici (I libri del come e del perché). E poiché proprio questa enciclopedia riveste per me un significato speciale, che va molto al di là di questo singolo dettaglio, sento il dovere (che è in realtà un vero piacere) di dedicargli qui un po' di spazio. Questo, si intende,anche a causa della mia vocazione maniacale per l'autobiografia.

I Quindici sono stati, per cominciare, tra i primi libri miei a fare ingresso nella mia vita. Sottolineo miei perché sono nato in una casa che già al mio arrivo disponeva di una biblioteca piuttosto fornita (anche se, a onor del vero, non di libri per ragazzi). Mi furono acquistati dai miei genitori nel giugno 1967, al termine della prima elementare, dietro consiglio del mio insegnante di allora, Sig. Masi, che immagino avesse un accordo con la casa editrice per una percentuale sulle vendite. (Devo anche annotare, a questo proposito, che alcuni siti internet in cui ho curiosato in questi giorni riportano erroneamente gli anni '70 come primo decennio di edizione dell'enciclopedia).

Ma I Quindici hanno anche molto altro per me di significativo, a cominciare da una particolarità che si riflette visibilmente nella scelta delle storie e dei personaggi che ne arricchiscono le pagine: I Quindici sono editi da una multinazionale, la FIELD ENTERPRISES EDUCATIONAL CORPORATION, con la sede madre a Chicago. Vi trovano per questo posto, accanto a fiabe italiane e a fiabe mediterranee e nordeuropee già diffuse nel nostro paese (Esopo, Andersen, i Grimm ecc.), anche storie che ben difficilmente sarebbero potute entrare in altro modo a far parte del tesoro di letture di un bambino italiano degli anni ’60.

Così, se personaggi come John James Audobon (l'immagine in alto nel post è presente nelle quattro pagine del volume 13 a lui dedicate) o Davy Crockett fanno parte del mio bagaglio culturale come e anche più di Garibaldi o Mazzini lo devo, in buona parte, proprio a questi libri che ho spremuto e assorbito come una spugna a un’età in cui le esperienze scendono facilmente molto in profondità e sono destinate a rimanervi.
Una caratteristica quest'ultima, lo dico come fra parentesi, che fa anche sì che il tempo perduto, come ha dimostrato Proust, sia passibile di essere ritrovato.
…perché se la nostra vita è vagabonda la nostra memoria è sedentaria, e noi abbiamo un bel correre senza tregua, i nostri ricordi inchiodati ai luoghi da cui ci distacchiamo, continuano a svolgervi la loro vita casalinga.
Mettendola invece in termini più prosaici (geopolitici), si potrebbe anche ben dire che I Quindici abbiano offerto un loro innegabile contributo al processo di americanizzazione a cui è andato incontro il nostro paese dopo la seconda guerra mondiale.

Comunque sia, durante gli anni dell’adolescenza ho cominciato lentamente ma inesorabilmente, come una vera e propria macchina da guerra, a disfarmi di tutto ciò che di materiale mi era appartenuto nell’infanzia, compreso i libri. (I Quindici in particolare sono infine approdati negli scaffali di una biblioteca scolastica).
E se, per fortuna, non ho mai rimpianto nessuno dei giocattoli di cui mi sono disfatto (in caso contrario, comincerei a preoccuparmi sul serio), la stessa regola non sembra valere per i libri. Da un certo momento in poi della mia vita, infatti, ormai esaurita la spinta giovanile alla distruzione di quanto più possibile fosse attinente al mio passato e a quello della mia famiglia, ho sentito la mancanza di buona parte dei volumi che avevo posseduto in quegli anni lontani. Ma non tanto per i loro contenuti testuali, ché altrimenti sarebbe facile porre rimedio alla situazione, quanto piuttosto per la particolarità delle edizioni (rilegatura, illustrazioni, ecc.). E in questa speciale classifica dell'assenza, I Quindici hanno occupato, nel mio caso, la prima posizione per molto, molto tempo. Fino a quando non mi è successo qualcosa di veramente strano e inatteso.
Ma questa è già materia attualissima, proprio di questi giorni…

(II – continua)

* * *

L'immagine che accompagna il post è un'illustrazione di Rudolf Freund tratta da La vita intorno a noi (I Quindici volume IV).

Commenti

  1. Ecco *__*
    Stessa cosa relativamente a I Quindici, e già ne avevo accennato altrove!
    Ma soprattutto... anche io ricordo la storia di Zio Lupo perché letta in quel volume! :O
    E procedo nel recupero della tua blog novel con grande interesse!

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    1. Ciao Glò, grazie per il tuo appassionamento :D
      Anche tu quindi una 'vittima' dei Magnifici Quindici?
      Zio Lupo è rimasta impressa a molti come storia.... brrrrrr!!!!

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    2. Anche le illustrazioni contribuivano al terrore eh! XD Ne ho in mente una in particolare... forse protagonista zio Lupo e un capretto??? o.O

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    3. Penso tu ti riferisca al Lupo e i sette caprettini, presente anch'essa nei Quindici nello stesso volume di Zio Lupo. Ma quella non fa molta paura... è più paurosa secondo me I tre capretti furbetti, quella con il troll in agguato sotto il ponte.

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    4. Uhhhh! -_- I tre capretti furbetti! Hai ragione tu! Ora ricordo perfettamente l'immagine del ponte *__* Era per me terrificante, ma nello stesso tempo dovevo assolutamente guardarla! :P Sempre stata così, fin da piccina: dovevo curiosare e capire, anche se me la facevo sotto XD

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  2. Io a casa ce li ho I Quindici! Ma non tutti, ne mancano un paio... E in realtà non li ho mai letti tutti: ero appassionata di quello su "fai da te", su "come si fanno le cose" e similia. XD
    Magari un giorno li ritroverai a un mercatino o da un collezionista, quella prima edizione. ;)

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    1. Nella mia classifica c'era al primo posto il volume 2 "Fiabe e racconti" che era il mio libro preferito in assoluto. Seguivano il 4 (animali) e, un po' distanziati, i volumi dal 12 al 14 (quelli di carattere storico). Gli altri volumi, li consideravo poco o niente.

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  3. IO non avevo l'Enciclopedia de I Quindici da bambina, ma un'altra enciclopedia con bellissime illustrazioni, di cui non ricordo però il nome (come al solito). Quindi è per questo motivo che mi sono "persa" la fiaba di Zio Lupo! :-)

    Io penso che le nostre letture di bambini si imprimano per sempre nella nostra memoria. Citavo nel mio ultimo post le Fiabe Sonore, ma ricordo benissimo anche un volume di leggende trentine, alcune delle quali assolutamente terrificanti (con apparizioni, gnomi malvagi, defunti che si aggiravano per i paesi, re che si trasformavano in montagne...).

    Anch'io mi ero disfatta di molti libri per l'infanzia, esattamente come te, e ora ne sono quasi pentita. Però alcune cose le ho recuperate con gli acquisti del buon usato su ebay, ad esempio ho acquistato "Dorilena" di Olga Visentini e "Il tamburino della Rivoluzione" che citavo in un mio post sugli eroi della prima infanzia. Però dovrei proprio rifare la collezione Salgari.

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  4. Nel precedente post, la partenza con IO tutto in maiuscolo non era un'asserzione di stampo autoritario, ma una svista tipografica. :-)

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    1. Ahahaha, grazie per la precisazione, anche se l'effetto ottenuto non era male ^^

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    2. Venendo al primo commento, posso dirti che il mio pentimento per la scelta di liberarmi dei libri dell'infanzia è ormai totale, anche se la perdita fisica alla fine mi ha permesso di concentrarmi sull'aspetto immateriale della questione. Anch'io sono comunque impegnato a recuperare più cose possibile e approfitto per questo di ogni mercatino o fiera dell'usato in zona. Ed è una ricerca che ha il suo fascino e che mi sta fornendo materiale per un discreto numero di post della categoria "autobiobibliografia".

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